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Due alunne rubano intimo Victoria's Secret in gita, Tar: «No al 6 in condotta a tutta la classe»

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La scuola deve educare, anche ricorrendo - se serve - alla mano dura. Ma quello che proprio non può fare è ricorrere alle punizioni collettive. Lo ha detto il Tar di Bari, entrando in una classe di liceo per ridimensionare i contorni di una ragazzata, finita con un «6» in condotta appioppato a tutto il gruppo che aveva partecipato a un viaggio a Parigi.
Siamo in un liceo scientifico dell’hinterland barese. A maggio una terza classe, indirizzo linguistico a maggioranza femminile, partecipa a un progetto di alternanza scuola-lavoro in Francia. Il giorno del ritorno a casa, all’aeroporto di Orly, le ragazze gironzolano per i negozi. Una delle docenti viene però avvisata, al telefono, da una delle alunne di un problema nello store di Victoria’s Secret. Una delle ragazze era stata fermata mentre tentava di portare via alcuni capi di abbigliamento intimo. La responsabile del negozio, sospettando che la sedicenne non avesse restituito tutto, aveva avvertito la polizia. La studentessa viene così condotta in un camerino, dove la professoressa la invita a ridare ogni cosa: la ragazza, spaventata dalla presenza della polizia, si reca allora da un’altra alunna cui aveva consegnato un paio di slip. I poliziotti le sgridano entrambe, poi sottopongono a perquisizione l’intero gruppo italiano. La professoressa si offre di pagare la merce, la responsabile del negozio comprende la situazione e assicura che non farà denuncia. Una bella reprimenda dalla gendarmeria, e sembra chiusa lì.
Ma al ritorno in Italia, l’allora dirigente scolastico convoca una riunione di tutti i genitori che si rivela essere un Consiglio di classe. Qui la docente accompagnatrice va all’attacco. Parla di «responsabilità non solo individuale dei singoli implicati» e chiede sanzioni esemplari per tutti: «Dell’intero gruppo che irresponsabilmente ha ignorato i rischi, assumendo un atteggiamento omertoso». Finisce che a giugno, leggendo i quadri, le famiglie scoprono il «6» in condotta per tutte le studentesse che avevano partecipato al viaggio.
Una sanzione esagerata e immotivata, secondo il Tar di Bari, chiamato in causa dai genitori di due delle ragazze che fino ad allora avevano ottimi voti e - soprattutto - non avevano avuto alcun ruolo nell’episodio del Victoria’s Secret. «Da tale fatto - è scritto nella sentenza redatta dal giudice Alfredo Allegretta - non poteva legittimamente conseguire un voto in condotta di 6/10 esteso indiscriminatamente a tutta la classe, ma doveva procedersi ad una valutazione individualizzata di responsabilità da parte di ciascuno dei componenti della classe medesima, al fine di discernere chi fosse stato effettivamente colpevole di qualche specifica ed oggettiva mancanza e chi, viceversa, fosse rimasto del tutto estraneo agli eventi». Dalla ricostruzione dei fatti, secondo il Tar, non emerge affatto la conferma di un comportamento «omertoso» da parte delle ragazze. Anche per questo il «6» in condotta è «una punizione indiscriminata», «una misura oggettivamente sproporzionata e priva di giustificazione razionale, in particolare nei confronti di quegli alunni rimasti del tutto ignari dell’andamento dei fatti».
Soddisfatto l’avvocato delle due famiglie, Giuseppe Torre: «La violazione di legge - dice - in questo caso è macroscopica, perché nell'ipotesi in cui venga individuato un responsabile non si può applicare una sanzione a un intero gruppo. Le ragazze sono state tutte promosse ma quel “6” in condotta è un voto infamante, perché va a incidere sul credito scolastico maturato e dunque ad esempio sulle borse di studio». L’attuale dirigente scolastica (non pubblichiamo i nomi per tutelare i minori coinvolti) ha sostanzialmente spiegato di non saperne nulla: è arrivata nel liceo il 1° settembre, e la faccenda è stata gestita dal reggente che la ha preceduta. La sentenza del Tar di Bari ha ordinato alla scuola di rivedere il voto in condotta delle due ragazze, consigliando però di fare altrettanto per quanti «si siano trovati nella medesima condizione». Con il buon senso del padre di famiglia, quello mancato nel liceo di provincia.

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