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In Puglia e Basilicata

Tre proposte gelide verso l'Europa

Tre proposte gelide verso l'Europa

06 Gennaio 2018

BRUNO VESPA

di BRUNO VESPA

Quando nel 2011 era direttore dell’ Economist, il più influente settimanale del mondo, Bill Emmott dedicò a Silvio Berlusconi una copertina scrivendo che era inadatto a governare l’Italia. Il Cavaliere vinse, ma Emmott continuò a perseguitarlo ben oltre la caduta del suo governo nel 2011 fino all’ennesima sepoltura politico-giudiziaria del 2013. Adesso che il Cavaliere è risorto, Emmott invece di stracciarsi le vesti per l’infausta sorte del Belpaese, ieri ha scritto che Berlusconi può essere il salvatore dell’Italia e non è detto che questo sia un male.

Il mutamento di opinione di chi fino a ieri ha delegittimato Berlusconi in Italia (Scalfari) e nel mondo (Emmott) lascia riflettere su quale sia la preoccupazione internazionale per l’andamento delle prossime elezioni. Governare un paese significa in questo momento governarne l’economia. Bene, le tre forze politiche principali non sembrano avere nessuna voglia di rispettare i parametri di Maastricht, che vorrebbero il rapporto tra deficit di bilancio e prodotto interno lordo scivolare dal massimo invalicabile del 3 per cento verso lo zero. Il M5S è per uno sfondamento molto vistoso, con conseguenze forti sul debito.

Matteo Renzi è per salire fino ai limiti estremi del 3 per cento. Berlusconi pensa addirittura a una moneta parallela per aggirare i vincoli dell’euro. Il suo modello è il Giappone che ha stampato yen a vagoni per sostenere la ripresa con influenza nulla sull’inflazione. Gli Stati Uniti, d’altra parte, dai tempi di Roosevelt e poi ancora con Reagan e perfino con Obama e oggi con Trump ignorano l’imponente debito pubblico per affrontare le crisi e sostenere l’economia. Si obietta giustamente che noi dobbiamo rispettare le regole europee e abbiamo un debito pubblico enorme che nessun governo è riuscito a ridurre. E questo ci vincolerebbe ai parametri più degli altri. Nel drammatico 2011 Berlusconi tentò invano di far presente che l’Italia ha anche il maggiore risparmio e il minore debito privato. Ma gli altri sono dei furbacchioni. Tra il 2009 e il 2016 soltanto tre paesi sui 28 dell’Unione europea (Svezia, Estonia e Lussemburgo) non hanno mai sfondato il limite del tre per cento.

L’Italia è andata oltre tre volte, Francia e Spagna otto. La Francia ha un debito più basso del nostro, ma quasi tutti gli altri parametri economici sono peggiori. E sta molto più indietro di noi anche sulle riforme, visto che soltanto adesso Macron sta tentando qualcosa che assomigli al Jobs Act. Ma nessuno ha mai rimproverato Parigi, come nessuno ha imposto a Berlino di non andare oltre il 6 per cento del surplus commerciale (che danneggia gli altri paesi) mentre la Germania continua a volare intorno al 9. Francia e Germania si apprestano inoltre a firmare un super trattato con reciproci vantaggi economici e fiscali che rischiano di penalizzare gli altri paesi. L’Italia, innanzitutto, terza potenza economica continentale e seconda manifatturiera.

Mentre i giganti politici si alleano, fino a quando potremo accettare che un occhiuto censore svedese o olandese ci metta dietro la lavagna?

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