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Tasse e studio «nodi» di genere

Quando Altiero Spinelli confermava di riconoscersi nel manifesto di Ventotene ammetteva di aver peccato in eccesso di ottimismo

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Quando Altiero Spinelli confermava di riconoscersi nel manifesto di Ventotene, anche a trent'anni dalla sua stesura, con altrettanta lucida intelligenza, al contempo, ammetteva di aver peccato in eccesso di ottimismo sui tempi di realizzazione del processo federativo.

Non immaginava che oggi nel nuovo millennio le radici di alcune esitazioni potessero ancora essere così ben salde nel nostro Paese minando il progetto originario.

Tanti gli esempi, piccoli o grandi, tutti importanti e rivelatori di quanta strada si debba ancora affrontare. L’utopista nella stanza dei bottoni, come fu definito Spinelli, coglieva allora un elemento cardine della contraddizione ancora viva oggi: che significato ha l’essere cittadini dell’Unione Europea? È un quesito fondamentale eppure nella quotidianità appare eclissarsi al cospetto della arrogante ritratto di un’Europa in forma di slot machine.

La questione del federalismo europeo, offerta dal manifesto di Ventotene, potrebbe apparire sbiadita oggi, se non fosse che un filo permette ancora di intrecciare le maglie perché possa prendere forma l’arazzo del progetto originario.

In questi giorni un equivoco è emerso su come sia ignoto ai più il significato dell’essere cittadini europei: nelle poche reazioni contrarie alla decisione degli Organi di governo dell’Università degli Studi di Bari «Aldo Moro», votata all’unanimità, che ha varato un regolamento tasse attento, per la prima volta in Italia, alle questioni di genere, si riconosce un piccolo e significativo esempio.

Il provvedimento è stato emanato per facilitare le donne nell’accesso ai corsi di studio con una prevalenza maschile, quindi conseguentemente facilitare l’accesso a settori del mercato del lavoro in gran parte caratterizzati dalla presenza maschile.

I dati lo rendono ancora più evidente sia se si confrontano quelli delle iscrizioni negli istituti tecnici sia quelli della formazione tecnico scientifica universitaria. Così abbiamo, per fortuna, un aumento significativo delle iscrizioni di donne all’università, ma è altresì vero che sono poche le studentesse dei corsi tecnico-scientifici.

L’intervento della nostra Università mira quindi a favorire forme di riequilibrio al cospetto di una situazione di diseguaglianza culturale e se ha avuto una così ampia eco e un diffuso plauso, anche sulla stampa nazionale, lo si deve proprio al fatto di essere stata pensata e realizzata in linea con gli indirizzi delle politiche europee.

Ben oltre, dunque, le parole di odio e le offese personali apparse sui social - in assenza di argomenti si offende la persona - indirizzate alla Consigliera Nazionale di Parità, Serenella Molendini, che si era complimentata con la comunità universitaria per il nuovo regolamento, è necessario ribadire che l’Università di Bari è stata una attenta interprete delle linee dettate proprio dall’Europa.
D’altra parte come cittadini europei ci riconosciamo nell’Agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile che all’Obiettivo 5 recita: “Le disparità di genere costituiscono uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla lotta contro la povertà”.

Parole chiare che sono anche un richiamo ad un senso di responsabilità e coerenza nei provvedimenti cui si è rifatta la nostra Università. Sarebbe bene non dimenticarlo. Gli interventi da mettere in atto per favorire una più corposa presenza delle donne nei luoghi decisionali sono certamente molti di più, ma è bene evidenziare la direzione intrapresa.

Pronunciando il suo ultimo discorso al Parlamento Europeo il 16 gennaio 1986 Altiero Spinelli invitava tutti a non rassegnarsi e a cercare vie nuove per dare forma alla Unione Europea. Consiglierei di leggere quel discorso che con eleganza e acume invitava a non indietreggiare di un solo passo.

Quello che abbiamo fatto nell’Università di Bari è, appunto, un piccolissimo passo, ma importante solo se non resterà l’unico.

*Rettore Università degli Studi di Bari

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