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Caso Landella, un nuovo senso civico. È arrivato il tempo

Siamo di fronte ad episodi di corruzione, ad un darwinismo politico al contrario che diventa degenerazione nella gestione della cosa pubblica il cui peso sociale alla fine è pagato da tutti

Foggia, il sindaco Landella scrive ai cittadini: «Troppi ragazzi senza mascherina, famiglie fate più attenzione»

Seguire i soldi non è un viaggio mentale perché la filigrana sonora ha sempre una connessione anatomica. Ed è quanto accaduto all'ex sindaco di Foggia, Franco Landella, e ai suoi sodali. In una storia di corruzione che, al di là delle verità processuali e dell’accertamento dei fatti contestati, racconta già verità storiche che non possono essere messe in discussione.

E del resto le tracce le aveva in un certo senso intuite lo stesso ex primo cittadino di Foggia, alla perquisizione a casa con il sequestro dei telefonini alle dichiarazioni spontanee in procura solo pochi giorni fa, anche se contrassegnate da quell'atarassia, da quell'assenza di turbamento che l'aveva portato a commentare addirittura come una "bella notizia" per Foggia anche l'insediamento della commissione di accesso agli atti che verifica eventuali infiltrazioni o condizionamenti della criminalità organizzata nella gestione della macchina politico amministrativa. Qualcosa di più elevato, insomma, anche se con scenari inquietanti perché l'eventuale infiltrazione mafiosa nella gestione di appalti e servizi rappresenta un punto di non ritorno. Oggi siamo invece di fronte ad episodi di corruzione, ad un darwinismo politico al contrario che diventa degenerazione nella gestione della cosa pubblica il cui peso sociale alla fine è pagato da tutti.

Di fronte a questa squallida normalità - che potrebbe tuttavia sfociare in altri clamorosi colpi di scena sul piano giudiziario - occorre tuttavia un severo processo di autocritica delle forze politiche in primo luogo, della classe dirigente in particolare e della società civile foggiana più in generale che, impastata di saccarina, ha lasciato avanzare il peggio senza porsi domande, interrogativi, dubbi.

In una città sfigurata dalla violenza materiale (quella dei clan che sono comunque combattuti) e immateriale, uno dei primi nodi da sciogliere riguarda proprio i partiti chiamati a ricostruire i meccanismi di selezione della classe dirigente. Il ricorso al consenso "drogato" per mantenere le postazioni di potere (e di gestione) va assolutamente emendato con un patto socio politico di lungo corso altrimenti non se ne uscirà mai fuori. Contro questa oscura volontà di autoannientamento, perché a questo si è arrivati chiudendo gli occhi anche davanti all'evidenza di certe situazioni, più che strade da indicare ci sono sentieri da percorrere - anche scoscesi, aspri e pietrosi - capaci di comunicare un minimo di speranza da una parte e fiducia sociale dall'altra, perché l'ordine delle cose che scorre veloce verso la propria rovina affascina per i propri difetti (Landella è stato eletto due volte non si è autoproclamato) ma infetta anche il capitale umano.
Certo, le responsabilità penali sono personali, ma è fuori discussione che intorno ad un cerchio che si espande - la corruzione a Palazzo di città come dimostrato dalle recenti inchieste, gli arresti di altri consiglieri comunali e di quanto potrebbe ancora avvenire come preannunciato dalla procura - si sviluppa anche quell'analfabetismo civile e politico risultato di una sottocultura che diventa una misera consuetudine. Da questo paradigma Foggia è chiamata a tirarsi fuori anche con il contributo dello Stato (e della Regione che non deve abbandonarla) ma non solo. Perché se siamo arrivati a questo scadimento della vita pubblica al Comune, è perché ci sono fasce sociali che non ne hanno voluto sapere della partecipazione ben stretti nei sodalizi dei ceti dominanti e dei gruppi di interesse che, alla fine, qualcosa riescono sempre ad ottenere indipendentemente dall' interlocutore politico di turno.

Ritrovare quindi una nuova forma di dibattito pubblico è il primo passo. La neutralità ostentata non basta più, perché diventa indirettamente attiva e operante nel senso che chi non partecipa - anche con l'attenzione e la vigilanza - rischia sempre di affidare il destino comune ai peggiori, peraltro affetti di una vanità tossica che fa scadere anche la reputazione generale della comunità.

Gli arresti al Comune di Foggia, di un sindaco mister preferenze quando era semplice consigliere comunale e di una costellazione di politici parvenu, più che un dolore emotivo rappresentano una frattura nella convivenza civile di una città che da una parte assolve e dall'altra punisce, per molto tempo tace e poi di colpo si sveglia. Come è accaduto alla notizia delle ordinanze cautelari di ieri notificate dalla procura. La delega allo Stato è importante ci mancherebbe, ma contro i cattivi esempi è tempo di senso civico e di cultura nel concetto più ampio del termine. Perché al terremoto giudiziario di questi mesi (arrestati sindaco, 4 consiglieri comunali e impiegati dell'ente) potrebbe a breve aggiungersi lo stigma dello scioglimento per mafia. Ecco perché il vero lavoro collettivo viene adesso che tutto è precipitato. Ma non servono soluzioni chimiche o da laboratorio. Occorre puntare ad un progetto di rappresentanza sociale prima che politica ed elaborare una premessa più che una idea di futuro altrimenti queste storie indegne di qui a breve si trasformeranno in graffiti urbani da guardare nella sala d'attesa della città in vista del prossimo scandalo.

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