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Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


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L'ANALISI

La lezione di una Regione che sa fare crescita felice

La lezione di una regione che sa fare crescita felice

La Puglia si accinge a diventare un caso nazionale col suo festival «Il libro possibile» che diventa di fatto il primo grande appuntamento culturale italiano a essere celebrato, almeno in parte, dal vivo dopo la pandemia

25 Giugno 2020

Ugo Sbisà

La Puglia si accinge a diventare un caso nazionale - in positivo, beninteso - col suo festival «Il libro possibile» che grazie all’ostinazione della sua ideatrice Rosella Santoro, determinata come uno schiacciasassi, diventa di fatto il primo grande appuntamento culturale italiano a essere celebrato, almeno in parte, dal vivo dopo i mesi bui della pandemia. Una ripartenza che ha il sapore di una sfida, quasi a voler dimostrare che, quando decide di rimboccarsi le maniche, questo Sud non prende lezioni da nessuno e sa muoversi con l’agilità di una gazzella. Certo, le immagini delle precedenti edizioni, con Polignano presa d’assalto dal pubblico, le piazze gremite e i parcheggi... non pervenuti, resteranno un ricordo lontano a causa delle restrizioni dettate dalle norme anti Covid.

E fra le tante novità di quest’anno, oltre a una serie di interventi in video da parte degli ospiti stranieri, ci sarà quella, per nulla trascurabile, del biglietto d’ingresso, almeno per accedere agli appuntamenti principali. Ma anche in questo, facendo di necessità virtù, il Libro Possibile potrebbe diventare capofila di una ideale «new wave»; perché a fronte di un’editoria sempre più in crisi, di indici di lettura che almeno al Sud, fanno stare tutt’altro che allegri, educare il pubblico a pagare un prezzo sia pure simbolico per ascoltare uno scrittore serve anche a ricordargli che nessun arricchimento è gratuito e che quel piccolo obolo (le somme verranno devolute in beneficienza) è il primo passo per accettare l’idea di un esborso più importante e necessario: quello per l’acquisto di un libro. Come dire, insomma, un selfie di meno con lo scrittore di turno e un volume in più sugli scaffali di casa.

Spira aria di ripresa allora e, senza che l’accostamento appaia stridente, lo dimostra anche la conferma di «Battiti live», il grande appuntamento popolare che, auspice l’emittente Radionorba, allieta da anni le estati pugliesi. Anche qui, sempre nel necessario rispetto delle normative, la scelta operata è stata coraggiosa e vedrà il Castello di Otranto unico palcoscenico invece della versione itinerante del passato. Ma in compenso riporterà la Puglia sugli schermi televisivi di Italia 1.

Ci sarebbe di che essere soddisfatti o, quantomeno, fiduciosi, non c’è dubbio. Ma a costo di apparire incontentabili, lasciateci dire che non basta, che non ci si deve accontentare e che, soprattutto, le iniziative di singoli coraggiosi non possono e non devono supplire alla necessità di fare sistema, mai come in questo momento sempre più preziosa. La non più lunga estate pugliese - giugno ci sta lasciando con pochi ricordi anche per via del meteo incerto - ha già rinunciato ad alcuni dei suoi appuntamenti più prestigiosi, di quelli che, con termine abominevole, i nuovi manager pubblici della cultura definiscono «attrattori». Edizione online per il Medimex, rinvio della Notte della taranta e l’elenco potrebbe proseguire a lungo, considerato che, in molti casi, le decisioni sono state assunte in piena pandemia, quando era difficile fare previsioni a medio e lungo termine.

Ora timidamente riaprono le sale cinematografiche, riprendono a suonare dal vivo le orchestre, ma restano ancora chiusi i piccoli teatri, non ripartono tutti i circuiti musicali apparentemente minori e che sono invece quel prezioso tessuto connettivo grazie al quale nel tempo nascono e prosperano le grandi iniziative, le manifestazioni cosiddette maggiori.
Serve allora che questa ripresa, grazie alla quale la Puglia riesce a far parlare di sé prima di molte altre regioni, venga sfruttata in termini positivi e propositivi per non lasciare nessuno indietro e possibilmente senza restare sordi alle grida di dolore, alle proteste di un mondo variegato e complesso, quello dello spettacolo e della cultura, che talvolta ha il torto di fare poco rumore, ma che quando si ferma, riempie le nostre vite di silenzi angoscianti.

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