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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Addio corna-virus: tutti diventati fedeli per forza

Con chi parlavi al telefono?». «Nessuno... Hanno sbagliato numero». Nelle case iper-disinfettate e iper-sature dell’era pandemica, c’è un ospite inatteso: l’infedeltà

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Con chi parlavi al telefono?». «Nessuno... Hanno sbagliato numero». Nelle case iper-disinfettate e iper-sature dell’era pandemica, c’è un ospite inatteso: l’infedeltà. Sdoganata ormai in ogni famiglia la «chattitonite» cronica, la malattia che ormai tiene uniti i singoli rinchiusi e che è passata da sinonimo di solitudine a sinonimo di socialità, un nuovo nemico si affaccia all’orizzonte dei rapporti amorosi e cioè il dubbio che ogni partner si pone, con il sospetto di trame oscure e di amorazzi da ufficio consumati nelle (ex) lunghe ore di assenza dell’altro.

Tempi duri per il partner infedele. Ha voglia il premier Conte a ipotizzare il controllo sugli italiani: il vero controllore ora è dentro casa e le coppie, già così minate (o beneficiate?) dalla convivenza H24, si trovano a volte a fare i conti con questo desiderio di vigilanza la cui forza supera quella di ogni sindaco Decaro intento a fustigare i fuggiaschi. Un problema che, nel mare di drammi che stiamo vivendo, è certamente l’ultimo. Ma, forse, il parlarne ci distoglie dai tempi complicati in cui ci siamo infilati.

Come si sta propagando il virus dell’infedeltà? Dove finiscono gli istinti a flirtare dei più incalliti domatori e donatori di passioni vietate? Qualche statistico buontempone ha previsto che dopo la clausura in Italia ci saranno più nascite e più divorzi, previsione sulla quale non è detto che le cifre alla fine abbiano curve certe. Sì, perché l’Emma Bovary che manda i suoi baci-selfie mentre il marito va a buttare l’immondizia non sembra così passionale come un tempo e pure il Casanova più determinato sarà forse a corto di appuntamenti possibili. Shakespeare si affidava al destino e diceva che “così vuole il fato, che per un solo uomo che è fedele, un milione fallisca, distruggendo promessa su promessa”. E in questi tempi distruttivi in cui è cambiato il concetto di vicinanza, e in cui la parola “distanza” è invece sintomo di sicurezza, che fine faranno le ricerche di nuovi fantasiosi lidi verso cui spiaggiare il naturale bisogno d’amore?
Il vicino di casa che si rifugia a parlare al telefono sul balcone–zona rossa rischia di far ascoltare a tutti il suo discorso amoroso. E anche lei, col cellulare che sa di alcol denaturato, flirta a tempi ristretti. In casa circolano libri riaperti dopo un lungo sonno e la figlia che adora i classici ricorda a tutti che Cesare amava i tradimenti e odiava i traditori. Non si mandano fiori, non si beve un caffè in centro, vietate le belle passeggiate al sole con l’ora legale che invoglierebbe, lo smart working è un impegno per le pupille che alla fine saranno stanche anche di guardare monitor e di inoltrare video. Sarebbe in difficoltà di questi tempi anche il grande George Gershwin, che oltre a regalarci una musica eterna, era un aitante tombeur de femmes e pare che un giorno disse: “Perché mai dovrei dormire con una sola donna, quando posso avere tutte quelle che voglio?”. Oggi, tutte quelle che vuole dovrebbero avere mascherina e autocertificazione.

E poi ci sono i viaggiatori. I professionisti del tradimento che si fa negli “spostamenti” dovuti al lavoro, con il telefono spento per le ore di aereo (e chi va a controllare) o per le riunioni in corso. Ora che tutto avviene su Skype, ora che lo studio è chiuso, ora che il problema è invece il sito intasato per ottenere i 600 euro di benefit, chi ci pensa più alle svolazzate emozionanti? E poi, dal salotto di casa, quel finto “Ah, buonasera dottore” detto all’amante che ansima all’altro capo del telefono sa tanto di Adriano Celentano e Claudia Mori d’antan.

Tra i doni inaspettati delle convivenze pandemiche, chissà, potrebbe esserci anche quello di una ritrovata consapevolezza. Il dare un senso ai gesti e agli incontri, separando il falso dal vero, l’intimità dall’esteriorità. Le eterne fragilità umane potrebbero convogliarsi verso altre mete, nascondendo gli arciuomini, le arcidonne, le arcicoppie che magari non scoppieranno più, trovando certezze nei gesti e nella cura che si era perduta con la lontananza, con quel metro di distanza che oggi ci chiedono e che invece praticavamo incosapevolmente con chi meritava più vicinanza. Ma forse questo è solo un sogno passeggero, una ventata che poi alla fine si spegnerà, perché tornerà tutto come prima. E andrà-tutto-bene.
Ps: Maya, il mio cane, costretta a brevi passeggiate di 200 metri, non perde la speranza di rincontrare il suo amico, un bracco dal pelo fulgido che correva sul lungomare, occhieggiando e annusando romanticamente verso di lei. Fedeltà.

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