Lunedì 27 Gennaio 2020 | 13:03

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Il coraggio di guardare la morte in faccia

Giovanni Custodero se ne è andato senza soffrire. Se non fosse terribile, si potrebbe dire con un sorriso sulle labbra

Custodero calciatore malato di cancro dice stop: «Troppo dolore, vado in sedazione»

Giovanni Custodero se ne è andato senza soffrire. Se non fosse terribile, si potrebbe dire con un sorriso sulle labbra. Aveva scelto lui una fine così dopo essersi reso conto che il Grande Nemico aveva vinto, aveva sconfitto i medici e le cure, aveva ignorato i pianti e le preghiere dei familiari. Ma non era riuscito a domare Giovanni, atleta dello spirito oltre che del pallone.
Quel calciatore sempre sorridente aveva chiesto e ottenuto la sedazione profonda continua. Una cura palliativa che fa arrivare addormentati alla morte, senza accelerarla né provocarla. Dunque né suicidio assistito né eutanasia, soltanto la scelta di sottrarsi al dolore diventato insopportabile. Giovanni, con coraggio estremo, pochi giorni fa aveva annunciato sui social questa sua decisione. Avrebbe trascorso le ultime feste di Natale con i suoi e poi via. Quel post era anche un modo, dignitoso e semplice, per congedarsi dagli amici e dal mondo. Perché con la sedazione profonda comincia quel viaggio che prima o poi tocca a tutti intraprendere. Quasi sempre senza poter scegliere né quando né come. Estote parati, ammonisce il Vangelo. Siate pronti, perché nessuno sa quando davvero arriva il momento di morire.

La civiltà tecnologica, che fa credere di poter annullare i limiti dello spazio e del tempo, ci ha pure illuso di poter cancellare o quantomeno nascondere la morte. La parola, quando indica la fine naturale di ciascuno, è stata infatti cassata dal vocabolario pubblico e privato. È rimasta come tetro strumento per la narrazione di stragi, terremoti, guerre, incidenti stradali, insomma è rimasta in una forma tale che riguarda sempre gli altri. Come accidente, come elemento di cronaca. Ma nel lessico personale desta scandalo e per questo è stata rimossa. Oggi si preferisce parlare di «fine vita», in tal modo si riescono a comprendere anche tutte quelle situazioni critiche in cui la persona è come sospesa nel nulla. La stessa legge 219 del 2017, che ha esplicitamente introdotto la pratica della sedazione profonda, parla di fine vita.

Giovanni quando ha preso la sua decisione sapeva già che la vita per lui finiva in quel momento. Per chi gli stava intorno sarebbe ancora durata un po’: giorni o settimane, sarebbe dipeso dalla ferocia del male. Comunque un tempo che non lo avrebbe più riguardato. Certo, con la sedazione non avrebbe più subito gli atroci dolori che lo piegavano in due. Ma neppure sarebbe stato più in vita, se non nel senso strettamente clinico del termine.
Giovanni però era evidentemente pronto per quel viaggio. Non a caso si era scelto il nome di Guerriero Sorridente e come emblema lo scudo di Leonida, il leggendario re di Sparta. E Dio solo sa quanto avesse combattuto contro quel tumore. Le sue Termopili erano i letti d’ospedale. Chissà se Giovanni aveva letto quella bella poesia di Caproni: «Anche se non so bene l’ora / d’arrivo e neppure / conosca quali stazioni / precedano la mia, / sicuri segni mi dicono, / da quanto mi è giunto all’orecchio / di questi luoghi, ch’io / vi dovrò presto lasciare».

Oggi alla morte non ci pensiamo proprio e l’allungarsi dell’aspettativa di vita ci culla ancor più nell’illusione di essere immortali o comunque di non doverci porre più di tanto il problema. I nostri nonni avevano cura nel pensare al «dopo»: si sceglievano la tomba al cimitero, mettevano da parte i soldi per un funerale dignitoso, lasciavano disposizioni su cosa fare delle loro cose, anche le più misere. Qualcuno metteva in disparte anche l’abito che avrebbe voluto indossare. Ascoltare queste cose, oggi ci strappa un sorriso di tenerezza o anche di scherno. Ma chissenefrega di dove mi seppelliranno e che vestito mi infileranno a forza. Facciano pure, tanto come diceva già Epicuro «perché preoccuparsi della morte? Quando noi viviamo, la morte non c'è. Quando c'è lei, non ci siamo noi».
Il grande inganno contemporaneo di vivere solo il presente vuole toglierci il passato e nasconderci il futuro. Ma prima o poi l’illusione cade, perché la morte arriva e ci prende nei modi più impensabili. Beato Giovanni che almeno ha potuto scegliere il come. Grazie per il tuo sorriso, forte guerriero, e fai buon viaggio.

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