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E a Pasqua si scopre il delitto contro il Sud

«Che fai per Pasqua, scendi?». Scenderanno invece tanti turisti come non mai, perché pur vilipesa la Puglia bella almeno se la godono gli altri

stazione di bari

«Che fai per Pasqua, scendi?». È la domanda più frequente in questi giorni di passione. La fanno i genitori ai figli andati a studiare fuori. C’è un ponte lungo, possibile che scendano. Ma visto che il ponte è lungo, è possibile che restino su per una vacanza da quelle parti. Magari a salire sono proprio i genitori, quelli con cui parlano ormai solo via skype, famiglie ormai legate solo da un computer. Così restano ancòra più muti i paesini di Puglia che si rianimavano per le feste. O rivedevano i propri ragazzi per funerali e matrimoni, stesso nome della bislacca orchestra del musicista bosniaco Goran Bregovic’. Destino di un Sud che si spopola.

Intanto le scuole pugliesi sono colpite da una nuova malattia: la <contrazione>. Negli ultimi undici anni hanno perso 80 mila iscritti, 10 mila docenti e 5 mila collaboratori. E’ stata di 10 mila e cinquecento l’emorragia solo nell’ultimo anno, il due per cento, un settimo di tutto il calo nazionale. Peggio soltanto la Campania. Prima la scuola dell’infanzia e la primaria, poi le secondarie. Ma non è che vadano in scuole di altre regioni già all’età del grembiulino, tranne che a essere andati via non siano mamma e papà. Il problema è che ci sono sempre meno mamme e papà: ottomila pugliesi nati in meno negli ultimi dieci anni, mille nell’ultimo anno. Ogni donna pugliese si ferma a 1,24 figli, agli ultimi posti in Italia (media 1,32), superate da tutte le regioni del Nord, dove pure non è che si facciano nidiate. Il Sud che era il vanto dei figli alla patria. Aggiungici la dispersione scolastica, il 25 per cento, uno su quattro che scompare dai banchi. E capisci perché si riducano gli istituti, perché non si riesca a fare le classi, perché si perdano le cattedre.

Sono uno su tre i giovani pugliesi che ogni anno vanno a studiare nelle università del Centro Nord. Se non ci vanno per la laurea, ci vanno per la specializzazione dopo la triennale. In tutto oltre 40 mila fuori, per tutto il Sud solo l’anno scorso 157 mila. La Basilicata (43,7 per cento) prima della Puglia. Le tasse le pagano fuori, arricchendo le università di quelle regioni e impoverendo le proprie. Andando fuori, pagano lì i fitti e spendono lì per i propri consumi, con soldi che gli danno i loro genitori e che sono sottratti al Sud. Ma sottraggono al Sud soprattutto se stessi, che stranamente in una situazione migliore sono quasi sempre i migliori di tutti. Tanto che, quando li mettono alla prova e vedono quanto sono bravi, gli dicono <tu non sembri del Mezzogiorno>, dove notoriamente dovrebbero essere tutti brutti, sporchi e cattivi. Ignorando quanto insegna l’indiano Amartya Sen, premio Nobel per l’economia: l’uomo è figlio del suo contesto, funziona di più quanto più il contesto glielo permette. Fatti i conti, l’emigrazione universitaria costa al Sud 3 miliardi l’anno. E hai voglia l’università di Bari a essere valutata allo stesso livello della mitica Bocconi di Milano (che fra l’altro è privata). A essere la migliore del Sud. Pesano i servizi cittadini più poveri al Sud, dalla casa alloggio ai trasporti. Più poveri perché lo Stato ci spende meno che al Nord, in una curiosa giustizia all’inverso che premia sempre i più ricchi. Così come stanno a puntare il dito contro i giovani del Sud che, non potendosi permettere gli studi e non avendo un lavoro, sembrano attendere un destino senza cercarselo sfiduciati. Figli appunto di un contesto del quale non sono colpevoli e del quale bisognerebbe chiedergli scusa, altro che vergognarsene.

Così, tra figli che non si fanno, figli che se ne vanno, e figli forse in attesa di andarsene, la Puglia rischia lo spopolamento. Un milione in meno di abitanti si calcola per il 2066, il 26 per cento di perdita. Peggio al Sud solo la Basilicata (meno 29,6 per cento). Ma il 2066 è troppo lontano per starcene a preoccupare. Meno che mai i giovani che vivono al presente. Per ora, tutto questo significa sempre più anziani e sempre meno ragazzi, sempre più estinzione e sempre meno futuro. Sempre più funerali e sempre meno culle o feste di nozze, inutile nasconderlo. Sono soprattutto nel Foggiano e nel Leccese i paesi dove i cosiddetti grandi inviati che vengono da su rilanciano l’immagine stereotipata di vecchi al sole su una panchina più che di giochi di bimbi in piazza.

E intanto, cosa si fa? Si priva la Puglia e la Basilicata di fondi decenti per il dissesto idrogeologico, come se non ci fossero strade franate ad accentuare l’isolamento sulla collina. Niente più bonus per il nido e la baby sitter, tanto per incoraggiare a fare figli. Però terra gratis al Sud per chi ne fa tre, di figli, una provocazione se non fosse una scemenza. <Che fai per Pasqua, scendi?>. Scenderanno invece tanti turisti come non mai, perché pur vilipesa la Puglia bella almeno se la godono gli altri.

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