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Ogni disattenzione del Sud è sfruttata non per ridurre il divario ma per aumentarlo.

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Ché poi, a far danni al Sud non sarebbe solo la minacciata autonomia rafforzata delle Regioni del Nord. Quella che vuole consentirgli di trattenere sempre più soldi sottraendoli al resto del Paese. Nel frattempo ogni disattenzione del Sud è sfruttata non per ridurre il divario ma per aumentarlo. Come questa storia del 34 per cento della spesa pubblica da destinare appunto al Sud perché quella è la percentuale della popolazione meridionale. Impegno sacrosanto di tardiva giustizia preso da questo governo e dal precedente. Ma da questo governo come dal precedente disatteso. Una furbata che per decenni ha consentito di non andare oltre il 28 per cento per il Sud, sottraendogli un 6 per cento che significa decine di miliardi ogni anno. In infrastrutture, in servizi, in lavoro, in minore povertà. In futuro per i suoi figli.

Finora nella legge di bilancio zitti zitti non ce n’è traccia. Nonostante una nota mandata dalla ministra per il Sud, Barbara Lezzi, ai colleghi interessati. C’è tempo fino al 10 aprile. Ma chissà chi se ne ricorderà se si continuerà a parlare soltanto di autonomia a Veneto, Lombardia ed Emilia, cioè si continuerà a parlare di ciò che si vorrebbe togliere ancòra al Sud invece di dargli almeno ciò che gli spetta. Tranne che accusare il Sud con ogni arma di distrazione di massa rispetto alla verità.

E’ lo stesso trucchetto col quale il Sud è stato scippato dal decreto Proteggitalia, quello per la protezione idrogeologica del territorio. Due miliardi e 600 milioni, dei quali sono andati al Nord un miliardo e 818 milioni e al Sud 561 milioni. Cioè il 20 per cento, lontano sia dal 28 per cento che dal 34 per cento sopra detti. Sud che è un terzo del territorio nazionale. E Sud nel quale purtroppo non è che manchino frane né inondazioni.

Così alla Basilicata dei calanchi e di Craco sono andati meno di 11 milioni. Mentre alla Campania e alla Puglia non è stato destinato un solo euro (letto bene, zero). Ignorando le strade disastrate dei Monti Dauni, dove pure ci sono ben cinque dei borghi più belli d’Italia. Ciò che ha indotto il presidente Emiliano ad abbandonare giustamente il tavolo di discussione, perché c’è anche un Sud che non porge l’altra guancia. Di fronte alla solita protervia del «Prima il Nord».

Ma non è finita. Dato per disperso il Bonus Sud, gli sgravi per chi assume nel Mezzogiorno. Un incentivo che si doveva sommare allo sconto sui contributi garantito alle aziende che assumeranno un beneficiario del Reddito di cittadinanza. Per la serie, con una mano dai e con l’altra togli. Così chi ha contrattualizzato a tempo indeterminato giovani sotto i 35 anni si è sentito rispondere che niente, non si sa che fine abbiano fatto i 500 milioni stanziati. Magari ripassi. Un bel incoraggiamento ora che il Reddito di cittadinanza parte. E parte non solo per dare un legittimo aiuto contro la povertà, ma anche per dare un lavoro a chi non ce l’ha. Ma quale azienda collaborerà con tale precedente?

Ordinaria amministrazione, nel senso di film già visto, è il resto che riguarda il Sud. Dalli al Sud più che dagli al Sud. Tagliati i fondi per il credito d’imposta alle aziende del Sud desiderose, appunto, di investire e assumere. Ridotto di 850 milioni per il 2019 il cofinanziamento statale per i progetti da realizzare con i fondi europei (e poi accusano il Sud di non spenderli). Ridotto di 800 milioni il Fondo sviluppo e coesione. Patti per il Sud semidimenticati con l’ultima verifica risalente al gennaio del 2018. Nel frattempo è partito il progetto per attirare al Sud dall’estero pensionati (italiani e stranieri) in cambio di tasse al 7 per cento. Ma soltanto per cinque anni, ciò che potrebbe molto scoraggiare anche chi aderisse all’invito di fare del Sud una terra dai molti anziani che restano e dai molti giovani che vanno via.

Su questo stimolante scenario medita di abbattersi la soluzione finale per il Sud: appunto il federalismo differenziato per le già dette tre Regioni del Nord. Cattiva intenzione ora in non rassicurante pausa dopo l’imprevista reazione del Sud, reazione per la verità mica tanto. Solo la Calabria ha votato una mozione che chiede di bloccarla immediatamente. Mentre il governatore campano De Luca ha minacciato «un Vietnam» in caso di approvazione. E dalla Puglia si attende una discussione in Consiglio.

Nel frattempo è stato il presidente Mattarella a dire che la condizione preliminare è che se ne discuta in Parlamento. Facendo capire quanto fosse costituzionalmente corretto l’intento di trattarne in una commissione ristretta fra Stato e Regioni interessate, cioè spaccare l’Italia in una clandestina congiura condominiale. A danno non solo del Sud ma di tutti i cittadini italiani. Perché, per quanto riguarda i danni riservati al Sud, come si è visto si provvede ogni giorno.

Lino Patruno

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