Mercoledì 26 Giugno 2019 | 18:05

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Niente caos né assalto ai forni o putiferio da popolo famelico in cerca di elargizioni. Il primo giorno del reddito di cittadinanza è stato un composto sfilare nei Centri di assistenza fiscale o negli uffici postali. Oltre 2.000 - parliamo della Puglia - sono state le richieste già depositate, qualcuno ha preso appuntamento per i prossimi giorni, altri sono ancora in cerca di informazioni. Tutte le previsioni dei mesi scorsi sono state disattese. Quell’ipotetico esercito di disperati, furbi e malavitosi, quelle masse indistinte che dell’assistenzialismo fanno il proprio liquido amniotico, sono rimasti congetture, pronostici da bar. Vuoi vedere che siamo meno alle pezze di quel che si pensi?

Non sfuggano, in ogni caso, alcune necessarie chiavi di lettura. La prima è la solita, maledetta burocrazia, questo tumore che continua ad albergare nel ventre dell’Italia nonostante tutte le promesse di snellimento e semplificazione, nonostante la tecnologia e i nostri universi elettronici. Perché per accedere al reddito di cittadinanza devi compilare una domanda, procurandoti il modello cosiddetto SR182, quindi allegare l'attestazione Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) che viene rilasciata solo dopo la compilazione della Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica). Insomma, sono almeno un paio di mesi che vai sbattendo negli uffici pubblici per mettere tutte le carte a posto da presentare alle Poste (o ai Caf). Poi le domande saranno trasmesse all’Inps, che successivamente dovrà far sapere alle Poste se l’istanza è stata accettata. Quindi le Poste ti manderanno a chiamare. A quel punto avrai trenta giorni per presentare la Did (Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro). E dove devi andare a presentare questa Did? Alle Poste? Ai Caf? All’Inps? No, ai centri per l’impiego o nei patronati convenzionati. Altri uffici, altri sportelli, altro personale, altri indirizzi, altri luoghi dove andare a prendere numerini, consumare attese e infine depositare le solite, dannate carte.

Ma qualcuno obietterà: basta con questo approccio troglodita! Ora si può fare tutto comodamente da casa, basta avere un computer e richiedere una identità digitale, il cosiddetto Spid (Sistema pubblico di identità digitale). Ecco: provateci. Un gioco di nervi, una serie di livelli che devi superare come in un videogioco, manca solo che ti chiedano di uccidere il drago a guardia della caverna misteriosa. Al decimo passaggio, ti arrendi, chiudi tutto e vai a giocare a burraco con gli amici, che almeno non c’è niente di elettronico e le carte di cuori mettono allegria.
Ma nella tiepida accoglienza riservata al reddito di cittadinanza, qualche osservatore legge in controluce anche l’assuefazione alla precarietà. C'è chi probabilmente spaventato dalla messe di controlli annunciati contro le dichiarazioni mendaci, si tiene stretto il suo bel lavoretto in nero. C’è chi ha chiaramente confessato di preferire il reddito di inclusione: «Qui per ora i soldi ci sono, sul reddito di cittadinanza, boh?». Nelle pieghe della povertà, una generazione di donne e uomini senza lavoro e senza reddito fisso ha rimodulato la propria esistenza di fortuna e in questo sistema di sogni e bisogni ridotti al lumicino decide perfino di rinunciare all’aiuto di Stato. Perduta ogni speranza di una vita migliore.

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