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L'elettronica «made in Puglia» dei Bento nel nuovo ep «YΛH»

L'elettronica «made in Puglia» dei Bento nel nuovo ep «YΛH»

L'elettronica «made in Puglia» dei Bento nel nuovo ep «YΛH»

 
Bianca Chiriatti

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Bianca Chiriatti

L'elettronica «made in Puglia» dei Bento nel nuovo ep «YΛH»

Si legge «ili», dal greco antico, e significa «materia»: la prima presentazione il 21 dicembre a Roma in apertura ai Bud Spencer Blues Explosion

Giovedì 14 Dicembre 2023, 15:08

Esce domani, venerdì 15 dicembre, YΛH (dal greco antico, si legge “ili” e significa “materiale”, “materia”), ed è il titolo del nuovo Ep del duo elettronico pugliese Bento, realizzato con il contributo NUOVOIMAIE «Nuove produzioni discografiche 2022-2023». Il lavoro, che esce per Last Floor Studio, sarà presentato il 21 dicembre in apertura ai Bud Spencer Blues Explosion al Monk di Roma ed è un tripudio di sperimentazione, ben articolato, che accarezza l’industrial music, il big beat, l'elettronica pura e l’afrobeat, fino ad arrivare all’electro/acid jazz ed alla techno più sfrontata. Uno stile che amano definire «Alternative/Electronic music». La «Gazzetta» ha intercettato Francesco Barletta e Umberto Coviello, che nascono come duo in provincia di Brindisi e completano la band con la collaborazione di Carlo Madaghiele, fonico Laboratori Testone (Mi), e la creazione di Visual del VJ Claudio Macchitella.

Ci raccontate da dove siete partiti e che cosa significa questo titolo enigmatico?

«Siamo partiti esattamente dalla base, dai materiali: avevamo molte idee, le abbiamo semplicemente sviluppate in sala, abbiamo cercato di dare una forma per poi produrre tutto il lavoro, YΛH significa appunto materiale, materia, e ci sembrava il termine perfetto per dare una cornice a questo EP».

Nel lavoro c'è una buona commistione di elettronica, afrobeat, techno: sono miscele che nascono sperimentando in studio o vi mettete a tavolino per cercare di unire cose diverse e creare un prodotto innovativo?

«Solitamente lasciamo che le cose vadano in modo naturale. Ci piace moltissimo lasciare spazio alla creatività in studio, fotografiamo il tutto, riascoltiamo a mente fresca e se la sensazione si conferma positiva, cosa che capita molto spesso, andiamo avanti».

Anche se il vostro nome circola in ambienti nazionali, siete ancora legati alla Puglia? Secondo voi la regione a che punto è in quanto a sperimentazione musicale?

«Attualmente in Puglia ci sono diversi artisti validi ed è bello sapere che attorno a noi c'è buona musica e di grande qualità. Il periodo è molto felice, grazie ai vari festival, Viva, Locus, Cinzella, o come il PhEST. Ognuno di loro ha avvicinato oltre che la musica, l’arte in generale alla nostra terra, lasciando così ottimi spunti negli artisti, stimolandoli a fare sempre meglio. Tanto vale anche per il pubblico, che in qualche modo affinando l’ascolto tra i vari live diventa sempre più esigente».

Nell'Ep c'è anche un omaggio a Tony Allen: chi sono i personaggi che vi hanno ispirato di più nel panorama artistico?

«Tony Allen per noi è stato un punto di riferimento nello stile, nelle dinamiche e nel groove sussurrato che spinge come fosse techno. Il nostro brano Allen è nato per errore, lavoravamo su altro e da uno sbaglio è nato un piglio che è diventato un brano. Perché l’afrobeat nell’elettronica? E perché no? Allen era il brano perfetto per la sperimentazione. The Prodigy e Chemical Brothers ci hanno anche molto ispirato, come i Moderat, Bonobo e tutto quello che ascoltiamo di solito. La lista sarebbe lunghissima».

Aprirete il concerto dei Bud Spencer Blues Explosion: se dovesse esserci un'opportunità, con chi vi piacerebbe collaborare?

«Siamo certamente aperti a qualsiasi prospettiva di collaborazione, magari si potesse concretizzare una cosa del genere anche con gli stessi Bud Spencer Blues Explosion…. o un featuring. Insomma le speranze non mancano».

Progetti per il 2024?

«Suonare, suonare, suonare tanto. Riuscire a vedere quanta più gente possibile davanti a noi a ballare e divertirsi spensierata, sarebbe davvero un sogno che si realizza».

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