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Lettere alla Gazzetta

I nostri piccoli costretti a crescere troppo in fretta

C’era una volta l’infanzia. Un’immagine unica e chiara: piccoli che corrono felici e giocano, che saltellano liberi all’aria aperta. Perché questa è la sua rappresentazione ideale, quella di cui ogni bimbo ha bisogno per vivere. E oggi? Se diciamo “bambini”, qual è l’immagine che ci viene in mente? Per rispondersi basterebbe cominciare a osservarli con attenzione, sull’autobus, per strada, nei negozi e vicino alle scuole. Ma anche in televisione o sulle pagine dei giornali.
Ed è proprio dalla necessità di uno sguardo attento sulla condizione infantile di oggi che è nato il testo “Corpi bambini. Sprechi di infanzie”, pubblicato di recente da Franco Angeli a seguito dell’omonimo video-documentario. Un libro dal titolo-denuncia con il quale le autrici Maria Grazia Contini e Silvia Demozzi, rispettivamente docente e ricercatrice presso l’Università di Bologna, si sono impegnate nel paziente lavoro di cogliere l’immagine reale dell’infanzia attuale con l’obiettivo di una riflessione pedagogica utile per tutti, studiosi, educatori e soprattutto famiglie. L’istantanea scattata sull’universo dei piccoli è confusa e inquietante, ben lontana dall’”originale”. Il libro fotografa le infanzie a partire dai corpi dei bambini di tutto il mondo: i piccoli siriani adagiati nei barconi della speranza o le piccole prostitute thailandesi, i baby prodigi della musica o dello sport e le mini modelle sulle pagine di moda. E la prima osservazione che emerge è che di infanzia non se ne trova una sola ma tante, molto diverse tra loro. Ci sono le infanzie affamate: secondo le stime di Save the Children del 2015 sono 570 milioni i bambini che vivono in condizioni di estrema povertà nel mondo e 750 milioni le piccole vittime di deprivazioni di vario tipo. E non si parla solo di Paesi a basso reddito: nella sola Unione Europea il 27% dei bambini è a rischio di povertà e esclusione sociale. Ci sono poi i giovanissimi in fuga dalle guerre e quelli schiacciati dalla piaga del lavoro minorile. 85 milioni di piccoli nel mondo sono impiegati in forme di lavoro pericoloso e 250 mila sono coinvolti in conflitti (Unicef Italia 2015). Troviamo piccoli intrappolati nello sfruttamento sessuale che, stando alle stime, coinvolge più di un milione di minori ogni anno. E poi ci sono i “nostri” bambini, curati, nutriti, istruiti. Sempre più intelligenti e competitivi, impegnati, a volte troppo, in attività scolastiche e sportive, sempre più spesso negli ambienti della moda e della tv, calati in logiche e abitudini che sono caratteristiche del mondo dei grandi. E dunque non diversamente per loro, come per le piccole vittime delle guerre e della fame, si insinua la grave minaccia di perdita dell’infanzia e l’urgenza di uno sguardo attento e consapevole da parte dell’intera società.

Mons. Carmelo Carparelli, Fasano (Brindisi)

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