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Lettere alla Gazzetta

Nuovo stadio per la Roma. E all’Olimpico chi ci pensa?

Ho vivido il ricordo del dibattito che ci fu negli Anni 80 sul nuovo stadio sì, nuovo stadio no. I fautori del sì: mondiali che arrivano, occasione unica per creare infrastrutture in una zona di espansione e grande squadra di calcio stile Juventus. Per i «no» le ragioni furono: costi esorbitanti, una megastruttura da utilizzare solo una ventina di volte l'anno quante le partite in casa del Bari, l'obbligo della pista di atletica che impedirà una buona visuale della gara, procedure di appalto poco chiare e l'abbandono del glorioso stadio della Vittoria. Rammento anzi un intervento sulla «Gazzetta», che fece scalpore, di personaggi allora in vista di Bari che si espressero contro l'edificazione dello stadio. Poi dal Novanta in poi la costruzione di una bellissima opera, frutto dei disegni del grande Renzo Piano, teatro negli anni di pochi eventi, con costi che il Comune non può sostenere. E malinconicamente vedi qui e là parti di cemento armato con ruggine, petali che cadono non ripristinati come un fiore appassito - perché costano molto - e soprattutto le lamentele di molti per la scomodità dello stadio preda di correnti d'aria fastidiose, ed una freddezza della struttura poco accogliente; insomma il rimpianto per il vecchio della Vittoria abbandonato ed inutilizzato.
A Roma in questi giorni si è deciso che sorgerà il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle tra il tripudio dei tifosi, proclami per una nuova era per la città eterna e nessuno apparentemente che si opponga. Anzi, gli stessi grillini dapprima dubbiosi per l'allocazione e l'operazione che sembrava speculativa, ora sostengono il progetto perché con opportune modifiche è ambientalmente sostenibile. Per carità, l'opera sarà finanziata interamente da un privato che temporaneamente è presidente della Roma e risiede negli Usa. Piccolo problema: e se un domani Pallotta vende la Roma ad altro personaggio che non può sostenere le spese per il nuovo stadio, che succederà? Si dirà, c'è lo Juventus Stadium ma la proprietà è degli Agnelli e la Juventus è loro creatura, fondata da loro ed è impensabile che cambi proprietà. E in tutto questo la Lazio si assocerà alla Roma oppure rimarrà all'Olimpico costruito appena una sessantina di anni fa? Nessuno ne parla, per quanto abbia sentito telegiornali e letto giornali, della fine che farà il glorioso Olimpico testimone di gesta come la vittoria dell'Italia agli Europei o la mitica vittoria di Berruti alle Olimpiadi del 1960. Fatte le debite proporzioni, lo immagino in abbandono sulla falsariga dello stadio della Vittoria, emblema di un'Italia la cui stella splendeva grazie al boom economico e all'idea dello Sport asettico e non fonte unicamente di business e denaro.
Il sindaco di Bari e la sua giunta alla ricerca di una soluzione per lo stadio S. Nicola, faccia una telefonata alla Raggi anche come presidente Anci. Le dica: «Cara Raggi ricordati che l'Olimpico appartiene a tutti gli italiani, alla storia di una Nazione uscita un decennio prima dalla guerra distrutta e mortificata e che emerge con lo sport nel consesso mondiale per essere protagonista alla pari delle potenze vincitrici. Domani a Tor di Valle nascerà un nuovo stadio che riguarderà una parte della città mentre l'Olimpico abbandonato sarà altro simbolo di un declino inarrestabile dell'Italia. Ritira l'appoggio al progetto Pallotta e piuttosto vendi l'Olimpico perché anche da lì, dalla sua rinascita passa il riscatto di una Nazione senza speranza». Temo che questa telefonata non ci sarà e tra qualche anno assisteremo ai mea culpa di chi sostenne il progetto.

Leonardo Damiani, Bari

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