Giovedì 24 Gennaio 2019 | 02:54

Lettere alla Gazzetta

Com’è difficile scrivere una legge elettorale su misura

Il teatrino della riforma elettorale ha stancato gli italiani. Sono anni che la nostra classe politica non riesce a trovare la formula giusta per eleggere deputati e senatori nel rispetto della volontà degli elettori e che consenta la formazione di un governo stabile. Probabilmente perché è impossibile scrivere una norma che, oltre ad assicurare la rielezione a chi l’approva, garantisca anche alleanze durature tra soggetti che si dividono su ogni questione.
Ora, in vista del raggiungimento del fatidico 40% indicato dalla Consulta per ambire al premio di maggioranza, partiti che hanno vedute diversissime su ogni argomento, di colpo iniziano le grandi manovre per riavvicinarsi e formare coalizioni o listoni, utili solo ad assicurarsi il governo del Paese. Ma con questi presupposti che vita potrà avere un esecutivo che parte privo di accordi sull’indirizzo politico da seguire per la soluzione dei problemi più gravi ed urgenti del Paese? Si scontreranno su tutto e, più le minoranze della futura maggioranza (anche questo è possibile in Italia!) si sentiranno importanti per la tenuta del governo, più partoriranno leggi pasticciate, di cui proprio non sentiamo la mancanza.
È un Paese davvero strano il nostro. Si mira a decidere a priori chi deve governare e poi si tenta di confezionare su misura una legge che dia il risultato voluto. Esattamente come spesso avviene per le gare d’appalto e i concorsi pubblici. Non riusciamo proprio a liberarci dal vizio dell’imbroglio e della truffa. Anche per questa riforma dovremo rivolgerci a Cantone?
Ancora una volta la volontà espressa nel referendum del 1991, nel senso di una legge elettorale maggioritaria, viene ignorata, elusa. Altro vizio italico: quando l’esito di una consultazione referendaria non piace alla Casta viene ignorato o aggirato, come nel caso del finanziamento pubblico dei partiti, abolito e resuscitato sotto il nome di «rimborsi elettorali». Questi «giochini» producono solo l’effetto di accrescere il numero degli astensionisti che, con molta probabilità, nelle prossime elezioni politiche raggiungeranno il 40% e chissà che non gli diano il premio di maggioranza.
Ma la classe politica si è mai domandata che tipo di legge elettorale vorrebbero gli italiani? Provo a sintetizzare gli umori della gente: agli italiani piacerebbe avere una legge elettorale di rango costituzionale, per evitare la tentazione, per ogni governo, di scriversi le regole del gioco a proprio piacimento (per fortuna spesso smentite dall’elettorato); gli italiani vorrebbero conoscere, prima del voto, i programmi, le risorse con cui realizzarli e la squadra di governo che si candida a realizzarli; infine, vorrebbero sapere, al termine dello spoglio delle schede, chi ha vinto, chi ha perso, chi governa. Chiedono troppo?
Questo è il compito che viene assegnato ai politici. Saranno capaci di tradurlo in una norma? È come un compito in classe che viene loro affidato. E sono anche autorizzati a copiare dai più bravi (leggi: Stati con leggi elettorali che garantiscono stabilità governativa). O non sono nemmeno capaci di copiare? Finora la Consulta ha dato l’insufficienza ai compiti svolti. Ora attendiamo fiduciosi l’esito degli esami di riparazione.

Pasquale Consiglio, Bisceglie (Bat)

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