Giovedì 24 Gennaio 2019 | 02:03

LETTERE ALLA GAZZETTA

Il non cambiamento fa comodo a molti

A volte provo quasi vergogna ad essere italiano. Soprattutto quando tale sentimento deriva dalla brutta politica. Che indubbiamente ci affligge da tempo, ma ha raggiunto il culmine in questa campagna referendaria, dai toni aspri oltre ogni misura. Si sono usate espressioni da trivio non tanto per difendere un’idea quanto per cacciare Matteo Renzi. Una lotta spietata che nulla aveva a che vedere con quanto si doveva o meno approvare.
Perché, confessiamolo, della Costituzione ai più non interessa. Perché non la si conosce: a stento la copertina del libricino distribuito a scuola, che non viene nemmeno spiegato, mancando ormai l’educazione civica, e poi gettato nel dimenticatoio, se non proprio tra i rifiuti. Quindi, dibattito possibile solo tra vecchi soloni, in totale disaccordo, non essendoci una verità assoluta, che hanno ancor più confuso le idee con i loro sofismi.
Eppure, facendosi forti di quelle opinioni, gli avversari hanno usato toni apocalittici per cercare di convincere gli ignari. Totem e tabù, per dirla con Freud. La generazione degli anni Cinquanta è stata ossessionata dal totem della Resistenza: quando qualcosa non piaceva, la si invocava, pur se fuori luogo, e tutti zittivano. Non averne rispetto era il tabù. Oggi il totem è la Costituzione: il tabù è che non possa essere toccata. Guai a cambiarla!
Invece sappiamo bene che modifiche ce ne sono già state. E quelle che si voleva apportare, pur se scritte male, non erano poi trascendentali. Si è parlato di riduzione dei diritti e delle libertà, ma era poi vero? Bisognava pur cominciare a cambiare. Da quanto tempo auspichiamo che qualcosa cambi? O sono solo parole per gli sciocchi? Purtroppo il non cambiamento, diciamo la verità, fa comodo a tanti. Troppi gli interessi in gioco.
Lo si vede dal voto: hanno vinto il potere di piccolo cabotaggio e il clientelismo, spesso legato ai poteri occulti, molto diffuso al Sud, dove i «no» hanno prevalso. Se gli italiani all’estero hanno votato «sì», pur se lì per lavoro, significa che poi non gli dispiace molto. Possiamo infatti considerarli emigranti nell’era della globalizzazione? Però i soliti ci speculano, dimenticando gli enormi guasti di un ventennio da dimenticare.
Così, ora che le cose cominciavano ad andar meglio, con una migliore immagine sulla scena internazionale e un riacquistato rispetto, si rischia di precipitare nel baratro delle incognite. Il quadro politico non ne esce solo lacerato ma altamente confuso. Comunque, bene ha fatto Renzi, sconfitto anche dal fuoco amico, a dare l’addio, come tra l’altro aveva promesso e come nessuno mai prima aveva fatto in questo strano, molto strano Paese.

Giuseppe Gragnaniello, Terlizzi (Ba)

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