Giovedì 24 Gennaio 2019 | 01:19

LETTERE ALLA GAZZETTA

San Nicola, altri miracoli dopo quello al 93° minuto

Esultate, esultate? Se il Bari visto a Brescia è quello che dovrà giocare a testa alta nei playoff a me francamente vengono i brividi. E voi, siate sinceri, non li avvertite? Ringraziare, ringraziare? Senz’altro il buon Di Noia mandato in campo meglio tardi che mai per quel provvidenziale rigore in cui è andato a sbattere nei disperati minuti finali. Ma che dico? Quel rigore va interpretato come un autentico miracolo di San Nicola, una manna dal cielo. Un bel dono ai fedeli baresi a coronamento della sua movimentata settimana santa.
Nessun grazie, se mai uno ironico a mister Camplone che invito ad inserire il secondo tempo di sabato nell’albo di piombo dei suoi futuri, amari ricordi baresi. Quando sarà? Lascio ad altri immaginare. Giocare in quel modo in superiorità numerica, per di più in vantaggio d’un gol se non è da suicida cos’è allora? Da Us Don Abbondio iscritta alla Fifa sin dai tempi di Alessandro Manzoni?
Vedere un Di Noia mordere il freno in panchina e far giocare un pallido Jakimovski è come negare la luce del sole. Vedere De Luca il migliore in avanti insieme a Rosina sostituito con Boateng che vede il gol come lo vede un attaccante cieco slovacco è roba a dir poco da incoscienti. Per non dire, e chiudo - come ha chiuso Romizi in frigo - con Lazzari chiamato negli ultimi minuti ad alzarsi e camminare. Manco dargli il tempo di sgranchirsi le gambe.
Gesù ai suoi tempi seppe fare meglio.
Comprendo, queste parole forse suoneranno sgradite anche alle orecchie del presidente commosso viaggiatore anzi viaggiatore commosso dalle buone ma non buonifiche accoglienze ricevute alla corte dei vari re malesi. Ma siamo arrivati al dunque di questo bizzarro campionato, ai giorni del giudizio universale per questo Bari capriccioso. Perciò il mister vesta i panni d’un moderno Mosè e dall’alto del centrocampo dica cento, mille volte al popolo dei suoi giocatori che se vuole arrivare alla terra promessa della promozione osservi e rispetti almeno alcuni dei dieci comandamenti.
Onorare il bel gioco veloce, tocchi rapidi in profondità e smarcanti. Uccidere gli stucchevoli retropassaggi. Rubare i palloni agli avversari con un pressing asfissiante. Non commettere falli impuri ed inutili (è per Donkor e qualche altro). Desiderare oltre alla propria in casa anche la roba d’altri com’è avvenuto con i fortunati e fortunosi tre punti di Ascoli, Livorno e Brescia. E battersi alla morte per santificare le feste e le speranze dei tifosi.
Non chiudo con amen, solo con l’invito a pregare in tutte le chiese non per Grazia (avv. Iannarelli) ricevuta perché tutti i santi ci facciano la grazia di arrivare a questa benedetta serie A.

Vitangelo Terioli, Bari

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