Martedì 10 Marzo 2026 | 19:17

Neonato morto nella culla termica a Bari, don Antonio Ruccia patteggia un anno per omicidio colposo

Neonato morto nella culla termica a Bari, don Antonio Ruccia patteggia un anno per omicidio colposo

Neonato morto nella culla termica a Bari, don Antonio Ruccia patteggia un anno per omicidio colposo

 
Redazione online

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Neonato morto nella culla termica a Bari, don Antonio Ruccia patteggia un anno: l'accusa è di omicidio colposo

La prima richiesta di patteggiamento a tre mesi era stata respinta dal gup che aveva giudicato la pena «non congrua». A processo rimane soltanto il tecnico Vincenzo Nanocchio

Martedì 10 Marzo 2026, 16:32

16:52

 Ha patteggiato una pena (sospesa) ad un anno di reclusione don Antonio Ruccia, il prete della chiesa San Giovanni Battista di Bari a processo per omicidio colposo per il neonato trovato morto, nel locale adibito a culla termica della parrocchia, la mattina del 2 gennaio 2025. Il piccolo morì per ipotermia poco tempo dopo essere stato abbandonato nella culla termica da una persona che non è mai stata identificata. Infatti l’inchiesta per abbandono di minore è stata archiviata nei mesi scorsi. Ruccia, attraverso il suo avvocato Salvatore D’Aluiso, ha riproposto oggi il patteggiamento davanti alla giudice monocratica Luna Calzolaro, che lo ha ratificato in udienza. La prima richiesta di patteggiamento a tre mesi era stata respinta dal gup che aveva giudicato la pena 'non congrua'.

A processo, quindi, rimane soltanto il tecnico Vincenzo Nanocchio, l’elettricista che nel 2014 installò i macchinari presenti nel locale a supporto della culla termica (il sistema di allarme) e il climatizzatore. Il processo nei suoi confronti inizierà il prossimo 3 giugno davanti alla giudice Giovanna Dimiccoli. Nanocchio è assistito dagli avvocati Giovanni De Leo e Pino Giulitto. Il piccolo, poi ribattezzato 'Angelo' dal sindaco di Bari, Vito Leccese, fu trovato senza vita per caso dal titolare di un’impresa funebre che quella mattina era lì per un funerale.

La morte avvenne per ipotermia perché, secondo l'accusa, la culla non era dotata di adeguate misure che consentissero di allertare i soccorsi. Secondo gli accertamenti tecnici compiuti, infatti, il sistema, che avrebbe dovuto far partire una chiamata al cellulare del parroco e attivare il sistema di riscaldamento della culla una volta rilevato il peso del bimbo, non funzionò. Inoltre, fu accertato che dal climatizzatore presente nella stanza usciva solo aria fredda. Le indagini della squadra mobile di Bari sono state coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea.

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