Martedì 10 Marzo 2026 | 22:12

Foggia, sentenze tributarie truccate in cambio di tangenti: «Danni per 150mila euro»

Foggia, sentenze tributarie truccate in cambio di tangenti: «Danni per 150mila euro»

Foggia, sentenze tributarie truccate in cambio di tangenti: «Danni per 150mila euro»

 
massimiliano scagliarini

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massimiliano scagliarini

Foggia, sentenze tributarie truccate in cambio di tangenti:  «Danni per 150mila euro»

A giudizio 4 ex impiegati di Foggia. La Corte dei conti: «Mazzette in orario di lavoro». L’indagine penale aveva scoperto la consegna di tangenti in cambio della certezza nell’accoglimento dei ricorsi

Martedì 10 Marzo 2026, 20:14

Le sentenze tributarie emesse dalla commissione provinciale di Foggia o dalla sezione distaccata di quella regionale venivano truccate in cambio di denaro e favori. È per questo che, nel 2017, scattarono dieci arresti. Ora, a quasi cinque anni dai patteggiamenti, la Corte dei conti chiede agli allora impiegati dell’Agenzia delle entrate di pagare i danni.

Il sostituto procuratore generale Fernando Gallone, con il visto del procuratore regionale Carmela de Gennaro, ha citato a giudizio Nicola Cardellino, 60 anni, dipendente della Commissione tributaria regionale, Vittorio Marinaccio, 73 anni, all’ epoca segretario della Commissione tributaria provinciale di Foggia, Gennaro Insalata, 70 anni, all’epoca impiegato della Ctp (sono tutti difesi dall’avvocato Marcello di Giuseppe) e Domenico Laricchia, 44 anni, impiegato della Ctr di Bari, a cui è contestato un danno complessivo pari a 146mila euro tra danno da disservizio e danno causato all’immagine dell’amministrazione.

Nel 2020 Cardellino ha patteggiato due anni di reclusione (pena sospesa), mentre gli altri tre hanno patteggiato un anno, nove mesi e 10 giorni (pena sospesa) a fronte delle ipotesi di corruzione contestate a vario titolo per aver truccato l’esito di alcuni procedimenti tributari. La Finanza aveva ricostruito il meccanismo in base a cui alcuni commercialisti (o ex colleghi) si interfacciavano con i dipendenti dell’Agenzia ai quali promettevano somme di denaro (dai mille ai diecimila euro) in cambio della promessa di sentenze favorevoli ai ricorsi presentati dai contribuenti. In alcuni casi erano gli impiegati a rivolgersi poi ai magistrati tributari, ai quali proponevano di redigere le sentenze per loro conto. Uno dei ricorsi riguardava ad esempio Casa Sollievo della Sofferenza.

I quattro dipendenti erano in servizio nelle segreterie per svolgere sia attività di supporto ai magistrati che compiti amministrativi. E - nota l’accusa - durante l’orario di lavoro si sarebbero dedicati alla gestione «in proprio» delle pratiche dei commercialisti amici, comportamenti «reiterati nel tempo, a dimostrazione del fatto che si trattava di un consolidato sistema volto ad assicurare, per fini di lucro, illecite interferenze nel regolare svolgimento della funzione giurisdizionale in materia tributaria». Da qui la contestazione del danno da disservizio, parametrato sulla base delle dichiarazioni dei redditi percepiti e del numero di episodi corruttivi contestati, dai 29mila euro di Cardellino ai 15mila di Marinaccio, dai 13mila di Insalata ai 3.900 euro di Laricchia. In quanto al danno all’immagine, il parametro utilizzato è pari al doppio delle tangenti incassate. Si arriva quindi alla richiesta di 78mila euro a Cardellino, 13.900 euro a Laricchia, 70mila euro a Marinaccio e 57mila euro a Insalata (alcune delle somme relative al danno di immagine sono contestate in solido tra più persone).

Dopo la notifica dell’invito a dedurre (l’equivalente della chiusura indagini nel processo penale), tre dei quattro incolpati si sono difesi chiedendo la prescrizione del danno, una riduzione dell’importo contestato e poi provando a sostenere la mancanza di dolo. «La percezione di utilità indebite in cambio dell’esercizio distorto della funzione giurisdizionale - nota però la Procura contabile - integra necessariamente una consapevole e volontaria violazione dei doveri d’ufficio, certamente idonea a configurare il dolo richiesto ai fini della responsabilità amministrativa». L’udienza è stata fissata al 27 maggio davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti.

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