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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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IL CINEMA IN PUGLIA

Il coraggioso Superargo nelle grotte di Castellana

Il film «Il re dei criminali» di Paolo Bianchini fu girato nel 1967 nella Grave e in Grotta Bianca. La coproduzione italo-spagnola reclutò alcune guide del percorso sotterraneo trasformandole in pericolosi «giganti»

Le grotte di Castellana si prestano più di molte altre location all’ambientazione dei film di fantascienza. Lo dimostra una produzione italo-spagnola del 1967, collocabile nell’inesauribile filone che tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta visse probabilmente la sua stagione più florida, anche perché rispecchiava ed elevava ad arte la corsa alla conquista dello spazio, sfociata nella missione sulla Luna dell’Apollo 11 (luglio 1969) e in quelle che seguirono. La fantascienza, naturalmente, non «allignava» solo nello spazio siderale ma anche in oscuri antri, nascosti eventualmente nelle viscere della terra.

Parliamo del lungometraggio «Il re dei criminali», noto anche con i titoli «Superargo» e «L’invincibile Superman». Il genere «science fiction», che ebbe in «Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick (1968) forse la sua vetta massima anche quanto a spessore concettuale, allora non poteva contare sull’aiuto per certi versi miracolistico dell’elettronica e dell’informatica, perciò doveva valersi di scenografi, costumisti e truccatori geniali e pronti a risolvere in poco tempo qualsiasi problema pratico. E si nutriva soprattutto di ambientazioni naturali idonee a creare scenari emozionanti e all’occorrenza sinistri e spaventosi.

In questo contesto, la scelta della coproduzione italo-iberica (Elisio Mancuso e Luigi Annibaldi per G.V. Cinematografica, Società europea cinematografica-Sec di Roma e Izaro Film di Madrid) cadde sul meraviglioso e suggestivo patrimonio ipogeo della Terra di Bari. La regia fu affidata a Paolo Bianchini, allora 36enne, un cineasta cresciuto alla scuola di autori come Luigi Zampa, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Giuseppe Patroni Griffi, Mauro Bolognini e Sergio Leone. In anni più recenti Bianchini ha poi firmato alcuni importanti lavori per la Rai.

ùLa trama. Superargo (interpretato dall’aitante Ken Wood, all’anagrafe il laziale Giovanni Cianfriglia), un agente del servizio segreto dotato di una forza straordinaria e ora anche di capacità psichiche fornitegli da un suo amico indiano (lo spagnolo Aldo Sambrell), viene incaricato di svolgere indagini sulla misteriosa sparizione di numerosi sportivi, tutti baldi giovanotti provvisti di una forza non comune. Superargo viene così a scoprire che i giovani scomparsi sono stati catturati da un famoso scienziato, il professor Wendland Wond (l’attore americano Guy Madison) che se ne serve per i suoi esperimenti, destinati a preparare l'uomo del futuro. Per poter entrare nel laboratorio dello scienziato, Superargo prende parte a un incontro sportivo, mettendo bene in evidenza le sue qualità fisiche. Poco dopo, come era nelle sue previsioni, l'agente segreto viene catturato dagli uomini dello studioso cattivo. Nel laboratorio, Superargo ha la possibilità di convincere Claire Brand (Luisa Baratto), la assistente dello scienziato - che è poi la figlia di un altro celebre ricercatore, inventore di mostruosi preparati - che gli esperimenti che si compiono in quel laboratorio non saranno di alcun aiuto all’umanità. E sarà quindi proprio la ragazza che aiuterà Superargo a ritornare in libertà. Lo scienziato, costretto ad abbandonare il laboratorio, finirà in una palude dove morirà, risucchiato dalle sabbie mobili.

Tra gli altri interpreti, Tomás Blanco, Aldo Bufi Landi, Diana Loris, Sergio Testori, Valerio Tordi e Valentino Macchi, quest’ultimo un attore bolognese di lunghissima esperienza, scomparso nel 2013 a 75 anni.

Da un soggetto originale dello spagnolo Julio Buchs Garcia, che curò anche la sceneggiatura, il lungometraggio si avvalse della direzione della fotografia di Aldo Greci e Goffredo Pacheco e del montaggio di Juan Maria Pisòn. La scenografia futuribile fu curata da Jaime Pérez Cubero e Pier Luigi Basile, il trucco dei personaggi fantascientifici da Anacleto Giustizi. La colonna sonora reca la firma autorevole del maestro Berto Pisano.

Catalogabile come un b-movie del genere fantascientifico, «Il re dei criminali» fu girato nei teatri di posa Incir-De Paolis di Roma e, appunto, nelle grotte di Castellana.

A rivelare le curiosità del set pugliese è Santino Susca, una delle guide storiche dello straordinario percorso sotterraneo. Come altri addetti al tesoro carsico, fu reclutato per interpretare vari ruoli nella pellicola diretta da Bianchini. La testimonianza di Susca, purtroppo scomparso qualche tempo fa, è riportata nell’opuscolo «Il cinema alle grotte di Castellana» di Daniela Lovece e Pino Pace, pubblicato nel 2006 e custodito nella Biblioteca delle stesse grotte.

«In questo film - racconta Santino Susca -, nel quale uno scienziato pazzo interpretato da Guy Madison rapiva i migliori campioni del mondo, della lotta, del nuoto, della boxe, per poi, nel suo laboratorio, estrargli il cuore per sostituirlo con un apparecchio per mezzo del quale li comandava a distanza con degli impulsi, trasformandoli così nei “giganti senza volto”, cioè il suo personale esercito, ricordo che ricoprii vari ruoli», spiega la guida circa 30 anni dopo quella esperienza attoriale.
Ancora: «Con me c’erano altri colleghi delle grotte, come Pierino Valente che coordinava le comparse, Amatuccio Rossi, Vito Rizzi senior, Giovanni Masi, Giulio Messa e Onofrio Massarelli». Ricordiamo che proprio verso la fine dei ‘60 Castellana cominciava ad attirare in modo crescente i flussi turistici nazionali e soprattutto internazionali.

La narrazione di Susca prosegue: «Fu così che dapprima interpretai uno degli atleti che davano manforte a Superargo (l’eroe buono, ndr) nelle sue battaglie contro i giganti e lo scienziato. Battaglie - rivela dettagliatamente il nostro testimone - che si svolgevano principalmente nella Grave e nel corso delle quali io ero armato con un’ascia di plastica. Ricordo che a un tratto mi parve di sentire la voce del regista, che da lontano mi gridava “dagli con quell’ascia, dagli!”. Per cui mi detti a menare vigorosi fendenti. Ma il regista gridava ancora, e allora io ci misi ancora più forza, finché, ancora gridando, il regista interruppe la scena “stop, stop stop! Ma cosa ha capito? Ho detto togli quell’ascia, togli! Ma lo diceva in romanesco e io non avevo capito».

La produzione utilizzò Susca in più di un personaggio: «Poi fui anche uno dei “giganti senza volto”. Questi giganti, vestiti con delle calzamaglie bianche e con in testa un casco con lampadine varie, anche se colpiti con bastoni, asce e mazze ferrate, indietraggiavano, ma non cadevano mai».

Non è finita. «Nel laboratorio nel quale si caricavano e si pilotavano questi giganti, ambientato sul piazzale interno alla Grave, dove c’è ora il busto di Franco Anelli (lo speleologo lodigiano che scoprì le grotte nel 1938) - racconta Susca -, io, vestito da dottore, con il camice bianco e un faretto in testa, con una lampada tascabile dovevo guardare negli occhi del mio amico Giulio Messa ma, ogni qual volta lui apriva gli occhi e ci guardavamo l’un l’altro, scoppiavamo immancabilmente a ridere. Per cui fu necessario ripetere varie volte la scena».

Altre sequenze de «Il re dei criminali» furono girate nella Grotta della Lupa (la concrezione alabastrina somigliante alla Lupa capitolina che secondo la leggenda della fondazione di Roma avrebbe allattato Romolo e Remo), dove doveva essere giustiziato Superargo, e nella splendida Grotta Bianca: qui la protagonista femminile viene rapita dallo scienziato pazzo.

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