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Cinema

«Il ciak sulla meravigliosa Murgia come il paesaggio della California»

Il regista Odorisio ci racconta il set del 1979 con Elena Sofia Ricci e Andrea Roncato

È la calma piatta della controra in una landa all’apparenza desolata che custodisce il vigore fertile dei campi di grano e dei pascoli. Vaste distese color sabbia sono orlate dalle zolle dure di un terreno argilloso, in questo pezzo della Murgia di Corato. Questo paesaggio si spalanca alla vista dello spettatore nel film «Ne parliamo Lunedì», girato nel 1979 per la regia di Luciano Odorisio. Gli attori protagonisti sono Elena Sofia Ricci (Alba), Andrea Roncato, uno speaker radiofonico che è il suo amante, Sebastiano Nardone (Nico) che interpreta la figura del marito. L’afa a quest’ora mozza il fiato e toglie le forze. Il silenzio è cadenzato dal frinire stridulo dei grilli. A tagliare queste ampie distese come una lama grigia, c’è una strada lunga e rettilinea. Sembra di rivivere le atmosfere dell’America di John Steinbeck in Furore quando mezzadri sfrattati percorrevano negli anni ‘30 la lunga route 66, la strada che attraversa mezza America in direzione della California, il sogno di redenzione. Invece, siamo a Corato, nel cuore della nostra meravigliosa Murgia.

Ad evocare suggestioni e immagini particolari sono le musiche del film che ricordano il country americano. Un senso di libertà assoluta che si mescola all’individualismo forse un po’ nichilista e ribelle incarnato da Jack Kerouac in «Sulla strada». In questo scenario in cui il tempo si ferma, si staglia contro il cielo l’insegna del motel Nevada con una isolata pompa di benzina gestita dall’attore Francesco Scali (Giorgio). Non passa mai nessuno da quel motel. Nico gestisce con la moglie Alba il motel Nevada. Nessuno si ferma al motel né a fare benzina. Per ingannare la noia i due coniugi si lasciano andare alle più sfrenate fantasie erotiche. Nico tenta di risollevare le sorti economiche del motel e assume Marcello per inventare qualcosa che faccia pubblicità. In breve, Marcello e Alba diventano amanti. In realtà, la tresca va avanti da lungo tempo e sotto lo sguardo sospettoso del marito i due sperimentano le più ardite fantasie nell’alcova.

Alba architetta l’omicidio di suo marito ma proprio la notte in cui dovrebbe consumarsi il delitto, Nico viene trovato morto sull’uscio del motel. Alba e Marcello si attribuiscono l’un l’altro le responsabilità dell’omicidio. Insieme tentano di occultare il cadavere gettandolo in un pozzo. In realtà, Nico non è morto, quella notte 3 sconosciuti hanno solo tentato di ucciderlo sbagliando persona e credendo si tratti di un importante personaggio. Nico si risveglia in fondo al pozzo e si ripresenta poco dopo a casa. Se l’è cavata con poche contusioni. Alla fine si rimescolano le carte e Marcello annuncerà via radio che nella zona sono scesi i marziani.

Al telefono, il maestro Odorisio ricorda bene il film e ha molto da raccontare. Odorisio è un regista e attore. Negli anni sessanta interpreta vari film tra cui un ruolo in un western di Enzo Castellari «Vado... l’ammazzo e torno» e un altro western, «Uccideva a freddo», di Guido Celano. Luciano Odorisio ha un cursus honorum di tutto rispetto, con un Leone d’oro per la Miglior opera prima o seconda con «Sciopèn» del 1982 alla Mostra internazionale d’arte cinematografica. Realizza «Magic Moments» con Stefania Sandrelli, in cui debutta Sergio Castellitto. E ancora «Via Paradiso» del 1988, gli attori sono Michele Placido e Ángela Molina.

Il film «Ne parliamo lunedì» consegna a Elena Sofia Ricci il David di Donatello come migliore attrice protagonista. «Sono abruzzese ma la Puglia è da sempre a me congeniale. Uno dei film che mi ha dato grandi soddisfazioni e con il quale ho vinto il Leone d’oro a Venezia è un film con Michele Placido. E’ un pugliese abruzzese perché è di Ascoli Satriano, la città più a nord della Puglia che confina con l’Abruzzo e la città più a sud dell’Abruzzo. Placido parla un abruzzese stupendo ma quando vuole parla in un pugliese altrettanto stupendo». È stato naturale quindi, per il maestro, girare un film in Puglia. «L’idea di questa distesa, di questa masseria mi piaceva molto. Dovevo ricostruire una specie di motel con una pompa di benzina isolata dal resto del mondo. Devo riconoscere che il sud lo sento moltissimo. Sono meridionale anche se a rigore l’Abruzzo non è Meridione ma mi ritengo meridionale a tutti gli effetti. Lo girammo nelle campagne di Corato». Poi ricorda: «Siamo stati accolti benissimo dai pugliesi, gente meravigliosa. Nel periodo in cui abbiamo girato andavamo spesso a cena a Trani dove c’è, nella piazza principale, un ristorante di pesce che offriva il crudo. Per noi, era una cosa da svenarci, una goduria». Elena Sofia Ricci spicca definitivamente il volo con questo film. «Era già decollata, aveva già recitato in alcuni film con Carlo Verdone nei quali era stata strepitosa. Conoscevo molto bene sua madre che ha lavorato con me come scenografa. Quando conobbi Elena Sofia, rimasi colpito dalla sua ironia, dal modo di porgersi. Ha una sensualità tutta particolare con la quale lei giocava con intelligenza – prosegue il regista - somigliava molto nel film a questo personaggio di cui scrivevo. Lei interpreta una dark lady, una donna maledetta come quelle che siamo abituati a vedere nei film americani. Non per caso, ha vinto il David di Donatello e altri premi».

Su Andrea Roncato: «Mi piacque perché aveva questo aspetto un po’ ciondolone, un po’ figlio di mamma. Nel film è come preso nelle spire di questa dark lady e mi divertiva vedere questo bamboccione che ci cascava con tutti e due i piedi». Nel film recitano un abruzzese, Sebastiano Nardone che recita la parte del marito della Ricci, una toscana, la Ricci, un bolognese, Roncato, un romano rappresentato da Francesco Scalì, e la Puglia era lo scenario. Cinque regioni per un unico film. «Era un motel di passaggio, non un albergo di lusso, di città. Era proprio sulla strada». Il regista lavora a un libro. «Sto preparando un secondo libro, ho già scritto una raccolta di racconti che ha vinto un premio per scrittori che provengono dal mondo del cinema. Mi diverte scrivere». Il primo ha per titolo «Non invecchieremo mai» con cui Odorisio vinse la quarta edizione del premio Penne. In precedenza il premio è stato assegnato a Carlo Verdone e Giancarlo Giannini e al regista Gianni Amelio. «Ho fatto un altro film in Puglia che vinse il primo premio al festival del cinema del Cairo con Guardiani delle nuvole con Franco Nero, Anna Galiena, Alessandro Gassman, Leo Gullotta nel 2004. Girammo vicino Gallipoli».

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