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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Sotto il vulcano tra Messico e nuvole

Sotto il vulcano tra Messico e nuvole

Lo scrittore Malcolm Lowry

Nel ventre del calore e nel cuore della scrittura: c’è sempre il tempo a dominare tutto

21 Aprile 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Se lo incontri, del Console non ti sbarazzi facilmente. Lui è un grappolo di paure. Vorrebbe tenerle a bada bevendo.
Mentre segui le sue peripezie i bicchierini di moltiplicano. E sono Tequila, Mescal, e qualsiasi altra cosa possa distogliere la mente dalla tortura della ragione, anche le misture più insulse, basti che vi alligni alcool. Il nome del paese – Quauhnahuac – è inventato; ma tutto il resto, a cominciare dai due vulcani, è reale, fremente, pullulante di dettagli, inchiodato a un paese che se lo cerchi sulla carta geografica esiste, eccome: si chiama Messico. Malcom Lowry portò con sé Sotto il vulcano per un buon tratto di tempo; ne fece varie versioni; lo pubblicò, dopo innumerevoli rifiuti, nel 1947; e subito incantò gli occhi e la mente dei lettori.

Ovunque appaia questo romanzo, lo spazio dell’immaginazione si mette a ticchettare. Qualunque sia la traduzione (in italiano ci si sono cimentati prima Giorgio Monicelli e poi Marco Rossari, entrambi per Feltrinelli), il testo originale rintocca come può, si fa ascoltare, ci strappa per ore da noi conducendoci in grotte di psiche-paesaggio. «Mescal», disse il Console. E’ nella sala principale del Farolito, siamo nel dodicesimo capitolo, l’ultimo: «Eppure in quel posto non c’era silenzio. Il locale era tutto un ticchettio del suo orologio, del suo cuore, della sua coscienza, di una pendola chissà dove. C’era anche un suono più distante, che arrivava dagli abissi, di acqua impetuosa, di crolli sotterranei…». Tutto accade in un giorno, il Giorno dei Morti del 1938. Quante pagine possono entrare in un giorno? Dipende dai giorni, naturalmente. Quello non era «uno di quei giorni in cui le ore scivolavano come sugheri lungo lo scafo a poppa, in cui il mattino veniva portato via in un batter d’occhio sulle ali dell’angelo notturno». Era piuttosto «il giorno più lungo di tutta la sua vita, era un vita intera».

Dall’Ulisse fino a Ferito a morte i romanzi di un giorno solo fanno ballare il tempo a colpi di capoversi. In Sotto il vulcano ogni pagina si ubriaca di se stessa. Ciò non toglie che non ci sia una bussola ben salda che porta lo scrittore e il lettore a sposare gli sguardi. È la musica della prosa a guidare ogni passo; anche i pali del telegrafo, il passare dei treni, la festa laggiù, gli spari in direzione dei vulcani, suonano strillano e a volte assomigliano «a un buon disco di Joe Venuti». Il Console è un inglese finito in Messico per ragioni «consolari», ma quando lo incontriamo non fa più nulla. È soprattutto un uomo inseguito dalla sua passione per Yvonne. È stata sua moglie, sono stati felici, si sono separati, lei è andata altrove, le parole tra loro si sono fatta lettere mai partire, telegrammi mentali mai spediti, pensieri ubriacati nel Mescal. Eppure già nel secondo capitolo Yvonne torna. Il Console se la vede comparire mentre è seduto in un bar ed è quasi l’alba e la giornata più lunga della sue vita sta per cominciare.

Ivonne e il Console sono vicini, potrebbero toccarsi, ma tra loro c’è ancora e ci sarà per sempre il filo spinato della paura. Il Console si allunga sulla sedia: «Adesso l’Ixtaccihual e il Popocatepetl, l’immagine del matrimonio perfetto, si stagliavano nitidi e bellissimi all’orizzonte sotto un cielo mattutino quasi immacolato. In alto qualche nuvola correva sulle ali del vento dietro a una pallida luna gibbosa. Bevi tutta la mattina, gli dicevano, bevi tutto il giorno. Questa è la vita!». Questa è la vita al cospetto dei vulcani, nei cui ventri il ticchettio cessa e il tempo si fa sobbalzante di magma: l’Etna, il Vesuvio, lo Stromboli, i vulcani orizzontali come la Solfatara; e poi i vulcani del mondo fino a quelli del Messico: sono un unico, solo, esteso, pericoloso vulcano, il messaggio di meridiane nere e incandescenti. Il vulcano ha un suo sotto, irraggiungibile per noi. Il suo sopra emerge alla vista maestosamente, lo si può scambiare per una semplice montagna, finché non sentiamo che nel suo ventre i giorni di ognuno, simili a quello del Console, vengono trangugiati. E allora comprendiamo di vivere tutti sotto il vulcano.

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