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Attenzione in acqua: mai calpestare i ricci di mare

Attenzione in acqua: mai calpestare i ricci di mare

Gli aculei di rivestimento dei ricci (Echinodermi) non soltanto pungono, si conficcano e rimangono nello spessore della cute-sottocute ma, a volte, liberano anche tossine capaci di provocare, nella sede di puntura, dolore locale, bruciore, emorragie profuse e scolorimento cutaneo

18 Giugno 2022

Nicola Simonetti

Una mela al giorno

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Tra i nemici dei nostri bagni, troviamo, oltre che le meduse, anche i ricci di mare. Gli aculei di rivestimento dei ricci (Echinodermi) non soltanto pungono, si conficcano e rimangono nello spessore della cute-sottocute ma, a volte, liberano anche tossine capaci di provocare, nella sede di puntura, dolore locale, bruciore, anche marcati, emorragie profuse e scolorimento cutaneo. La tossina iniettata dagli aculei dovrebbe essere termolabile. Il calore (acqua calda) inattiverebbe. Ma, finora non lo è stato dimostrato. Piuttosto, le punture da aculei causa, spesso, infezioni o superinfezioni, a seconda dei microrganismi che ne sono la causa e, in tal caso, sentito ovviamente il medico, si dovrebbe procedere a specifico trattamento antibiotico. Non usare autonomamente.

Lo scoloramento cutaneo locale dura, in genere, un paio di giorni, cosa, questa, che è indicativa che aculei non sono presenti nella cute. La loro presenza, va rimossa, quando accessibili, usando pinze (o ago) pulite e, magari, bollite in acqua. In caso contrario, rivolgersi al medico che provvederà a seconda dei casi. Non si traumatizzi inutilmente la parte nella quale è ritenuta la aculeo o sua parte. Questa, se non vi sono complicazioni particolari che darebbero sintomi evidenti, viene spontaneamente riassorbita. Altri incontri sgraditi possono essere rappresentati da razze e pesci velenosi (tracine, scorfani, lions fish ecc.). Questi nascondono, sotto una specie di guaina presente sul proprio dorso e della superficie ventrale oppure della coda, dei pericolosi aculei contenenti, al proprio interno, altrettante vescichette velenose che restano all’interno della lesione provocata, con la puntura.

Il veleno ha proprietà vasocostrittive sì che i vasi sanguigni della regione interessata si restringono e limitano/impediscono la circolazione del sangue nei vasi della regione e, quindi causare cianosi e necrosi, creando infezione e difficoltà della ferita a guarire. Il soggetto lamenta marcato dolore nella sede della lesione, salivazione profusa, nausea, vomito, diarrea, crampi muscolari, febbre, cefalea e aritmia Gravità della situazione e modalità di trattamento sono in rapporto con la regione interessata, l’entità del sanguinamento, la compromissione di organi particolari ed il trattamento che deve essere repentino ed adeguato potendone derivare – raramente – la morte del soggetto. Le misure immediate, dopo la puntura, devono essere: lavaggio della parte punta , per almeno 30 minuti, con acqua molto calda, fra 35 e 45 gradi Celsius (se non c’è altra, quella stessa del mare) fino alla riduzione del dolore e la estrazione prudente dei corpi estranei. Se necessario, procedere al tamponamento contro l’emorragia (emostasi). La persona, risolto l’episodio acuto, deve rimanere in osservazione, ambulatoriale, domiciliare od ospedaliera, per qualche giorno. Per visualizzare l’aculeo ritenuto, se ne tenga presente la radiopacità. Esso, cioè non sarà visibile ai raggi X.

Alcuni animali marini possono anche reagire ad un qualsiasi evento che essi percepiscono come aggressione nei loro riguardi. con morsi, e provocare abrasioni, ferite, lacerazioni di entità variabili. I polpi, le murene, i barracuda e gli squali sono i possibili sicari che - alcuni di loro – potrebbero anche aggravare con un veleno. Di solito si tratta di piccole ferite o abrasioni il cui trattamento ambulatoriale adeguato si impone. Il soggetto interessato, nel frattempo, lavi la lesione con acqua o, se disponibile, con semplice soluzione disinfettante. Evitare qualsiasi pratica empirica ed inadeguata nonché detersioni con liquidi o altro molto ossidanti. Meglio attendere il soccorso medico. Il medico che presta soccorso deciderà, in base all’entità e natura delle lesioni, se procedere a sutura

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