La contestazione di truffa aggravata che la Procura di Bari muove agli ex vertici della Banca Popolare deve passare al vaglio dell’udienza preliminare. Lo ha stabilito ieri il giudice monocratico Angelo Salerno, nell’udienza in cui era prevista la trattazione delle prime 7 delle 147 citazioni dirette a giudizio nei confronti di Marco e Gianluca Jacobini e dell’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis.
Le contestazioni nascono dalle procedure con cui PopBari, a partire dal 2014, ha venduto azioni proprie a clienti e risparmiatori omettendo - dice l’accusa - di informare sufficientemente il cliente «dei rischi connessi all’acquisto dei titoli», manipolando i questionari per la profilatura del rischio e in alcuni casi anche «profittando della particolare situazione di vulnerabilità» dell’acquirente a cui - sempre secondo l’accusa - non dovevano essere proposti prodotti azionari perché incompatibile con il vero profilo di rischio del cliente. «Nel questionario di profilatura dei clienti utilizzato dalla Bpb dal 2010 al 2015 - è detto nel capo di imputazione - tale risultato», cioè l’attribuzione di un profilo di rischio medio-alto, «veniva raggiunto mediante l’attribuzione di un peso maggiore alla sezione “Esperienza finanziaria”, i cui quesiti erano volutamente caratterizzati da un’eccessiva genericità e da una tendenza ad aggregare prodotti tra loro eterogenei, con conseguente diminuzione della significatività delle risposte al fine della individuazione delle caratteristiche del cliente».
La Procura dovrà dunque notificare una nuova richiesta di rinvio a giudizio con fissazione dell’udienza preliminare. Le 147 citazioni dirette sono state già incardinate davanti a vari magistrati del Tribunale monocratico: per alcune le udienze sono fissate anche nel 2027: si dovrà dunque ripartire da zero, man mano che le udienze verranno chiamate, perché - per il principio dell’irretrattabilità dell’azione penale - la Procura non può ritirare le citazioni dirette.
Il problema è nato dalla riforma intervenuta tra la data di consumazione del presunto reato e quella di esercizio dell’azione penale. La truffa aggravata dalla vulnerabilità della vittima, secondo quanto previsto dal decreto Sicurezza del 2024, ha ora una pena di sei anni che quindi richiede il filtro dell’udienza preliminare, anche se agli imputati potrà essere comminata solo la pena massima prevista dalla norma precedente.
Ieri davanti al Tribunale si erano presentati anche alcuni risparmiatori, pronti a costituirsi parte civile per chiedere i danni all’ex presidente Marco Jacobini (difeso da Roberto Sisto e Giorgio Antoci), all’ex vicedirettore e condirettore generale Gianluca Jacobini (difeso da Mario Malcangi e Giorgio Perroni) e dall’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis (difeso dal professor Vito Mormando e dall’avvocato Francesco Marzullo). Il procuratore Roberto Rossi contesta ai tre una truffa a consumazione prolungata, cominciata nel 2014, i cui effetti si sarebbero esauriti al momento della trasformazione della Popolare in «spa», a giugno 2020, quando il valore delle azioni si è definitivamente azzerato per effetto dell’intervento di Mediocredito Centrale che è diventato proprietario del 99,9% della banca. La difesa ritiene invece insussistente la truffa e in particolare l’aggravante di aver approfittato di persone in stato di fragilità: i risparmiatori erano quasi sempre persone provenienti da classi sociali medio-alte, con titoli di studio elevati e dunque pienamente consapevoli degli investimenti sottoscritti. Ma è possibile che, ripartendo dall’udienza preliminare, tutti o buona parte dei procedimenti possano essere azzerati dalla prescrizione.
















