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Grave disomogeneità nei servizi sanitari sul territorio

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

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Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

cervello

L'Osservatorio Ictus Italia lancia l'allarme: grave disomogeneità nei servizi sanitari sul territorio. Nel Manifesto Sociale dell’Osservatorio Ictus Italiano, presentato, ieri, a Roma (sala della Camera dei Deputati) si fa il quadro della situazione e si suggerisce la lista degli interventi più urgenti chiamando in causa la centralità delle Regioni per migliorare la risposta sanitaria, anche grazie al rilevante supporto dell’Intergruppo Parlamentare per le Malattie Cardio-cerebrovascolari, con cui si auspica di interagire con continuità con la collaborazione dell'on. Rossana Boldi, componente dell'Intergruppo e vice-presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera.

“In Italia, chi è colpito da Ictus Cerebrale deve avere la fortuna di trovarsi nel territorio giusto (al Nord meglio; un po’ meno al Centro; lontano dal Sud) per ricevere l’assistenza sanitaria e le cure più adeguate. Un esempio delle conseguenze e’ fornita da “Fabiana” protagonista di un video che delinea gli effetti di una diagnosi iniziale sbagliata a causa di un ricovero in un ospedale senza Unità Neurovascolare: la mancata diagnosi di Ictus cerebrale ha condotto Fabiana verso una vita fatta di difficoltà e disabilità. Quante Fabiane esistono nel nostro Paese? Sul banco degli imputati la carenza, in zone del Paese (Sud in testa) di Stroke Unit e di centri capaci di veloce diagnosi e immediato e corretto intervento. Un primo dato presentato da Osservatorio Ictus Italia conferma la disomogeneità della risposta sanitaria per l’Ictus cerebrale: rispetto alle 300 Unità Neurovascolari che sarebbero necessarie per assicurare una copertura assistenziale ottimale su tutto il territorio nazionale (DM 70/2015), sono attualmente disponibili solo 190 Unità e, di queste, ben 152 sono concentrate al Nord, lasciando sguarnite ampie aree non in grado di erogare un’assistenza efficiente e in linea con la severità della patologia.

“I dati ISTAT che mostrano in Sicilia tassi di mortalità per le malattie cerebrovascolari più che doppi rispetto a quelli del Trentino Alto Adige sono emblematici di questa situazione – ha rilevato Nicoletta Reale, presidente dell’Osservatorio Ictus Italia – e va detto inoltre che questa disomogeneità di copertura da parte delle strutture sanitarie si registra anche all’interno dei diversi territori delle regioni”.

Il Manifesto Sociale presentato a Roma mette anche in evidenza la necessità di azioni concrete: ecco perché l'OSSERVATORIO ICTUS ITALIA ha deciso di lanciare una CALL TO ACTION in 10 punti, che si rifanno ad alcune delle indicazioni con le quali, nel 2017, la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati impegnava il Governo ad operare con la “Risoluzione sulla prevenzione e la diagnosi dell’ictus cerebrale“ (nr.8-00268), un documento che in 19 punti impegnava il Governo Italiano su attività concrete verso una delle patologie a maggior rischio di mortalità e disabilità.

“Dopo il primo documento di indirizzo rispetto alle reali possibilità di prevenzione e cura di una patologia che, con l'aumento delle aspettative di vita, è diventata sempre più preoccupante nel nostro Paese per le gravi ricadute socio-assistenziali e di spesa”, ha sottolineato l'onorevole Rossana Boldi, “oggi registriamo l'arrivo di un vero appello alle Istituzioni ad agire in fretta e con convinzione per colmare le disuguaglianze ed assicurare il miglioramento della presa in carico dei pazienti. Avere in mano un Manifesto Sociale, come quello lanciato dall'Osservatorio, che abbia l'obiettivo di attualizzare la Risoluzione è un elemento di fortissimo indirizzo strategico. Devo registrare inoltre che continua in questo modo la collaborazione concreta e sempre più utile tra istituzioni, associazioni di pazienti ed associazioni scientifiche”.

I dieci punti della CALL TO ACTION contenuti nel Manifesto Sociale dell'Osservatorio si concentrano sulle azioni che vedono i Servizi Sanitari Regionali al centro della necessità di potenziamento/aggiornamento delle molte voci che caratterizzano la gestione di questa patologia: inserimento dell’ictus cerebrale nei piani sanitari regionali, messa a punto di percorsi diagnostico- terapeutici e assistenziali mirati, incentivazione verso l’uso di terapie e dispositivi medici di nuova generazione, implementazione di nuove Unità Neurovascolari, ove assenti, e coerente incremento degli organici, predisposizione di idonei piani di riabilitazione e, infine, disponibilità sull’intero territorio nazionale della trombectomia meccanica. Il fatto che persistano ampie aree non ancora in grado di erogare un’assistenza ottimale ha importanti ricadute non solo sul fronte del numero dei decessi, ma anche sulla possibilità di limitazione del danno derivante dagli episodi acuti. L’Ictus Cerebrale è la terza causa di morte in Italia, la prima per invalidità e la seconda per la causa di stati di demenza con perdita di autosufficienza. Nel nostro Paese, si manifesta in circa 120.000 nuovi casi ogni anno, un terzo dei quali genera decessi entro un anno mentre, in un terzo dei casi, produce forme invalidanti di diversa gravità. Ciò significa, per dare concretezza a questi dati, che ogni anno, una popolazione pari a quella di Potenza e Matera cade vittima di questa patologia.

L’incidenza dell’Ictus aumenta con l’età e i casi, su base annua, sono in progressivo aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione: la maggior incidenza si registra nei pazienti con età superiore ai 65 anni che, in Italia, sono quasi il 20 per cento della popolazione. Il quadro è ancor più preoccupante se si considera che, nella popolazione con età superiore agli 85 anni, l’incidenza dell’ictus oscilla tra il 20 e il 35 per cento. Altro aspetto di particolare rilievo, anche per l’impatto sulla spesa socio-sanitaria, è il dato secondo il quale ogni anno ben 10.000 casi di Ictus interessano una popolazione di età inferiore ai 54 anni di età: soggetti in piena età lavorativa per i quali l’impatto della malattia, in termini di riduzione dell’autosufficienza e di incidenza sui bisogni assistenziali, è particolarmente gravoso.

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