Domenica 22 Febbraio 2026 | 18:30

Tar Lecce, Bolkestein, carenze di organico e «IA»: Pasca scuote legislatori e giurisdizione

Tar Lecce, Bolkestein, carenze di organico e «IA»: Pasca scuote legislatori e giurisdizione

Tar Lecce, Bolkestein, carenze di organico e «IA»: Pasca scuote legislatori e giurisdizione

 
Alessandra LEZZI

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Alessandra LEZZI

Tar Lecce, Bolkestein, carenze di organico e «IA»: Pasca scuote legislatori e giurisdizione

La relazione del presidente del Tar Lecce non risparmia stoccate: «Sulle concessioni demianiali il caos è arrivato». Il monito: «Disapplicare la legge destabilizza il sistema»

Domenica 22 Febbraio 2026, 16:03

Il sassolino dalla scarpa se lo toglie con una digressione dalla relazione scritta. Il presidente del Tribunale amministrativo di Lecce, Antonio Pasca, nella giornata dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 - l’undicesimo del suo insediamento in via Rubichi - prima cita i numeri del personale di magistrati in servizio, passati dai 12, già pochi, del 2025, agli 11 in questo avvio del 2026: «Ma saremo soltanto in 9 da aprile in poi», sottolinea. Poi, guarda dritto in platea e pone la questione della Direttiva Bolkestein, tema che lo ha portato tanto alla ribalta delle cronache nazionali quanto ad essere bersagliato anche politicamente. «L’imperatore è nudo». Sceglie la frase iconica della fiaba di Andersen sostanzialmente per sostenere di essere stato facile profeta.

«Questo Tribunale non ha mai scritto che le gare per l’assegnazione e la riassegnazione di tratti di demanio marittimo non si sarebbero dovute fare - sottolinea - La Prima Sezione che presiedo ha invece costantemente sostenuto che era fondamentale e propedeutico stabilirne i criteri. Perché c’è qualcosa di peggio della non applicazione della Direttiva europea. Quel qualcosa è il caos. E il caos è arrivato. Le sentenze della Plenaria del Consiglio di Stato risalgono al 2021, e ad oggi non ci sono regole chiare in materia».

Il presidente ruota su molti passaggi endemici della vicenda Bolkestein anche la parte di relazione sul conflitto tra i poteri dello Stato, con la necessità di «evidenziare i rischi e le criticità insiti nel dilagante uso ed abuso dell’istituto, di creazione giurisprudenziale, della disapplicazione della legge nazionale da parte del giudice». Ancora una volta una precisazione “a braccio”: «Disapplicazione è un concetto che non mi è mai piaciuto. Il ruolo del giudice è di applicare la norma, non di disapplicarla. Men che meno può passare, come è accaduto, il principio per cui possano essere addirittura i funzionari della Pubblica amministrazione ad essere autorizzati a disapplicare una legge dello Stato». Cita, Pasca, «il principio fondamentale della sottoposizione del giudice alla legge», e sottolinea come il concetto di disapplicazione «ove applicato senza il rigoroso rispetto della gerarchia delle fonti del diritto costituisce causa di destabilizzazione del sistema delle tutele, determinando il venir meno del principio di certezza dell’ordinamento giuridico». Ma il presidente del Tar Lecce, nella sua penultima cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario prima della meritata quiescenza, ne ha anche per il legislatore. E non è certo una novità: «L’inerzia del potere politico o l’incapacità di affrontare gravi situazioni di criticità ha determinato ed anche sollecitato l’esercizio di una impropria funzione di supplenza della giurisdizione […] né appare trascurabile che l’esercizio della funzione legislativa abbia subìto una traslazione dal legislativo all’esecutivo, con buona pace dell’articolo 76 della nostra Costituzione».

Arriva nella lunga relazione di Pasca anche il momento di affrontare l’introduzione dell’intelligenza artificiale nel settore della giurisdizione: «Una decisione per algoritmi è immune dal sospetto di politicità e offre maggiori potenzialità operative», l’esordio con una inattesa successiva riflessione: «Mi risulta però essersi verificato che l’intelligenza artificiale sia giunta addirittura a creare ex novo inesistenti massime e precedenti giurisprudenziali». Dietro l’angolo quindi il concreto «rischio di una disumanizzazione della funzione giudicante». La riflessione finale si apre alla cronaca ma anche al quadro internazionale: «Stanno rovinosamente franando i pilastri che regolano il nostro mondo, il nostro vivere civile. Il diritto della forza sta prevalendo sulla forza del diritto». La chiusura, un appello alla coscienza civica di ciascuno, con una frase di Roul Follerau: «In questa società di scorie conservate la grazia di meravigliarvi».

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