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Aids, obiettivo soppressione del virus

Obiettivo soppressione del virus dell'Aids con la regola dei «tre target 90» ossia che il 90% delle persone affette da HIV siano diagnosticate; che il 90% degli affetti inizino il trattamento corretto e infine che il 90% delle persone sotto trattamento non abbia tracce riscontrabili del virus nel sangue

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Aids

Obiettivo soppressione del virus dell’Aids con la regola dei “tre target 90” ossia che il 90% delle persone affette da HIV (cosi’ si chiama il virus) siano diagnosticate; che il 90% degli affetti inizino il trattamento corretto e infine che il 90% delle persone sotto trattamento non abbia tracce riscontrabili del virus nel sangue. A questi però la comunità HIV ha aggiunto un ulteriore 90, legato alla qualità di vita ossia garantire che il 90% delle persone con HIV abbia una buona qualità della vita correlata alla salute. L’eliminazione degli “occhi che giudicano”, lo stigma, il pregiudizio rappresenta poi l’ulteriore obiettivo da raggiungere.

Una notizia confortante e’ data dal dr Lorenzo Badia dell’ospedale universitario di Bologna e consulente scientifico del progetto “Together”. “Oggi le persone con HIV sottoposte a trattamento e con carica virale non rilevabile possono non preoccuparsi più di trasmettere il virus agli altri, possono condurre una vita normale e vivere il rapporto con il proprio partner più serenamente”. Una persona con livelli plasmatici del virus HIV pressoché non rilevabili (<50 copie del virus per ml di sangue) per almeno 6 mesi, presenta un rischio di trasmettere il virus per via sessuale pari a zero. Grazie ai progressi della ricerca che ha portato innovazioni terapeutiche oggi a nostra disposizione si sono create tutte le condizioni, non solo perché questa condizione di controllo dell’HIV riguardi il maggior numero possibile di persone sieropositive, ma anche perché si possa vivere una vita piena ed entusiasmante combattendo insieme uno stigma che, invece, fa ancora fatica a essere estirpato”.

Dall’inizio dell’epidemia, nel 1982, a oggi, in Italia, sono stati segnalati quasi 70.000 casi di Aids (malattia), ed oltre 44 mila decessi fino al 2015.

Nel 2017, sono state riportate 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti.

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2017 sono maschi nel 76,2% dei casi. L'età mediana è di 39 anni per i maschi e 34 anni per le femmine. L'incidenza più alta è stata osservata nella fascia d'età 25-29 anni (15,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

Nel 2017, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’84,3% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,8%; Msm, Men who have sex with men 38,5%); il 34,3% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera.

Nel 2017, solo il 32% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv ha eseguito il test per la presenza di sintomi che facevano sospettare un’infezione da Hiv o l’Aids, il 26,2% in seguito a un comportamento a rischio e il 14,6% in seguito a controlli di routine.

Più della metà delle persone con una nuova diagnosi di Hiv è stata diagnosticata in fase avanzata di malattia: il 55,8% con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL e il 36,1% con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL.

Together we can stop the virus è il nome della nuova campagna di sensibilizzazione sull’HIV di Gilead Sciences, sviluppata in collaborazione con 10 associazioni di pazienti, patrocinio di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research),con lo scopo di raccontare cosa vuol dire vivere con l’HIV oggi. Paura della diagnosi, pregiudizio, l’inizio di una terapia per tutta la vita, ma anche il raggiungimento di una migliore qualità di vita. Un percorso che si snoda attraverso le opere in Realtà Aumentata di 5 artisti italiani visibile al pubblico gratuitamente dal 22 al 27 ottobre presso BASE Milano, il nuovo polo milanese di contaminazione culturale tra arti, imprese,tecnologia e innovazione sociale.

Cinque opere di circa 6 metri di altezza, che si animano in realtà aumentata, se inquadrate da smartphone o tablet, sono state realizzate da 5 artisti che hanno lavorato a fianco delle principali Associazioni di pazienti italiani.

Un percorso che si snoda attraverso i cosiddetti 4 90 dell’HIV è un ulteriore ‘obiettivo’; secondo quanto definito dal programma UNAIDS (United Nations Programme on HIV/AIDS): la soppressione del virus.

Un volto scomposto, deforme che riprende i suoi lineamenti e ritrova il proprio equilibrio con il passare del tempo a rappresentare l’effetto di una diagnosi di positività all’HIV e quello che avviene dopo; una donna che perde i suoi colori e poi li ritrova insieme all’energia e alla voglia di vivere per descrivere l’effetto di una terapia che funziona; degli occhi che ti guardano, ti inseguono, ti giudicano spazzati via da una luce accecante che rappresenta la ricerca e l’innovazione. Sono alcune delle immagini animate che fanno parte della mostra inaugurata a Milano.

Lo dimostrano anche i dati della recente indagine ‘Is HIV sorted’, commissionata dall’International Association of Providers of AIDS Care, Fast-Track Cities e Gilead Sciences, in Italia ancora il 58% delle persone sarebbe a disagio nel lavorare a fianco di una persona sieropositiva. L’attitudine sociale negativa nei confronti delle persone sieropositive pone poi serie barriere agli obiettivi di diagnosi e trattamento fissati da UNAIDS (United Nations Programme on HIV/AIDS) entro il 2020, in quanto lo stigma allontana le persone dal test e frena l’accesso alle cure per le perdone che vivono con HIV.

“Together vuol dire – dice Valentino Confalone vice president e GM di Gilead Italia, impegnata da oltre 30 anni nella lotta all’HIV - che dobbiamo essere uniti e che questo ‘stop al virus’ e a tutte le sue conseguenze può essere raggiunto solo tutti insieme: ognuno di noi può fare qualcosa e noi vogliamo essere in prima fila, a fianco dei pazienti e delle loro Associazioni, dei clinici, delle società scientifiche e delle istituzioni, con il nostro impegno quotidiano a sviluppare e rendere disponibili trattamenti efficaci e sicuri che permettano di raggiungere e mantenere nel lungo termine una qualità di vita ottimale.”

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