Venerdì 06 Marzo 2026 | 23:30

Ex Ilva, il grido di Taranto in Aula: «Non si può più scegliere tra lavoro e vita. Il Governo non ha strategia» VIDEO

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Ex Ilva, il grido di Taranto in Aula: «Non si può più scegliere tra lavoro e vita. Il Governo non ha una strategia»

L'intervento dell’onorevole Francesca Viggiano che ha rotto il protocollo della fredda cronaca politica: «Parlo come cittadina e come madre. La mia è una città ferita»

Venerdì 06 Marzo 2026, 15:29

15:45

Un intervento della parlamentare Francesca Viggiano che ha rotto il protocollo della fredda cronaca politica per farsi voce di una comunità intera. Nell’Aula della Camera, la discussione sull'interpellanza urgente per l’ex Ilva ha riportato al centro il dramma di Taranto, Genova e Novi Ligure, città unite da un destino industriale che oggi appare più incerto che mai.

«Parlo come parlamentare, ma soprattutto come cittadina di Taranto e come madre" dichiara l'onorevole Viggiano. Esordisce così il richiamo alle istituzioni, descrivendo una città meravigliosa «ma ferita, costretta da decenni a vivere un conflitto innaturale: quello tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Un bivio morale che grava sulle spalle di migliaia di padri di famiglia che entrano in fabbrica senza sapere cosa respirano e con la paura di non tornare a casa. Il costo umano è stato altissimo: 11 morti sul lavoro negli ultimi dodici anni, l'ultimo dei quali lo scorso 2 marzo. A questo si aggiunge l'allarme dello studio SENTIERI, che certifica un eccesso di malattie infantili legato all'inquinamento, trasformando il futuro dei bambini in una "promessa fragile".

L'interpellanza punta il dito contro quella che viene definita una mancanza di visione strategica da parte dell'Esecutivo. Destano preoccupazione le recenti ammissioni del Ministro della Giustizia, che ha dichiarato di non conoscere il provvedimento del Tribunale di Milano che dispone la chiusura dell'area a caldo a partire dal 24 agosto 2026.

«Se un membro del Consiglio dei Ministri non ha contezza di un atto che potrebbe fermare il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, significa che il Governo non ha una strategia». Anche l'ipotesi di vendita al fondo statunitense Flacks Group viene accolta con estrema cautela: mancano infatti un piano industriale dettagliato, impegni vincolanti sulla decarbonizzazione e garanzie per gli 8.500 lavoratori.

Il documento presentato chiede risposte immediate su fatti precisi: le nubi rosse sui quartieri (chiarimenti urgenti sulle emissioni anomale registrate tra il 20 e il 22 febbraio 2026) la cassa integrazione (soluzioni per i 4.450 lavoratori -di cui 3.800 a Taranto - che vivono in una "sospensione della vita" lunga dodici mesi), debiti verso l'indotto (interventi per sanare il trattamento discriminatorio verso le imprese creditrici locali).

«Nessuna strategia industriale potrà mai giustificare un'altra morte». La conclusione è un appello alla dignità: se lo Stato deve intervenire, deve farlo per proteggere i cittadini e non per "socializzare i costi e privatizzare i profitti". Perché l'obiettivo non può più essere solo produrre acciaio, ma rendere la produzione finalmente compatibile con la vita.

Il Governo, dopo aver sciorinato i provvedimenti giudiziari e presunte rassicurazioni per le imprese dell’ indotto, nulla ha detto se questa fabbrica sarà mai resa compatibile con la salute e la vita dei tarantini, nulla sugli ultimi eventi emissivi, nulla sul crono programma degli interventi e le tutele del lavoro.

La dignità del territorio passa per il coraggio della verità. Taranto non può esser più considerata come un città sacrificabile, ma è una priorità nazionale

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