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La forza di Davide

Istruzione domiciliare, da Ginosa un progetto pilota

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Michele Pacciano

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L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Istruzione domiciliare, da Ginosa un progetto pilota

Non tutti i bambini e i ragazzi con disabilità grave possono frequentare la scuola dell'obbligo ed essere compiutamente inseriti in un contesto classe che li accolga e assicuri loro il diritto all'istruzione e all'interazione con gli altri, come si desume dal dettato costituzionale e dalle norme applicative presenti nella legge quadro n° 104 sulle disabilità.

 Che fare allora?  come ovviare a una disfunzione legislativa che sembra configurare un precedente pericoloso, istituendo di fatto una conventio ad addendum per gli alunni con handicap grave?

Fortunatamente ci viene in soccorso la cosiddetta istruzione domiciliare.

 Nata come forma di educazione integrativa negli ospedali, per i ragazzi e bambini lungodegenti, ai quali è assicurata la continuità curriculare e disciplinare, scongiurando l’ipotesi di perdere un anno scolastico, questa esperienza si è estesa oltre le mura dei nosocomi e viene oggi applicata, con progetti di natura temporanea, a tutti quegli alunni che ne abbiano reale e certificato bisogno, previa approvazione del Consiglio dei docenti dell'Istituto scolastico di provenienza.

Davide è un bambino di 9 anni, con gravi disabilità neuromotorie, oltre ad una forma non ancora definita di cecità.

 La sua condizione non gli permette di esprimersi verbalmente se non con parole standardizzate che racchiudono però tutto un mondo interiore.

Non avendo potuto frequentare la terza elementare all'Istituto Comprensivo Deledda San Giovanni Bosco di Ginosa, il collegio docenti della scuola, con il supporto e l'approvazione della dirigente scolastica Luciana Lovecchio, ha deliberato che l'insegnante di sostegno, con un progetto individualizzato seguisse Davide a casa.

La sperimentazione, come affermano all’unisono, la mamma Francesca e l’insegnante incaricata, Marivita Carrera, ha dato risultati che vanno ben oltre le stesse aspettative degli operatori, migliorando sensibilmente la vita di relazione del bambino.

Si è iniziato con il potenziamento delle capacità non verbali nella vita interpersonale, per proseguire poi con la lettura e il racconto di favole.  tutte le stanze della casa sono state rese individuabili da Davide con disegni e supporti tattili. Si è tenuto vivo il legame con i compagni e con la classe di riferimento attraverso visite periodiche dei ragazzi in casa di Davide. Gli stessi compagni gli hanno letto, o raccontato favole e pezzi di vita, giocando anche con lui ed entrando a volte in simbiosi con la sua condizione di disabilità, che è vista ora dai ragazzi come una diversità, ma non come un ostacolo all'amicizia e alla condivisione.

Come ribadisce la mamma Francesca, l’handicap, non va nascosto, va spiegato.

I primi momenti di approccio non sono stati facili, ma per rompere il reciproco disagio, è bastato guardarsi negli occhi e rispondere semplicemente e senza alcun imbarazzo, a quelle che erano le domande più ricorrenti dei ragazzi:

Perché Davide non cammina? Perché Davide è in carrozzina? Perché porta ancora il bavaglino?

Adesso, come spiega orgogliosa Francesca, che rifiuta categoricamente l'appellativo di mamma coraggio, i compagni conoscono Davide per com'è. E per quello che possono, nelle piccole cose, cercano di aiutarlo, con naturalezza.  E questo, è il più bel risultato.

 Per una volta, a Ginosa, nel profondo della provincia tarantina, le mura di casa non sono diventate il simbolo di una chiusura nel dolore di un dramma familiare e sociale, ma invece hanno rappresentato una zona di comfort che ha permesso l'apertura all'altro e all’accoglienza, nella reciproca crescita e condivisione.

“Certo i problemi rimangono, come sottolinea Francesca col profondo realismo della consapevolezza, sono tanti, dalla terapia, alla mancanza di strutture adeguate e all'incertezza del domani. Spesso i genitori devono anche intervenire nel percorso terapeutico, perché in zona non vengono applicati progetti individualizzati e continuativi, che sarebbero invece richiesti dalla particolare condizione di Davide e di altri bambini come lui. Ma questo nuovo approccio con l’istituzione scolastica, è una bella iniezione di ossigeno ci fa ben sperare.  Attraverseremo momenti difficili, ma li affronteremo.  La disabilità di Davide, in fondo, è la sua normalità”

Non sappiamo se l'anno prossimo Davide tornerà a scuola.  tutti lo speriamo. Anche l'Istituto dovrà trovare spazi e mezzi consoni e adeguati.

 Ma quando lasciamo Davide e Francesca, abbiamo una nuova certezza. L'angoscia è sparita. capiamo che la forza di questo bambino, sta negli occhi della sua mamma, nell'amore che gli dà e che riceve da lui. Una domanda si stempera in un sorriso: e se l’interazione, la vera comprensione della disabilità, cominciasse dai bambini? Forse anche noi adulti impareremo realmente come si fa.

 

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