La strage di Capodanno di Crans-Montana che ha coinvolto sei vittime italiane, tutte giovanissime tra i 15 e i 16 anni, tra cui 5 deceduti, ci permette solo qualche riflessione, in pieno rispetto per le vittime e i loro familiari affranti dal dolore. Il dramma richiede un pensiero, perché non resti un tragico incidente e possa in qualche modo ispirare dei sentimenti forti nel ricordo di questi giovani. Perché la morte non sia avvenuta invano. Infatti, quelle immagini che in poche ore dall’accaduto hanno fatto il giro del mondo sul web e nei telegiornali e programmi televisivi oltre che sui social media, hanno impresso un ricordo nel nostro inconscio collettivo. Per la prima volta come mai prima, forse hanno comportato gioco forza l’associazione di un fatto crudo della realtà al divertimento e alla vita. Non è più possibile guardare video che riproducono scene di persone e giovani divertirsi nei locali con della musica, senza richiamare alla memoria le scene del Le Constellation, il locale che ospitava questi ragazzi la notte di Capodanno. Un trauma collettivo oltre che individuale, perché ha toccato dei giovanissimi, detti anche figli nostri nei titoli che scorrevano nelle notizie il girono dopo. Chiunque nel mondo si è immedesimato e ha sentito nella propria pelle quello strazio, quel dolore di madre e padre, fratelli e sorelle, che non sapevano come stessero i propri figli o di saperli ricoverati in condizioni gravi e prima ancora, intrappolati tra fumo e fiamme nel locale svizzero. La sciagura supera l’aspetto delle responsabilità e l’analisi delle famiglie, che spesso vengono ingiustamente accusate, senza poterne comprendere sino in fondo le ragioni di vita e le scelte, unitamente alla fatalità che talvolta si incontra nella vita. Questa disgrazia, infatti, merita dal punto di vista sociale e psico sociale, silenzio e rispetto. Poiché nessuno avrebbe voluto questo epilogo durante la fine del vecchio anno. Questi figli di tutti hanno certamente risvegliato indirettamente un sentimento di genitorialità condivisa, tutti gli orologi si sono fermati quella notte e nei giorni seguenti, coinvolgendo milioni di persone sul pianeta, per stringersi in preghiere e pensieri a favore dei malcapitati e dei loro cari. Momenti di consapevolezza sul valore delle vite dei giovani, sul valore dei figli, sul valore dell’essere genitori, sulle pene, sui dolori, sulle calamità, sulle complessità che attanagliano tante famiglie nel globo. E stando certi che tutti e tutte, nel leggere e vedere e ascoltare di quei momenti e nel condividere le immagini dei funerali e le testimonianze dei parenti dei giovani scomparsi, avrebbero saputo come essi si sentissero, immaginandolo e vivendo momenti di vicinanza e di comunanza che facevano stringere tutti in un abbraccio corale e in un lutto collettivo, da cui si può solo risorgere più forti, più attrezzati e più consapevoli, per loro. Ciao ragazzi, buon viaggio.
Un trauma collettivo oltre che individuale, perché ha toccato dei giovanissimi, detti anche figli nostri nei titoli che scorrevano nelle notizie il girono dopo.
Sabato 10 Gennaio 2026, 17:41
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Un blog per saperne di più sul “SAPER VIVERE” di ogni giorno e sul decidere come comportarci, facendo chiarezza sulle parole e sui fatti, potendo avere un punto di vista utile per avere sempre più un’opinione personale su lavoro, scuola e famiglia. Ecco una serie di strumenti per poter comprendere gli eventi della vita e saperli gestire al meglio. Tutto questo è Agil@mente. A cura di Emanuela Megli, donna e due volte mamma, imprenditrice, Formatrice Coach di Soft Skills e scrittrice.
Emanuela Megli
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