Mercoledì 28 Gennaio 2026 | 20:36

Il femminicidio culturale 

 
emanuela megli

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emanuela megli

Il femminicidio culturale 

federica torzullo

Prima che fisico il femminicidio è culturale, una ferita psicologica inferta dall’ abuso della personalità dominante

Domenica 25 Gennaio 2026, 16:22

26 Gennaio 2026, 18:42

Il femminicidio di Federica Torzullo ad Anguillara Sabazia, fa ancora rabbrividire, con l’aggravante che da poche ore sarebbero stati trovati morti i genitori di Claudio Carlomagno, il marito della donna finito in carcere con l'accusa di averla uccisa. L’Ansa riporta l’ipotesi degli investigatori ricaduta sulla possibilità di un suicidio, indotto probabilmente dal dolore, dalla vergogna o dai sensi di colpa. Il femminicidio presente nella nostra cultura è fatto di un approccio dominante e rigido che in realtà presenta un Io debole, che necessita di ogni forma di rassicurazione, poiché incapace di affrontare le esperienze traumatiche come l’io forte, tendendo ad un carattere depressivo e nevrotico, slatentizzato dalle esperienze traumatiche generanti un suo equilibrio instabile (G. Gatti, 2022).

Se nei primi ani di vita, le relazioni con le figure di riferimento affettive sono state carenti e hanno offerto scarse possibilità di costruzione di autostima e fiducia (Base sicura Bowlby, 1982; M. Klein, 1932 e M. Frateschi, 2012), il soggetto ha sviluppato una dipendenza da figure in grado di mantenere alti quei livelli di autostima. Pertanto, l’esperienza della perdita dell’oggetto-soggetto d’amore, causa sentimenti ambivalenti di rabbia, di odio e amore verso l’oggetto, fino al suo annientamento, psicologico e spesso anche fisico, fino alla sua morte. Nella fase di auto controllo l’individuo riesce a gestire le spinte impulsive di rabbia e di odio, al fine di non perdere l’oggetto di rassicurazione, con compensazioni narcisistiche (come i tradimenti e le gratificazioni in altri ambiti di vita, tra cui quello professionale e amicale) e per gestire l’affiorare dei sentimenti depressivi, la persona idealizza l’oggetto-soggetto d’amore. 

Ma con il manifestarsi del trauma come la fine della relazione sentimentale e la perdita dell’oggetto d’amore, si verifica la ferita narcisistica e questo scatena l’aggressività psicologica e fisica del soggetto, che cerca in tutti i modi di vendicarsi del delitto di maestà lesa, per la propria presunta superiorità a scopo dominante. Per alcuni la vendetta si manifesta con l’omicidio, come hanno riportato gli avvocati nel caso di Federica "eliminandola e privandola di ogni autonomia decisionale". Per altri si sposta sul piano psicologico, con la negazione e mistificazione della realtà perpetrata nel tempo.

Si tratta della manipolazione deliberata o dell'alterazione della realtà per fuorviare o nascondere la verità, spesso tramite propaganda o inganno. Una pratica che il soggetto (più frequentemente di genere maschile) prosegue sin dall’unione con la propria partner, in cui nasconde i propri sentimenti, si rifiuta di condividere emozioni e stati d’animo autentici, perché il suo scopo è quello di mantenere in piedi più realtà sentimentali differenti e parallele, da cui ricevere conferme e rassicurazioni al proprio Io debole e su cui esercitare potere e controllo, attraverso la manipolazione e lo scopo di dominare. Il partner soggetto al tentativo di controllo, sebbene sia autodeterminato e forte, viene quindi condizionato e raggirato dall’altalena dei comportamenti affettivi, con andamento discontinuo, ma presenti e dalle menzogne che vengono addotte a tale discontinuità nella manifestazione della condizione sentimentale del partner.  Finendo in un circuito di confusione emotiva e nella incapacità di decifrare i messaggi appositamente vaghi, rimanendo imbrigliata in una condizione di impotenza, poiché l’altro soggetto della relazione non consente chiarimenti, colpevolizza, svaluta, insinua dubbi continui sulle sue azioni, sugli intenti affettuosi e sui progetti di coppia che vengono proposti. Ad oggi i casi di femminicidio sono sempre più frequenti, ma ancora di più l’abuso emotivo è un tema di cui si parla poco e che influisce sulla cultura tossica del femminicidio. L’atto deliberato di controllare, spaventare, umiliare, controllare, confondere la persona, può riguardare violenze soprattutto psicologiche e per questo invisibili ma molto dolorose, afferenti ad aspetti personali, sociali, lavorativi, economici e sessuali. 

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Emanuela Megli

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Un blog per saperne di più sul “SAPER VIVERE” di ogni giorno e sul decidere come comportarci, facendo chiarezza sulle parole e sui fatti, potendo avere un punto di vista utile per avere sempre più un’opinione personale su lavoro, scuola e famiglia. Ecco una serie di strumenti per poter comprendere gli eventi della vita e saperli gestire al meglio. Tutto questo è Agil@mente. A cura di Emanuela Megli, donna e due volte mamma, imprenditrice, Formatrice Coach di Soft Skills e scrittrice.

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