La touque blanche di Daniele Vino, chef di Terlizzi ha stregato il palato e il cuore di una giovane coppia di Philadelphia. I due sposi hanno voluto che il cuoco della città dei fiori preparasse una pietanza pugliese per il loro matrimonio celebrato a Roma. Non finisce qui perché, tra lo stupore della coppia, il tutto a sorpresa è stato servito in piatti in ceramica realizzati dalla terlizzese Daniela Pagano.
«Porto la mia cucina in giro come chef a domicilio e con progetti itineranti - attacca Daniele Vino -. Sono stato a Londra e a Vilnius, e ho nuove date in arrivo che non vedo l’ora di confermare. Di recente ho cucinato a Roma per una coppia americana sposatasi in Vaticano: Jenna Rose e Paul Pedro; a mezzanotte ho servito una grande spadellata di orecchiette al pomodoro, basilico e ricotta salata. Il tutto in piatti rigorosamente fatti a mano e personalizzati dalla mia cara amica Daniela Pagano di Terlizzi. Un piatto semplice, ma efficace. Caldo, diretto, identitario. La cucina pugliese piace proprio per questo: perché è efficace. Non è standardizzata, vive nelle case, nelle piccole realtà, nei produttori. È fatta di pochi ingredienti, racconta storie vere. È umana».
La passione di Daniele Vino per la cucina ha radici molto lontane. «Tutto è cominciato per destino e per necessità. È nata in famiglia, nella mia terra, nei racconti di nonno Gioacchino e nelle mani operose di mia nonna Giuseppina. Al pianterreno di via Giovanni Capoccia 51, la loro casa si trasformava a Natale e a Capodanno in una trattoria con quaranta coperti: parenti, amici, vicini. Lì ho capito che cucinare non è solo preparare da mangiare, ma creare comunità. Mi sono innamorato di una cucina povera, essenziale, ma piena di significato. Ho imparato che il cibo è memoria, identità, appartenenza, cuore. È tifo per le proprie radici».
Poi gli studi di ragioneria che non hanno però sopito la passione per i fornelli che è cresciuta anche per necessità. «Essendo il figlio maggiore - racconta Daniele Vino, spesso cucinavo quando i miei genitori erano al lavoro. Quella responsabilità quotidiana mi ha dato sicurezza e consapevolezza. Le persone attorno a me assaggiavano, incoraggiavano, e lentamente ho capito che forse quella era la mia strada. In parallelo c’è sempre stata la musica, altra mia grande passione. Un’amica mi chiamava “il cuoco cantastorie”, perché nei miei piatti ho sempre cercato di raccontare qualcosa, proprio come si fa con una canzone».
Daniele Vino è un ragazzo con le idee chiare e voglia di arrivare . «Ho lavorato in Italia e all’estero, tra Inghilterra e Belgio. Oggi vivo in Emilia-Romagna. È un periodo impegnativo che mi sta mettendo alla prova ma mi sta anche insegnando la parte gestionale e imprenditoriale del mestiere. Il mio obiettivo è tornare in Puglia nei prossimi due anni e aprire un posto che mi rappresenti. Sto ancora scoprendo chi sono, cercando ogni giorno di sorprendermi… so solo una cosa: sorprenderò tutti».














