L’ipotesi di un buco da 460 milioni nei conti della sanità è l’elefante che ha occupato l’aula del primo vero Consiglio regionale dell’era Decaro. E questo anche se, all’indomani dell’articolo con cui la «Gazzetta» ha dato conto dei risultati di preconsuntivo delle Asl, fonti della Regione spiegano che il risultato finale al netto del consolidamento dovrebbe essere più basso e aggirarsi intorno alla cifra di 360 milioni.
Il problema resta drammatico, perché comunque mette la Regione in condizione di dover prendere decisioni anche drastiche: quelle sulla «razionalizzazione» della rete ospedaliera, che sarebbero arrivate in ogni caso, e quelle sulla leva fiscale da azionare se il bilancio autonomo non avrà (come sembra) lo spazio necessario a garantire le coperture. Sul punto le norme sono drastiche: le Regioni che non pareggiano la spesa sanitaria vengono commissariate (la Puglia è in Piano operativo, che consiste nell’affiancamento da parte dei ministeri) e subiscono l’aumento automatico delle addizionali Irpef al massimo previsto (il 3,33%). Quello del commissariamento è un rischio che non esiste, ma non altrettanto si può dire dell’aumento delle addizionali: nel 2025 sono già state costrette a farlo diverse altre Regioni...















