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La società della Provincia

Isolaverde, c'è il fallimento
la società va in «archivio»

Il crac chiesto da quattro dipendenti: la società fu costituita nel 2004

Isolaverde, c'è il fallimentola società va in «archivio»

Sentenza di fallimento per Taranto Isolaverde. Ieri mattina, il presidente della sezione Fallimenti del Tribunale di Taranto, Pietro Genoviva, ha definitivamente mandato in soffitta la società partecipata costituita nel dicembre del 2004 dall’Amministrazione provinciale. Sono state, dunque, accolte le richieste di quattro ormai ex dipendenti (in realtà, in un caso hanno avanzato l’istanza gli eredi di un lavoratori ormai defunto). È stato nominato come giudice delegato Martino Casavola mentre il curatore fallimentare è Giovanni Lenoci, avvocato originario di Martina Franca. A questo punto, il liquidatore della società, Mimmo Rochira, entro tre giorni dovrà depositare in Tribunale i libri contabili dell’azienda e fornire al curatore l’elenco dei creditori (ex dipendenti in gran numero ma anche ex fornitori). Inoltre, è stato già stabilito che il prossimo 13 gennaio, alle ore 11, ci sarà (come si definisce in gergo) l’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo.

Ancor prima, in realtà, ovvero il 10 ottobre, alle ore 12, il giudice delegato (Martino Casavola), in base alla legge fallimentare, nominerà il comitato dei creditori che «con la domanda di ammissione al passivo o precedentemente - si riporta testualmente dall’estratto della sentenza - abbiano dato la disponibilità ad assumere l’incarico ovvero abbiano segnalato altri nominativi aventi i requisiti previsti». Infine, i creditori o altri che possano vantari diritti sui beni mobiliari di Taranto Isolaverde hanno un mese di tempo prima dell’adunanza dei creditori (quindi entro il 13 dicembre) per inviare le proprie domande di insinuazione con posta elettronica certificata (Pec) alla casella mail del curatore (Giovanni Lenoci).

La sentenza della sezione Fallimenti del Tribunale di Taranto ha letteralmente spiazzato una parte importante degli addetti ai lavori che, in virtù della connotazione totalmente pubblica della società, ritenevano che non si potesse mai giungere ad un epilogo simile. Ed invece, di fatto, questa sentenza se da un lato, ovviamente, risponde ai principi dell’attuale legge, dall’altro anticipa i contenuti del decreto Madia sulla riforma delle aziende partecipate che, nelle prossime settimane, diventerà operativo con la pubblicazione dei decreti attuativi.

Ora, il curatore fallimentare dovrà, in estrema sintesi, vendere i beni mobili (immobili non ce ne sono) di proprietà della società e con il ricavato potrà parzialmente esaudire le richieste dei creditori. Tra questi, com’è noto, la legge assegna una corsia preferenziale agli ex dipendenti. Non sembra, però, che i proventi di queste alienazioni possano essere rilevanti, anzi. Ma questa sentenza ha comunque un effetto indiretto positivo visto che consente agli ex lavoratori di chiedere all’Inps lo sblocco del Tfr (ovvero, della liquidazione).
I rischi per la Provincia, infine, salvo imprevisti, sembrano minimi. Nella peggiore delle ipotesi, potrebbe essere chiamata solo (in quanto socio unico) a coprire l’importo del capitale sociale. Appena 50mila euro.

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