Martedì 10 Febbraio 2026 | 12:33

Referendum, la voce del sì: «Il sorteggio spezza il potere delle correnti, stop all’appartenenza»

Referendum, la voce del sì: «Il sorteggio spezza il potere delle correnti, stop all’appartenenza»

 
Giovanni Longo

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Giovanni Longo

Referendum, la voce del sì: «Il sorteggio spezza il potere delle correnti, stop all’appartenenza»

Francesco Bretone, 62 anni, è sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Bari: da tempo non è più iscritto all’Anm e ha aderito al manifesto di 50 magistrati italiani che voteranno sì

Martedì 10 Febbraio 2026, 10:29

Francesco Bretone, 62 anni, è sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Bari dopo essere stato giudice in Calabria e pubblico ministero a Trani e a Bari. Non appartiene a correnti, da tempo non è più iscritto all’Anm e, sul referendum costituzionale sulla giustizia, ha aderito al “manifesto” di 50 magistrati italiani che voteranno “si”.

Consigliere Bretone, siete un po’ pochini su una platea di circa 10mila magistrati. O no?

«Non abbiamo cercato nessuno, ci siamo ritrovati tra persone che avevano già manifestato l’intenzione di votare sì. Capiamo che la posizione del sì non è ben vista al nostro interno e questo giustifica l’assenza di giovani e la presenza di magistrati in pensione che vanno valorizzati per la loro esperienza e non mandati ai giardinetti come ha scritto qualcuno».

Perché un magistrato è favorevole al sorteggio dei componenti togati del Csm?

«È dal 2013 che come comitato Altra proposta proponiamo il sorteggio come unico rimedio allo strapotere delle correnti, nel 2018 e nel 2022 abbiamo sorteggiato davanti ad un notaio un candidato al Csm per dimostrare che il sistema funzionava. Prese 300 voti, con 450 sarebbe stato eletto. Siamo stati anche ascoltati nel 2021 dalla Commissione parlamentare per la riforma della giustizia».

Il “criterio” non svilisce la democrazia rappresentativa?

«Dispiace che persino persone esperte facciano confusione tra organo politico, come per esempio il Consiglio comunale, che deve necessariamente essere elettivo perché rappresenta i cittadini, e organo di alta amministrazione, quale è il Csm, che non rappresenta i magistrati, ma che svolge unicamente una attività amministrativa».

Perché la quasi totalità dei suoi colleghi è contraria al sorteggio?

«Sulla quasi totalità ho molti dubbi. Il segretario dell’Anm si appropria del voto di colleghi che non si sono mai espressi. Diciamo che le persone che fanno campagna per il no sono collegate alle correnti. Molte, ma non tutte. Conosco magistrati che voteranno sì ma non hanno voglia di esporsi. E non è bello che all’interno della magistratura uno non sia libero di esprimere le proprie idee per paura dell’isolamento. Il sorteggio fa paura perché esclude le correnti dalla stanza dei bottoni, il Csm, e così perdono potere».

In che modo?

«Introducendo un criterio di casualità. Oggi per ironia della sorte, con le elezioni dominate dalle correnti, posso prevedere con 10 anni di anticipo chi andrà a fare il consigliere del Csm, con il sorteggio no».

Come influiscono le correnti sull’attività del Csm?

«Le correnti sono ormai diventate dei centri di potere e hanno sostituito nella attività del Csm, ai principi di trasparenza e verificabilità, il criterio della appartenenza».

Da pubblico ministero, quali sono gli indizi su ciò che afferma?

«Nel 2021 il Consiglio di Stato ha annullato le nomine del consiglio direttivo della Scuola della magistratura. Il Csm, costituitosi in giudizio ha confessato di aver nominato il direttivo, non in base ai profili degli 88 candidati, ma per rappresentare le diverse sensibilità culturali. Palazzo Spada affermò che il Csm non è un organo politico e deve operare secondo criteri di trasparenza e verificabilità. Anni fa un componente del Csm denunciò il sistema delle nomine a pacchetto, che consistono per esempio nel nominare più giudici della Cassazione contemporaneamente, in modo da rispettare l’equilibrio delle correnti. Affermò che in questo modo non era in grado di valutare il profilo dei candidati».

E le chat di Palamara sono una prova?

«Non fa comodo ricordarle. Consiglio di andarle a rileggere, non è cambiato assolutamente nulla. Nascondere i nostri problemi, non fare alcuna autocritica, non proporre soluzioni ci ha portati dritti al sorteggio, colpa della magistratura che ha fatto cattivo uso dell’autogoverno. Pensavano che destituendo Palamara la faccia della magistratura tornasse pulita. Peraltro, a Palamara non è stato contestato il “sistema” delle nomine, ma solo la famosa cena in cui si discuteva di quale candidato sostenere a procuratore di Roma, a cui partecipò un imprenditore indagato dalla stessa procura. Fatto grave certo, ma che richiama responsabilità individuali e non collettive».

E sulla separazione delle carriere?

«Credo che il giudice, nel suo lavoro, debba essere da solo con due guide: la legge e la sua coscienza individuale, nulla deve interferire nel delicato processo di decisione. L’art. 104 della Costituzione resta, garantendo autonomia e indipendenza dalla politica. Con i due Csm sarà libero dalle influenze delle Procure sulle sue valutazioni professionali e con il sorteggio non avrà la necessità di iscriversi alle correnti ai fini della sua carriera».

I sostenitori del “no” dicono il contrario. È scritto anche sui manifesti.

«La riforma non incide sull’autonomia e l’indipendenza del magistrato dalla politica, garantite dalla Costituzione e non c’è alcun pericolo che il pubblico ministero possa essere attratto nella sfera dell’esecutivo, c’è il suo Csm che lo tutela. Inoltre, il principio della obbligatorietà dell’azione penale, impedisce qualsiasi interferenza della politica nelle indagini».

Perché separare le funzioni di alta amministrazione da quelle disciplinari?

«I criteri della sezione disciplinare del Csm sono spesso arbitrari, influenzati da elementi extra-giuridici. Io mi sento più tutelato dall’Alta Corte visto che ne faranno parte magistrati sorteggiati che hanno svolto funzioni di legittimità; rimane invariato il rapporto fra componente politica e della magistratura e viene introdotto un grado di appello nel merito oggi inesistente».

Cosa sente di dire ai cittadini?

«Lasciate perdere gli slogan, informatevi, leggete i libri che hanno raccontato il sistema. Non è un voto contro il governo o la magistratura. I padri costituenti hanno ideato un sistema saggio per proteggere la magistratura dalla politica, del resto era questa la esigenza principale venendo dal fascismo, ma non avevano la palla di cristallo per prevedere la nascita delle correnti e la minaccia all’autonomia della magistratura, ironia della sorte, proveniente proprio dal suo interno. Con la riforma, se verrà approvata, si mette fine a questa grave distorsione del sistema».

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