Il Comune di Taranto, a meno che la Corte d’Appello non ribalti la sentenza di primo grado, dovrà sborsare quasi 1 milione di euro in favore dell’Inps. No, non si tratta di contributi previdenziali non versati dal Municipio (e ci mancherebbe pure) ma il mancato versamento, negli anni passati, del canone di affitto dell’ex sede dei Vigili urbani. Per questo motivo, prima che terminasse il 2025, il Consiglio comunale ha approvato, anzi così come si dice in gergo riconosciuto, quest’altro debito fuori bilancio.
Il tutto, come si evince consultando gli atti, per un importo complessivo di oltre 932mila euro, derivante da una complessa vicenda giudiziaria che ha visto contrapposto il Municipio all’Inps.
In particolare, la questione affonda le sue radici in un lungo rapporto di locazione iniziato addirittura nel settembre del 1987, quando il Comune di Taranto prese in consegna alcuni immobili situati in piazzale Dante ai civici 6, 7 e 9, oltre a un’ampia autorimessa di 1.302 metri quadrati con ingresso, in questo caso, al civico 26 dello stesso piazzale. Questi locali ubicati in zona Bestat, noti ai cittadini per aver ospitato per oltre vent’anni il comando della Polizia locale, all’epoca denominata Polizia municipale, appartenevano originariamente alla Cassa di previdenza per i dipendenti degli enti locali, ma poi sono confluiti nel patrimonio dell’Inpdap, prima di essere assorbiti definitivamente dall’Inps nel 2012, dopo lo scioglimento dello stesso Inpdap. Per la cronaca, a cavallo dei suoi due mandati, fu l’ex sindaco Stefàno a trasferire da lì i Vigili urbani e a sistemarli nell’attuale sede di via Acton. Che rispetto ai locali di piazzale Dante, essendo di proprietà comunale consentì peraltro al Municipio di risparmiare circa 110mila euro all’anno di affitto.
La frattura tra le parti si è consumata ufficialmente nel dicembre del 2020, quando l’istituto di previdenza notificò all’Amministrazione comunale una citazione per chiedere il conto di anni di pendenze economiche. Nel dettaglio, la pretesa creditoria dell’Inps riguardava principalmente il pagamento di 724mila euro per canoni di locazione mai versati, interessi di mora e circa 50mila euro per oneri accessori maturati tra il 2007 e il 2012, a cui si aggiunse una richiesta di risarcimento per i danni riscontrati negli immobili al momento del rilascio. Nonostante il Comune si fosse difeso in giudizio eccependo la nullità della domanda, la prescrizione dei crediti e l’assenza di un contratto scritto formalizzato secondo le regole dell’evidenza pubblica, il Tribunale di Taranto accolse le ragioni dell’ente previdenziale. E così, in effetti, con una sentenza emanata nel 2023, il giudice condannò l’Amministrazione cittadina al pagamento della sorte capitale di 724mila euro a titolo di indennità di occupazione per il periodo compreso tra gennaio 2007 e luglio 2013.
Infine, il calcolo finale che ha portato alla cifra di 932mila euro approvata dal Consiglio comunale è estremamente dettagliato e comprende, oltre alla quota capitale già indicata, 74mila euro di interessi legali calcolati fino alla fine del 2023, circa 50mila euro per gli oneri condominiali e quasi 6mila euro di relativi interessi. A queste somme si aggiungono poi 52mila euro per il risarcimento dei danni strutturali e le spese legali, quantificate in 20mila euro per l’onorario professionale dell’avvocato e 3mila euro per spese generali. È importante inoltre sottolineare che, sebbene il Comune abbia deciso di procedere al riconoscimento del debito per evitare azioni esecutive più onerose, la sfida a suon di carte bollate non è ancora conclusa. È, infatti, pendente un giudizio di secondo grado davanti alla Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto.
















