Lunedì 09 Febbraio 2026 | 19:50

Via libera dall'Ue al prestito ponte da 390 milioni per l'ex Ilva

Via libera dall'Ue al prestito ponte da 390 milioni per l'ex Ilva

 
Redazione online

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Ex Ilva di Taranto, giudici su class action cittadini: materia a Corte Ue

L'ex Ilva di Taranto

Liquidità in attesa del nuovo gestore, tutelata la filiera nazionale dell’acciaio

Lunedì 09 Febbraio 2026, 17:11

La Commissione europea ha autorizzato, ai sensi delle norme Ue sugli aiuti di Stato, il prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva. La misura servirà a garantire la continuità operativa del principale produttore siderurgico integrato italiano fino al trasferimento delle attività al nuovo operatore che sarà selezionato tramite la gara in corso. Il finanziamento, di durata massima sei mesi, servirà a coprire i costi operativi dell’impresa, tra cui pagamento di fornitori e salari. Lo annuncia l’esecutivo comunitario in una nota. Secondo la Commissione europea l'intervento è proporzionato, poiché limitato al fabbisogno di liquidità di Acciaierie d’Italia e concesso a condizioni di mercato comparabili a quelle disponibili per imprese concorrenti. Al termine del periodo di sei mesi l’Italia dovrà presentare a Bruxelles un piano di ristrutturazione o di liquidazione oppure dimostrare il rimborso del prestito.

L’esecutivo Ue evidenzia che una cessazione improvvisa delle attività avrebbe conseguenze sociali rilevanti, in particolare in Puglia, dove il tasso di disoccupazione è stabilmente superiore alla media europea, e effetti negativi sulla catena industriale che dipende dai prodotti siderurgici, dall’automotive alle costruzioni fino agli elettrodomestici e alla meccanica. Bruxelles rileva inoltre che né Acciaierie d’Italia né la precedente Ilva hanno ricevuto aiuti al salvataggio o alla ristrutturazione negli ultimi dieci anni e conclude che la misura non altera indebitamente la concorrenza nel mercato interno. La decisione, viene anche precisato dalla Commissione Ue, non pregiudica la procedura d’infrazione aperta contro l’Italia sul rispetto della direttiva sulle emissioni industriali per lo stabilimento di Taranto. L’eventuale nuovo operatore dovrà impegnarsi alla decarbonizzazione dell’impianto, con la chiusura delle aree a carbone e la realizzazione di forni elettrici, oltre al pieno rispetto dell’autorizzazione ambientale.

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