Giovedì 26 Marzo 2026 | 16:03

Il teatro di Annibale Ruccello attraversa la Puglia con «Anna Cappelli», viaggio spietato nell’identità femminile

Il teatro di Annibale Ruccello attraversa la Puglia con «Anna Cappelli», viaggio spietato nell’identità femminile

Il teatro di Annibale Ruccello attraversa la Puglia con «Anna Cappelli», viaggio spietato nell’identità femminile

 
Redazione online

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Appuntamento il 27 marzo al Teatro Comunale di Novoli e il 28 all’Auditorium TaTÀ di Taranto: Valentina Picello, premio Ubu, diretta da Claudio Tolcachir, porta in scena una vertiginosa discesa nell’abisso dell’anima tra ironia, solitudine e desiderio di emancipazione

Giovedì 26 Marzo 2026, 14:14

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Una regia capace di scavare con precisione chirurgica nelle pieghe dell’animo umano e un’interpretazione che travolge: «Anna Cappelli» si prepara a vivere due momenti centrali nel panorama teatrale pugliese, attraversando simbolicamente il territorio tra Novoli e Taranto in un ideale filo rosso che unisce visioni, linguaggi e pubblici.

Venerdì 27 marzo, alle 20.45, lo spettacolo approda al Teatro Comunale di Novoli nell’ambito della stagione “Per un teatro umano” del progetto Teatri del Nord Salento, per poi approdare sabato 28 marzo, alle 21, all’Auditorium TaTÀ di Taranto, dove segnerà la chiusura della rassegna «Periferie» del Crest, sostenuta dalla Regione Puglia. Due contesti diversi ma complementari, accomunati dalla volontà di proporre un teatro che interroga, scuote e lascia tracce profonde.

Scritto nel 1986 da Annibale Ruccello poco prima della sua prematura scomparsa, «Anna Cappelli» resta uno dei testi più incisivi e disturbanti del teatro contemporaneo italiano. Un’opera che si muove sul crinale sottile tra ironia e tragedia, tra quotidianità e follia, costruendo un ritratto femminile tanto fragile quanto inquietante.

Al centro della scena, l’interpretazione di Valentina Picello – premiata con l’Ubu come migliore attrice – che non si limita a rappresentare il personaggio, ma lo attraversa con un’intensità rara, restituendo al pubblico una figura viva, contraddittoria, profondamente umana. La sua Anna non è mai caricatura né mostro: è una donna affamata di vita, amore e riconoscimento, intrappolata in una realtà che non le offre strumenti adeguati per realizzare il proprio desiderio di emancipazione.

La regia di Claudio Tolcachir, drammaturgo e fondatore del teatro Timbre 4 di Buenos Aires, costruisce uno spazio scenico essenziale e al tempo stesso evocativo, in cui ogni elemento contribuisce a delineare un viaggio interiore. Le scene di Cosimo Ferrigolo, i costumi di Benedetta Nicoletti e le luci di Fabio Bozzetta concorrono a creare un impianto visivo capace di accompagnare lo spettatore nei labirinti mentali della protagonista.

Ambientata negli anni Sessanta, la pièce racconta la parabola di una giovane donna che cerca nel lavoro una via di autonomia. Ma il bisogno di amore la conduce verso una relazione che si rivela presto soffocante. In questo equilibrio instabile, i ruoli si incrinano, le dinamiche di potere si ribaltano e Anna scivola progressivamente in una spirale che la porterà verso un epilogo tanto surreale quanto inevitabile. È proprio in questa tensione tra desiderio e impossibilità che si colloca la forza del testo: una riflessione lucida e ancora attualissima sul ruolo della donna, sulla solitudine, sulla mancanza di mezzi e sulla difficoltà di costruire un’identità autonoma in un contesto sociale che limita e giudica. Come sottolinea Tolcachir, il testo attraversa «con umorismo pungente e talvolta assurdo i labirinti della mente di un personaggio inconsueto», restituendo una storia in cui ciascuno può riconoscersi.

A Taranto, inoltre, lo spettacolo si arricchirà di un ulteriore momento di confronto: al termine della replica del 28 marzo, per il ciclo «Parliamone», Valentina Picello dialogherà con il pubblico insieme alla giornalista Marina Luzzi, offrendo uno spazio di riflessione condivisa sull’esperienza teatrale e sui temi emersi.

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