Mercoledì 25 Marzo 2026 | 19:43

Bari, in corso Vittorio Emanuele bulli scatenati contro i coetanei

Bari, in corso Vittorio Emanuele bulli scatenati contro i coetanei

Bari, in corso Vittorio Emanuele bulli scatenati contro i coetanei

 
rosanna volpe

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rosanna volpe

Bari, in corso Vittorio Emanuele bulli scatenati contro i coetanei

Bustine di zucchero lanciate addosso, insulti. E nessuno interviene

Mercoledì 25 Marzo 2026, 17:43

Una «normale» domenica sera si è trasformata nella sagra dell’indifferenza e di violenza. Quella violenza che non è fisica ma che fa altrettanto male. Intorno alle 20, in pieno centro tra via Sparano e corso Vittorio Emanuele, un gruppo di ragazzi di quindici anni è stato accerchiato da coetanei, insultato e preso di mira con gesti umilianti. Bustine di zucchero lanciate addosso, parole pesanti, provocazioni continue. E intorno, nessuno che intervenisse.

A raccontarlo è la madre di uno dei ragazzi coinvolti: «Mi ha chiamato mio figlio e mi ha chiesto di andare a prenderlo. Era spaventato. Lui non esce spesso, ha quindici anni. Stavolta aveva deciso di festeggiare il compleanno di una sua amica con altri amici. Si sono dati appuntamento in centro, hanno fatto un giro, poi si sono fermati. Ed è lì che sono stati avvicinati da questo gruppo di coetanei. Prima le parole, poi le prese in giro, poi le bustine di zucchero lanciate addosso».

Un’escalation durata diversi minuti. «Non è stato un attimo - continua -. È andata avanti per più di dieci minuti. E la cosa più grave è che nessuno ha fatto nulla. C’erano persone, adulti, passanti. Guardavano. Possibile che nessuno senta il bisogno di intervenire davanti a una scena del genere?».

La paura ha preso il sopravvento. «I ragazzi non hanno reagito. Si sono messi a correre e si sono rifugiati in un bar. Solo lì hanno trovato qualcuno che li ha aiutati davvero. I proprietari li hanno fatti entrare e hanno mandato via il gruppo che voleva seguirli anche dentro». Un rifugio improvvisato, diventato l’unico luogo sicuro in una serata che avrebbe dovuto essere di festa. La madre insiste su un punto: la scelta di non reagire. «Mio figlio fa arti marziali, avrebbe potuto difendersi. Ma ha deciso di non farlo. E io di questo sono contenta. Perché non deve essere questa la risposta. Però resta la domanda: perché devono essere dei ragazzi a cavarsela da soli? Dove sono i controlli?».

Poi il tema della responsabilità degli adulti. «Tra quei ragazzi c’era anche un suo ex compagno di scuola. Ho provato a contattare la madre. Mi ha detto che suo figlio non fa queste cose, che anzi si sarebbe fermato ad aiutarlo. E così anche altri genitori. Tutti hanno ripetuto “non è stato mio figlio”».

La rabbia lascia spazio a una riflessione più ampia: «Quanti danni facciamo ai nostri figli quando non li responsabilizziamo? Quando giustifichiamo sempre tutto? Qui non parliamo di una bravata. Parliamo di ragazzi accerchiati, insultati, umiliati, mentre intorno nessuno interviene».

E infine la conseguenza più pesante, quella che resta anche dopo che tutto è finito: «Ora mio figlio non vuole più uscire. Mi dice che la giustizia non esiste, che tanto nessuno ti aiuta. E questa è la cosa più grave. Perché significa che abbiamo perso tutti».

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