Mercoledì 25 Marzo 2026 | 10:54

«Guerrieri», il legal drama che sceglie il dubbio e la complessità morale per reinventare il genere

«Guerrieri», il legal drama che sceglie il dubbio e la complessità morale per reinventare il genere

«Guerrieri», il legal drama che sceglie il dubbio e la complessità morale per reinventare il genere

 
Rossella Cea

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Rossella Cea

«Guerrieri», il legal drama che sceglie il dubbio e la complessità morale per reinventare il genere

Con un intenso Alessandro Gassmann ospite al Bif&st, la serie tratta dai libri di Carofiglio rinuncia al ritmo serrato per costruire un racconto introspettivo, teatrale e sospeso

Mercoledì 25 Marzo 2026, 09:14

Con Guerrieri – La regola dell’equilibrio, il legal drama italiano prova ambiziosamente a rinnovarsi, scegliendo un'impronta meno convenzionale. La serie diretta da Gianluca Maria Tavarelli e tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio, rinuncia ai meccanismi più immediati del genere, per privilegiare una narrazione introspettiva, centrata sul dubbio e sulla complessità morale. Il protagonista Guido Guerrieri, interpretato da Alessandro Gassmann, (ospite del Bif&st 2026, al cinema Galleria, insieme al regista e alla sceneggiatrice Doriana Leondeff) si allontana dagli stereotipi dell’avvocato brillante e risolutivo creando un personaggio che osserva, esita, riflette. Nelle riflessioni di Antonino Artaud l'attore deve essere «atleta del cuore», così come nella concezione grotowskiana dell'interpretazione, il personaggio aiuta l'attore a riscoprire dimensioni nascoste di sé di cui non era consapevole.

Durante l'incontro, successivo alla proiezione in anteprima del terzo episodio della serie, Gassmann ha raccontato ad un pubblico numeroso e partecipe della fragilità del personaggio, definendolo «un uomo che dubita continuamente, e proprio per questo profondamente umano». È in questa dimensione forse, che la serie trova la sua voce più autentica e il suo punto di forza, offrendo una rappresentazione del mondo della giustizia come spazio dominato da complessità da sondare. Il racconto acquisisce così uno spessore quasi teatrale, in grado di interrogare lo spettatore senza semplificazioni superficiali.

Questa tensione verso la profondità sembra però comportare alcune rinunce sul piano narrativo. Il ritmo, volutamente disteso, privilegia l’atmosfera rispetto al dinamismo tanto caro delle serie straniere, (prezioso in questo senso il lavoro della scenografa Devitofrancesco, in grado di ricreare una Bari noir di spettacolare intensità chiaroscurale), approdando ad una visione che non comunica quello stato di urgenza tanto caro al genere, a cui lo spettatore è ormai assuefatto. Pertanto, più che costruire conflitti netti, la serie sembra sostare ai suoi margini, creando quel senso di sospensione indecifrabile che la rende accattivante e originale. Anche la componente procedurale appare a tratti in secondo piano. I casi giudiziari non sempre sviluppano una propria autonomia drammatica, ma si integrano nel percorso interiore del protagonista, come visti attraverso la sua lente di interpretazione, rafforzandone il ritratto, ma smorzando la carica dell'azione. Ne deriva un equilibrio delicato, e poeticamente valido. Grosso punto a favore, difficile da bilanciare con il resto delle dinamiche in gioco.

A sostenere l’insieme contribuisce l’interpretazione di Alessandro Gassmann, misurata e credibile, capace di restituire le sfumature di un personaggio complesso. Guerrieri – La regola dell’equilibrio è una serie che sfida i canoni per approdare ad una visione nuova, che sceglie la via della riflessione accettando il rischio di una minore immediatezza narrativa. In questa tensione irrisolta emerge la sua identità più autentica: raccontare la giustizia non come certezza, ma come ricerca. Qui la serie trova il suo senso più profondo: non nel dare risposte, ma nel soffermarsi dentro la complessità delle domande. A proposito, dunque, di regola dell’ equilibrio, la previsione è quella di una seconda serie decisamente interessante.

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