Un racconto stratificato, immersivo e profondamente contemporaneo prende forma sul palco del Teatro Paisiello, dove l’11 aprile alle 21 debutta “Quartetti dal carcere”, spettacolo che fonde musica, danza e arti visive in un’unica, intensa esperienza performativa. Inserito nella programmazione di Puglia Culture, il lavoro porta la firma del compositore e regista Andrea Scardigno e della coreografa Chiara Scardigno, in collaborazione con l’Associazione Culturale Sud-Est.
Lo spettacolo si articola in due atti distinti ma complementari, costruendo un percorso emotivo che attraversa tensioni, fragilità e trasformazioni. Nel primo, il pubblico viene introdotto in una dimensione intima e sospesa attraverso l’esecuzione dei cinque brani dell’omonimo album d’esordio di Scardigno. Le sonorità del quartetto d’archi – affidato a Francesco Sabato, Alessandra Maglie, Fernando Toma e Rosa Andriulli – dialogano con la scena in un equilibrio delicato, mentre la performance pittorica dal vivo di Benedetta Del Coco aggiunge un ulteriore livello espressivo, trasformando lo spazio in un organismo in continua evoluzione.
Dopo una pausa, il secondo atto segna una netta cesura stilistica ed emotiva. I nuovi brani introducono un linguaggio più incalzante, dinamico e volutamente più duro, sia nella componente musicale che in quella coreografica. I danzatori – Francesco Biasi, Davide Dibello, Arianna Gaballo, Sophia Guida, Silvia Siciliani e Paolo Soloperto – danno corpo a una tensione crescente, che si traduce in movimenti più rapidi, irruenti, quasi violenti. È il passaggio da una dimensione di contenimento e sopravvivenza a una fase di esposizione della crisi, dove il conflitto emerge senza filtri.
“Quartetti dal carcere” si configura così come un lavoro fortemente radicato nel territorio salentino, non solo per la provenienza degli artisti coinvolti, ma per la capacità di restituire una sensibilità condivisa. Allo stesso tempo, lo spettacolo si apre a una riflessione più ampia, intercettando il sentire di una generazione segnata da precarietà, aspettative disattese e disillusione, traducendo queste tensioni in un linguaggio scenico stratificato e contemporaneo.
















