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«L'era del cigno bianco»: i Salento All Stars e la fotografia in musica del lockdown

Quattro chiacchiere con il fondatore del collettivo, Davide Qba Apollonio, che racconta le difficoltà di registrare un brano 'a distanza', e la scelta di aspettare la Fase 2 per registrare il video

Non il solito 'videomosaico da lockdown'. Il collettivo Salento All Stars ha atteso che le misure di restrizione si allentassero e nel massimo rispetto del distanziamento sociale hanno girato il video del brano «L'era del cigno bianco», uscito pochi giorni fa, dopo il lancio della canzone lo scorso 19 maggio. Abbiamo parlato dell'impatto di questo periodo con l'anima dei Salento All Stars, Davide Qba Apollonio.

Intanto come è nata L'era del cigno bianco?

«Non era in programma. Stiamo lavorando al secondo album che uscirà entro fine anno, poi ci siamo ritrovati in mezzo alla pandemia. Con il naso incollato alla tv vedevamo quelle scene dei camion che trasportavano le bare, e abbiamo deciso di scrivere questa canzone. Ho radunato i musicisti che suonano solitamente dal vivo con me, con cui c'è feeling immediato, quindi Alfredo Quaranta alla voce, Luca Mazzotta alle chitarre acustiche, i fratelli Marco e Ylenia Giaffreda ai cori, chitarre elettriche e violino, Giuseppe Levanto alle tastiere e basso. Mentre io ho registrato alcune chitarre ed ho coordinato il lavoro, anche perché ognuno ha elaborato tutto da casa. Sono stati bravi a cogliere l'atmosfera che volevo dare al brano, nata quasi da sola»

Quasi un mese per far uscire il video

«Lo abbiamo girato qualche settimana fa, in piena 'fase 2', con distanziamento e autocertificazioni. Ho chiesto a ogni musicista di scegliere un posto del cuore, quindi le location sono state tante: Torre Lapillo, con la spiaggia e il vento, una vecchia dimora del '700, in cui alcuni hippies hanno lasciato murales e dipinti; poi ancora una chiesa antica ancora consacrata in una campagna tra Sannicola e Gallipoli. Inconsciamente ognuno di noi si è reso conto che la natura va avanti da sé, anche senza di noi, ma è stato bellissimo ricongiungersi con il mondo, la terra»

Che ruolo ha avuto per te la musica durante il lockdown?

«È fondamentale per tutti, nella vita di tutti i giorni. La musica ha l'effetto immediato di riuscire a portarti subito in stati emotivi tristi o gioiosi. Nel primo periodo ci è servita per evadere. Ma andrebbe tenuta un po' più in considerazione: oggi si sta parlando tanto di quello che c'è dietro ogni concerto, ogni spettacolo dal vivo, un esercito di persone che mandano avanti famiglie con il loro lavoro e che non si vedono su un palco, ma sono la vera anima dei live»

Siete un collettivo, e a parte qualche presenza fissa sono molti i musicisti che orbitano attorno a voi, anche saltuariamente: come conciliare i diversi modi di suonare, di esprimersi?

«I Salento All Stars nascono nel 2014, a 20 anni da 'Salentu: Lu sule, Lu mare, Lu jentu', una canzone che ho scritto nel 1994 e che abbiamo inciso nuovamente invitando tanti artisti amici a partecipare. La formula è piaciuta, quindi abbiamo messo su una band per suonare dal vivo, e abbiamo portato avanti il progetto. C'è una regola da noi: ognuno porta il suo mondo, fonde stili musicali diversi. Ovviamente durante le prove tutto viene amalgamato, ma lavorare così ci ha permesso di collaborare anche con personaggi illustri. Penso a Michele Riondino, con cui abbiamo fatto un pezzo che affronta anche le questioni Ilva e Tap, oppure 'O Zulù dei 99 Possi. Ma anche Fabio Allman, cantante dei Monoblocco, brasiliano, o perfino Suggs McPherson, il cantante dei Madness. Se ricordo che ho imparato a suonare il basso su 'One Step Beyond'...»

Perchè nel Salento c'è tanto fermento musicale, a 360 gradi?

«Quello che abbiamo noi salentini è il fatto di essere tenaci. Forse perché siamo geograficamente lontani da tutto, anche se ora con internet molte barriere si sono abbattute, mancano persone, infrastrutture. Noi ci abbiamo sempre creduto, siamo partiti alla volta delle grandi città per incontrare i discografici, o comunque continuiamo a suonare, ma senza mai perdere la nostra identità. Quello che mi piace è che anche chi fa successo a livello nazionale conserva con orgoglio la propria 'salentinità'. In fondo se ricordiamo da dove arriviamo, sappiamo sempre dove stiamo andando»

E dove sta andando L'Era del Cigno Bianco?

«Il cigno bianco è il nostro vissuto pre-Covid, la nostra vita senza il Coronavirus che è stato il nostro 'cigno nero'. Fino al 1697 si pensava che i cigni fossero solo bianchi, poi la scoperta di un cigno nero ha cambiato la storia, compresi i libri di ornitologia, proprio come questo virus ha sconvolto la nostra vita. Spero che il nostro brano sia una fotografia di questo periodo indimenticabile, che possa renderci migliori anche nell'era post-Covid. E se riascoltata tra qualche anno possa fare il suo lavoro, riuscire a farci viaggiare nel tempo»

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