Domenica 02 Ottobre 2022 | 11:09

In Puglia e Basilicata

UNA STORIA QUASI VERA

Attrazioni fatali e occasioni perse

Attrazioni fatali e occasioni perse

Una celebre immagine del film-cult «Attrazione Fatale»

Certi treni, li si prendesse, si farebbe del bene oltre che a sé, anche all’atmosfera collettiva

20 Agosto 2022

Lisa Ginzburg

Si incontrano a un concerto di musica leggera, in un anfiteatro, posti numerati. Lei è andata con un’amica, lui da solo. Entrambi si apprestano a girare la boa dei cinquant’anni, ma ovviamente ancora non sanno di essere coetanei. Si trovano seduti vicini, gli avambracci si sfiorano, qualcosa di quel contatto subito sprigiona elettricità. Come succede con le attrazioni «fatali», ovvero decise e governate dal destino, i corpi intuiscono subito quel che le menti impiegheranno magari molto tempo a decifrare, o a non comprendere mai. Ovvero che quel lui e quella lei parlano la stessa lingua, che se ascolteranno ciò che la vita intende dir loro, capiranno che sono destinati a comprendersi, piacersi, scambiarsi, forse addirittura innamorarsi. Certo, pare strano che si scateni una cosa tanto forte al semplice sfiorarsi di due che si trovano a sedersi su poltrone vicine: eppure, sarà fatalità, convergenza astrale, sarà quel che sia, durante quel concerto, nella semioscurità dell’anfiteatro ora che è calata la sera e le sonorità della musica leggera raggiungono il cielo spargendosi nell’aria, mentre l’amica di lei assorta e felice segue lo spettacolo, lei e lui si voltano leggermente, più volte, si scambiano sorrisi, timidi prima, poi più arditi, sino allo scambio dei rispettivi numeri di telefono quando l’amica a concerto finito si allontana per chiamare il marito.

Messaggi whatsapp sempre più caldi nei giorni successivi – del resto è estate, seguire l’istinto, e gli istinti in genere pare possibile, legittimo, anche giusto - . Sino a quando lui non la invita per un aperitivo nella sua mansarda in pieno centro, e lei, nemmeno troppo timorosa, si decide ad andare. Ormai ha elementi sufficienti per essersi fatta un’idea, del proprio intuito si fida e l’intuito le ha detto che può fidarsi. Scapolo lui, «per scelta», le confida mentre sorseggiano il primo spritz. Lei invece separata in casa, ma si vergogna a raccontarlo, risulterebbe quel che è, una donna indecisa, che non trova la forza di prendere in mano la propria vita in nome di un figlio adolescente del quale però nulla racconta, non le sembra opportuno. Racconta invece della vita da separata in casa, del malinconico divano sopra cui dorme da tre anni ormai, del marito che non vuole vederla andar via e pur di salvare le apparenze le chiede di restare, languire entrambi immobili in una falsa vita e una stasi logoranti.
Hanno vite diverse, lei e lui che ora bevono l’aperitivo, diversissimi i loro gradi di libertà – lui single per scelta, lei di fatto coniugata sebbene sostenga di non voler esserlo più. Li accomuna non riuscire a andare oltre le rispettive non desiderate condizioni: lui non riesce a trovare una donna adatta a costruire una relazione e comincia a chiedersi se davvero ne sia capace, lei non riesce a trovare il coraggio di concludere il matrimonio, separarsi per davvero, non solo «in casa», mutare infine quel triste divano in una soluzione vera e propria, tutta per lei.

Dopo che sono andati a letto (al secondo spritz, come era molto probabile succedesse, questo è avvenuto), nelle settimane successive i messaggi si fanno rari, da entrambi i lati, rari e guardinghi: lasciato l’ardire del reciproco «adescamento», ora le parole sono poche, felpate, estremamente prudenti. La chimica dei corpi ha funzionato troppo bene, mantenendo le promesse di elettricità del primo sfiorarsi, seduti vicini al concerto; per entrambi la possibilità di innamorarsi è troppo concreta, a portata di mano. Tutto incandescente, infiammabile, pericoloso. Di nuovo all’unisono, come fossero guidati da un implicito tacito accordo, entrambi si dileguano, ciascuno tornando ad auto-confinarsi nello stesso limbo in cui languiva prima di incontrare l’altro. Lui resta scapolo, lei separata in casa. Scampato il pericolo di un innamoramento «vero», potranno riprendere a mandarsi messaggini fitti di cuori e passione repressa, che si è deciso è «impossibile». Quel che conta è obbedire al sogno, non alla realtà; trincerarsi nel «sarebbe stato possibile se» anziché con coraggio dispiegare le ali e aprirsi al nuovo, a un altro sopraggiunto per destino, senza filtri.

Una storia quasi vera, più comune di come si immagini: se la racconto (ora che è estate, fine estate, e insieme alla voglia di leggerezza c’è più tempo per riflettere, tante volte a fine agosto pensare molto è «un classico») e perché conosco tante, troppe storie come questa. Storie di occasioni perse. Vicende che condannare non si può, certo, perché ogni esistenza ruota attorno a equilibri delicati, assolutamente personali. Eppure: certi treni, li si prendesse, si farebbe del bene oltre che a sé, anche all’atmosfera collettiva. Magari sarebbe stato un amore breve, quello scoccato nell’anfiteatro dove si teneva il concerto e proseguito nella mansarda di lui. Ma a seguire quell’incontro, quantomeno un po’ più a lungo, sia lei che lui sarebbero potuti approdare più lontano, ciascuno lungo il suo cammino. Molte volte si ha un freno a mano tirato, e sbloccarlo è difficilissimo; anche quando le condizioni ci sono tutte, o quasi tutte, vince la paura di volare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

i più visti della sezione

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725