«Il boato. Mi trema ancora nello stomaco il boato del pubblico alla fine della danza. Noi ballerini siamo abituati all’atmosfera raccolta dei teatri, alle vibrazioni calde e ovattate dei palcoscenici. Un’emozione che mai avrei, avremmo pensato di provare». A parlare è Antonella Albano, protagonista del primo quadro della Cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Nata a Bari, dal 2017 è prima ballerina del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. A lei, con il collega Claudio Coviello, di Potenza, è stata affidata la prima scena di un evento che venerdì sera ha tenuto davanti alla tv oltre 9 milioni di persone e 67mila sugli spalti dello stadio di San Siro di Milano.
Come è arrivata la proposta?
Inaspettata. Ero in teatro, stavamo ultimando le rappresentazioni de La bella addormentata nel bosco di Rudolf Nureyev. Il maestro Frédéric Olivieri, direttore della Scuola di Ballo e della Compagnia del Teatro alla Scala, mi ha chiamata e ha detto che Sasha Riva e Simone Repele, i coreografi del primo quadro della cerimonia, avevano fatto il mio nome insieme a quello di Claudio per costruire questo primo segmento. Con noi, circa 70 allievi dell’Accademia. L’emozione è stata tanta: non si trattava solo di un invito prestigioso, ma di un progetto artistico condiviso, nato da una scelta precisa e sentita.
Dove si sono svolte le prove di un “kolossal” del genere?
Sì, davvero tutto amplificato! Le prove, organizzate dallo staff delle Olimpiadi con i coreografi Sasha e Simone, sono durate oltre un mese. Prima nelle sale prova del Teatro alla Scala, poi in Accademia, dove abbiamo potuto lavorare insieme ai ragazzi della Scuola di Ballo. Quando il materiale coreografico ha iniziato a prendere forma, ci siamo trasferiti in un grande capannone allestito per l’occasione accanto allo stadio San Siro, costruito con le stesse dimensioni della pedana finale: uno spazio dalle dimensioni di un campo da calcio, per abituarci alle reali proporzioni dello spettacolo.
Da qui anche il boato del pubblico entusiasta, luci e suoni diversi..
Per noi si è trattato di un’esperienza assolutamente nuova, dal teatro come casa naturale ad uno spazio così grande. Anche per questo il lavoro dei coreografi si è concentrato molto sull’impatto, su un linguaggio che doveva funzionare per le telecamere e per il pubblico sugli spalti.
E poi l’emozione non da poco di aprire le Olimpiadi invernali 2026
Tanta, come non mai. La cerimonia è costruita come un grande racconto per quadri, ognuno con una propria identità e un proprio linguaggio. E per rappresentare l’idea di eleganza, è significativo che si sia scelta la danza, linguaggio universale capace di generare ascolto e risonanza emotiva. Un segnale forte, che ne riconosce profondo valore simbolico e culturale.
La prima coreografia, intitolata “Bellezza”, è stata un omaggio all’arte di Canova e alla sua visione ideale della forma. La coreografia ha riletto in chiave contemporanea i principi dell’arte canoviana, dando l’impressione che le sculture prendessero lentamente vita. In questo quadro, io e Claudio siamo stati Amore e Psiche, trasformando una delle immagini più iconiche della scultura in un racconto di carne, respiro e movimento. Sulla musica di Andrea Farri, che fonde elementi classici e contemporanei. È da questa immagine, dalla bellezza che si risveglia,che ha preso avvio l’intero racconto della cerimonia.
E il suo legame con Bari?
Indissolubile. In questo periodo sto lavorando allo spettacolo che andrà in scena a giugno al Teatro Petruzzelli, Lungomare di Stelle. È un progetto a cui tengo moltissimo dal respiro internazionale, che riunisce artisti e linguaggi diversi. Parallelamente, sta prendendo forma il progetto della creazione di una nuova Accademia professionale del Teatro Petruzzelli. L’esperienza di lavoro a stretto contatto con i ragazzi dell’Accademia della Scala, durante la preparazione delle Olimpiadi, mi ha avvicinata ancora di più a questa idea e quanto sia importante offrire anche nella mia città un luogo solido, stimolante e capace di accompagnare i giovani nel loro percorso.














