Domenica 08 Febbraio 2026 | 14:35

Bari, trasporti sempre più cari e servizi a singhiozzo: crescono i malumori tra studenti e pendolari

Bari, trasporti sempre più cari e servizi a singhiozzo: crescono i malumori tra studenti e pendolari

 
Raffaella Direnzo

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Raffaella Direnzo

Bari, trasporti sempre più cari e servizi a singhiozzi: crescono rabbia e malumore tra studenti e pendolari

Pur trattandosi di pochi centesimi in più, molti pendolari considerano l’auto privata più conveniente, soprattutto se condivisa, senza l’incognita dei ritardi

Domenica 08 Febbraio 2026, 12:31

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Zaini pesanti sulle spalle, passi veloci, sguardi rivolti ai binari, gli studenti assorti nei loro over-ear controllano nervosamente l’orologio, mentre le cuffie li isolano dai flâneur distratti per le vie della città.

La stazione di Bari è un microcosmo urbano, luogo di sguardi, incontri e trepidazione, dove il tempo sembra dilatarsi e l’attesa diventa un’esperienza collettiva, carica di tensioni, attese condivise e promesse di partenze annunciate ai megafoni. Ogni ritardo o soppressione diventa un disagio quotidiano. E ora, con gli aumenti dei biglietti e degli abbonamenti, il disagio non è più solo fisico: è anche economico. Il malcontento dilaga tra studenti e pendolari.

«Aumenta tutto, ma gli stipendi restano fermi. Nessuno prende in considerazione i cittadini»; «I prezzi salgono, i ritardi sono all’ordine del giorno e i rimborsi sono ridicoli». Le testimonianze raccolte restituiscono una percezione diffusa di peggioramento del servizio a fronte di costi più elevati. Una studentessa racconta: «Il mio abbonamento mensile è aumentato di tre volte».

Un quadro frammentato, in cui ogni compagnia adotta strategie differenti a seconda che il servizio sia ferroviario o su gomma, con ricadute disomogenee su pendolari e studenti. Una criticità che emerge con maggiore evidenza in Puglia, regione che continua ad attrarre flussi turistici crescenti.

Nei primi sei giorni del 2026, sulle principali direttrici culturali si sono contati oltre 12mila visitatori, contro i quasi 9mila dello stesso periodo del 2025. Un flusso che si somma alla mobilità quotidiana di lavoratori e studenti, mettendo sotto pressione un sistema di collegamenti già fragile.

In questo contesto, le Ferrovie Appulo Lucane (FAL) rappresentano il principale collegamento ferroviario tra Bari e città come Altamura, Gravina e Matera. Attraverso una comunicazione pubblicata sul proprio sito, la società ha fatto sapere che «la Regione Puglia ha disposto, a partire dal 1° gennaio 2026, un adeguamento tariffario sul servizio ferroviario». La rete FAL è  a scartamento ridotto (0,950 m), una caratteristica storica che limita la velocità e incide sui tempi di percorrenza. «Adesso pago di più… e continuo a ritardare», sbotta un pendolare.

Nel 2024 l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) ha avviato un procedimento contro FAL per la mancata pubblicazione di dati chiari su ritardi, soppressioni e condizioni di indennizzo. Successivamente, la società ha reso disponibili sul proprio sito informazioni sull’indice di affidabilità delle linee e sulle condizioni di indennizzo: gli abbonati mensili possono ricevere compensazioni se l’indice di affidabilità scende sotto il 90%.

Sulla rete FAL il biglietto singolo Altamura–Bari Centrale costa 4 euro per circa 41 chilometri in poco più di un’ora; Gravina–Bari Centrale 5,30 euro; Matera–Bari Centrale 6,20 euro per circa 70 chilometri, con cambio ad Altamura. Pur trattandosi di pochi centesimi in più, molti pendolari considerano l’auto privata più conveniente, soprattutto se condivisa, senza l’incognita dei ritardi.

Gli aumenti, che coinvolgono l’intero sistema del trasporto pubblico statale e regionale, riportano al centro il nodo dell’equilibrio tra sostenibilità economica, diritto alla mobilità e coerenza delle politiche ambientali. Un equilibrio fragile secondo pendolari e studenti.

Le reazioni politiche - Sul piano politico, l’adeguamento tariffario suscita forti critiche. «Questi aumenti finiscono per colpire soprattutto studenti e lavoratori pendolari, che scelgono il treno non per moda ma per necessità. Parlare di politiche ambientali e, allo stesso tempo, rendere il trasporto pubblico meno conveniente crea una contraddizione evidente», afferma Vito Leonardo Gallo, coordinatore di Forza Italia Giovani Bari. «La Regione è chiamata a garantire maggiore coerenza tra gli obiettivi di mobilità sostenibile e le scelte tariffarie, soprattutto a tutela delle fasce più fragili».

Ancora più netto il giudizio dell’avvocato Antonio La Scala, ambientalista e fondatore di Gens Nova: «Come spesso accade nel nostro Paese si predica bene e si razzola male. Da anni si parla di politiche green, ma poi si aumentano le tariffe ferroviarie, incentivando l’uso delle auto private e quindi l’inquinamento. È un vero cortocircuito istituzionale: prima si inaspriscono le norme sugli eco-reati, poi si adottano provvedimenti che producono l’effetto opposto». Sul fronte istituzionale, l’Europarlamentare Michele Picaro (Fratelli d’Italia) distingue tra l’obbligo normativo dell’adeguamento ISTAT e le scelte politiche regionali. «Dietro il richiamo all’adeguamento ISTAT — afferma — la Regione Puglia sta di fatto scaricando l’inflazione su pendolari, studenti e lavoratori, senza una reale valutazione dell’impatto sociale e senza un miglioramento del servizio». E aggiunge: «Chiedere di pagare di più a fronte di disservizi, ritardi e collegamenti insufficienti, soprattutto nelle aree interne, è una scelta ingiusta e miope». Secondo Picaro, «la Regione avrebbe potuto intervenire per mitigare gli aumenti, prevedendo risorse aggiuntive o agevolazioni mirate». E precisa: «L’adeguamento ISTAT è un fatto legislativo, ma la Regione — attraverso una delibera di Giunta su proposta dell’assessore competente — stabilisce le tariffe e può, facoltativamente, modulare gli effetti dell’inflazione introducendo sconti o misure compensative».

La replica della RegioneDi diverso avviso la Regione Puglia, che sottolinea come «gli adeguamenti tariffari applicati sono esclusivamente quelli obbligatori, legati all’indice ISTAT e a quanto già previsto dai contratti di servizio, senza margini di discrezionalità». Nella stessa nota si richiamano le misure già attive a sostegno dell’utenza: sconti del 10% sulla bigliettazione generale, riduzioni per pendolari militari, delle forze dell’ordine e vigili del fuoco, e sconti del 50% sugli abbonamenti mensili per studenti pendolari universitari e delle scuole superiori.

«Parallelamente, l’impegno regionale è concentrato sul miglioramento della qualità del servizio: puntualità dei mezzi, regolarità delle corse e maggiore attenzione ai bisogni quotidiani di pendolari e studenti. Sono stati realizzati importanti investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture e dei mezzi, con il rinnovo del 100% dei treni regionali e la dismissione di circa l’85% degli autobus più vecchi e inquinanti. L’obiettivo è rendere il trasporto pubblico sempre più affidabile e attrattivo, anche in una fase complessa per l’intero sistema». Il bontòn ambientalista predica treni e mobilità sostenibile. Il paradosso è chiaro: finché i ritardi restano all’ordine del giorno e i costi aumentano, le promesse ecologiche rimangono solo piaggerie intonse.

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