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scuola di legalità

L'appello: «Non abbiate
paura di denunciare»

Schimera ai ragazzi della Moro-Leonida: «Così si battono i bulli» un premio agli studenti

L'appello: «Non abbiatepaura di denunciare»

di Maristella Massari

L’aula magna della caserma Doria, sede del quattordicesimo Reparto Mobile della Polizia di Stato, ieri ha ospitato la cerimonia conclusiva del concorso «La Giornata della Legalità» intitolato alla memoria dell’assistente capo della Polizia, Giovanbattista Cremonesi, caduto a soli 30 anni mentre presta servizio.

Il concorso quest’anno è stato incentrato su un tema di scottante attualità: bullismo e cyberbullismo. Gli studenti delle terze classi della scuola Moro-Leonida hanno lavorato nel corso dell’anno e hanno prodotto una serie di elaborati i migliori dei quali ieri hanno ricevuto un riconoscimento. Il premio è solo l’atto finale di una serie di visite guidate realizzate dagli studenti della Moro-Leonida alla caserma Doria durante le quali sono stati analizzati, anche attraverso la proiezione di alcuni cortometraggi, i fenomeni del bullismo e soprattutto del cyberbullismo.

All’evento, ieri mattina, hanno partecipato, tra gli altri, il prefetto Donato Cafagna, il questore Stanislao Schimera, il dirigente scolastico Loredana Bucci con una delegazione di insegnanti che hanno seguito e preparato i ragazzi ad affrontare un tema così delicato quale quello del cyberbullismo, e i genitori dell’assistente capo Cremonesi.

Tra i trenta elaborati presentati, sono stati selezionati quelli realizzati dagli studenti: Paolo Di Mitri (3 C), Valentina Ferri (3 F) e Asia Maria Albanese (3 D). Tutto il lavoro è stato coordinato e presentato ieri mattina dal vice questore aggiunto Giuseppe Caramia, dirigente del Reparto Mobile di Taranto.

Il prefetto Cafagna ha sottolineato l’importanza di trattare tra i ragazzi un tema così drammaticamente delicato. «Bisogna sempre ricordare - ha detto il prefetto - che nella vita è fondamentale mantenere un’automomia di giudizio e mostrare rispetto per l’altro che non la pensa come noi, non si veste come noi, non ha i nostri stessi gusti o orientamenti, che è più debole e più indifeso. Vivete la vostra vita - ha detto il prefetto ai ragazzi -, avendo cura di rispettare le regole della civile convivenza e la legalità».

Molto accorato anche l’appello del questore Schimera. «Non abbiate mai paura - ha detto rivolgendosi agli studenti - di parlare e di raccontare cosa vi accade a un papà, una mamma, ad un poliziotto, ad un insegnante. Non perdete mai la fiducia e troverete sempre una mano tesa, qualunque cosa vi sia capitata. Uscendo alla scoperto, si combatte il bullismo».

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