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Nel Tarantino

Massafra, scoperte 36 società «fantasma» per un’evasione fiscale milionaria

Massafra, scoperte 36 società «fantasma» per un’evasione fiscale milionaria

Quattro le persone indagate, perquisizioni delle Fiamme Gialle

25 Giugno 2022

Francesco Casula

Decine di società «cartiere», amministratori «senza arte né parte», evasione fiscale per milioni di euro. È un vero e proprio terremoto giudiziario quello scatenato dall'ultima inchiesta della Guardia di Finanza di Taranto che nei giorni scorsi ha eseguito perquisizioni e sequestri nei confronti di quattro persone accusate di aver costruito un sistema di frode ai danni dello Stato.

Secondo l'accusa i quattro, tutti di Massafra, avrebbero dato vita a un numero incredibile di piccole imprese che assumevano centinaia di lavoratori impiegati in realtà in grandi aziende. Un sistema possibile attraverso il cosiddetto «appalto di manodopera». In sostanza queste grandi imprese, attraverso questi contratti di appalto, utilizzavano personale che era formalmente assunto da piccole imprese: queste ultime, però, non versavano le imposte allo Stato e nel giro di poco tempo chiudevano i battenti con debiti di centinaia di migliaia di euro verso l'Erario.

Sono complessivamente 36 le società individuate nel tarantino dai mille: quasi tutte avrebbero avuto rapporti con la «Daniele ambiente srl», intestataria di numerosi contratti con la pubblica amministrazione nel settore del recupero e smaltimento dei rifiuti, ma che al momento non risulta sotto inchiesta.

Il sistema utilizzato dagli indagati era sostanzialmente semplice: secondo il pm Enrico Bruschi, le grandi imprese stringevano «fittizi rapporti di appalto» con piccole società su cui pesavano «gli obblighi fiscali e contributivi della manodopera impegnata». Tradotto in parole semplici, le grandi aziende stringevano accordi commerciali con queste piccole società, spesso esistenti solo sulla carta e per questo definite «cartiere», per la fornitura di manodopera: tutti i costi per l'assunzione del personale gravavano quindi su queste ultime. «La frode – scrive il pm Bruschi - si realizza nel momento in cui le aziende fornitrici della manodopera (quindi le aziende cartiere, nda) non registrano le fatture emesse, non assolvono gli obblighi di dichiarazione, non versano le imposte dovute (Ires, Iva e Irap) né contributi previdenziali e assistenziali».

Dalle indagini dei finanzieri è emerso inoltre che queste piccole imprese erano generalmente «amministrate da "prestanome" gravati da precedenti penali e normalmente nullatenenti». Inoltre gli accertamenti hanno permesso di appurare che buona parte di queste società aveva una sede legale inesistente. E tra le intercettazioni contenute nel decreto, infatti, alcune appaiono emblematiche: come la conversazione tra uno degli indagati ordina a un presunto complice «si, si, prendi un palazzo del centro e mett... e buttala là chi se ne frega».

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