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In Puglia e Basilicata

la riunione

Taranto, iniziato al Mise di Roma il tavolo su Acciaierie d’Italia

Taranto, iniziato al Mise di Roma il tavolo su Acciaierie d’Italia

Lo stabilimento ex Ilva

All'incontro presieduto dal ministro dello Sviluppo economico, Giorgetti, è presente il presidente Emiliano

08 Luglio 2021

Redazione online

È iniziato al Mise il tavolo su Acciaierie d’Italia. All’incontro, presieduto dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, partecipano il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, il ministro per il Sud, Mara Carfagna, il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, i rappresentanti della regione Piemonte, azienda, Invitalia e i sindacati.

«E' il primo incontro con i due soggetti della proprietà. Vorremmo capire il piano industriale che non conosciamo, capire perché l’azienda continua a ricorrere alla cassa integrazione ordinaria e quando il governo, che è parte della proprietà, si assume le sue responsabilità. E’ un incontro al buio che avviene dopo mesi di silenzio totale», ha affermato la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, prima dell’avvio del tavolo. Presenti anche i segretari generali della Fim, Roberto Benaglia, e della Uilm, Rocco Palombella.

Abbiamo usato fino a fine giugno la cassa Covid, essendo terminata abbiamo applicato la cig ordinaria. Non vogliamo aumentarla. Così l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, al tavolo sull'ex Ilva, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti all’incontro. Per far rientrare i collaboratori, ha aggiunto, bisogna far passare la produzione da 4 milioni a 8 milioni di tonnellate.

Emiliano «Chiederemo l'immediata chiusura degli impianti a caldo»

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sta partecipando oggi a Roma, al Mise, ad un incontro sull’ex Ilva, presieduto dal Ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Il presidente Emiliano è accompagnato da Leo Caroli, presidente della task force regionale per l’occupazione. Presenti anche i ministri Andrea Orlando e Mara Carfagna, il presidente della Liguria Giovanni Toti, i rappresentanti dell’azienda Acciaierie d’Italia, di Invitalia e delle segreterie nazionali dei sindacati.

“Questa è la prima occasione per parlare con il Governo - ha detto Emiliano entrando nel ministero dello Sviluppo Economico - e ribadire il nostro piano per Taranto. È un piano complessivo che riguarda non solo l’acciaieria, ma l’aria, la salute, gli ospedali. Stiamo spingendo per il centro di ricerca nazionale sull’idrogeno, e poi preciseremo che l’acciaieria in sé per sé è un interesse dell’Italia, non della Puglia.

Noi siamo a disposizione del Paese se ci verrà chiesto un ennesimo sacrificio, ma certamente non possiamo più sacrificare la salute delle persone, perché c’è una sentenza della Corte di Assise di Taranto, della quale nessuno parla, che dice che il sistema di produzione a carbone non chiude le fonti inquinanti, al massimo potrà ridurlo un po’ e questo rende intollerabile la prosecuzione del lavoro e soprattutto degli impianti a caldo. Noi proporremo l’immediata chiusura degli impianti a caldo, l’inizio dei lavori anche con l’aiuto dell’Ue per la costruzione di forni elettrici, che devono funzionare a regime a idrogeno, ma che potrebbero funzionare inizialmente anche a gas, se l’idrogeno non fosse immediatamente disponibile. 

Se alla fine mi si dice che così la fabbrica non può funzionare, si deve sapere che la chiusura dell’ex Ilva per la Regione Puglia non è una linea del Piave. La linea del Piave è la salute delle persone. Non è tollerabile che ci si ammali in provincia di Taranto il 30% in più di quello che accade nelle altre province della Regione Puglia e non è tollerabile andare a spiegare alle madri che perdono i figli che lo fanno nell’interesse dell’economia nazionale perché la fabbrica è strategica. 

In un Paese civile dell’UE, con la Costituzione italiana che abbiamo, anche rispetto ad un impianto strategico la salute prevale. È vero che la Corte Costituzionale per un periodo ha sostenuto che il diritto alla salute può essere pretermesso, ma lo ha legato all’esecuzione di lavori che non sono mai stati effettuati. 

Questa è la posizione che ribadiremo. O comincia una nuova era con riferimento a Taranto, oppure non potranno neanche utilizzare i soldi dell’UE per il Just transition fund. Perché quei fondi sono concessi dall’Unione Europea solo per cambiare la tecnologia produttiva dell’acciaio: da carbone a idrogeno. Se questa opzione è accettata dal Governo, bene, altrimenti sarà impossibile evitare, anche sulla base della sentenza, che i reati commessi siano commessi nuovamente. Quindi bisognerà chiudere i reparti a caldo e far funzionare solo quelli a freddo”.

L’incontro al Mise è in corso.

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