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la decisione

Mittal Taranto, Consiglio di Stato: «No a sospensiva» richiesta da azienda

La sentenza del Tar di Lecce impone all’azienda di ottemperare all’ordinanza del sindaco Melucci e di spegnere gli impianti dell’area a caldo entro il 14 aprile

Mittal Taranto, si divide il fronte anti-llva e proliferano le spaccature

TARANTO - E’ stata respinta la richiesta di sospensiva presentata da ArcelorMittal al presidente della Quarta Sezione del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, contro la sentenza del Tar di Lecce che impone all’azienda di ottemperare all’ordinanza del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e di spegnere gli impianti dell’area a caldo entro il 14 aprile.

Secondo il presidente di sezione, «non risulta e non è stata comprovata la circostanza che, in assenza di immediate misure cautelari, per l’appellante si produrrebbe uno specifico pregiudizio irreparabile, prima della data dell’11 marzo 2021», quando si riunirà l’organo collegiale. 

Il giudice ha quindi rigettato «la domanda della società appellante, volta alla emanazione di una favorevole misura monocratica cautelare». Il giudice ritiene infatti che la trattazione spetti all’organo collegiale «nel rispetto del principio del contraddittorio». La Camera di consiglio è stata fissata per l’11 marzo, mentre è prevista per l'udienza pubblica del 13 maggio 2021 la definizione del secondo grado del giudizio.

Con l’ordinanza del 27 febbraio 2020 il sindaco Melucci intimava ad ArcelorMittal Italia e Ilva in As di individuare entro 30 giorni dalla stessa ordinanza le fonti inquinanti del siderurgico, rimuovendole, e, in difetto di adempimento, di spegnere gli impianti entro ulteriori 30 giorni. Il Consiglio di Stato precisa che i termini «hanno ripreso a decorrere dopo il deposito della sentenza appellata dal 14 febbraio 2021 nuovamente e per l’intero, poiché gli originari effetti degli atti impugnati erano stati sospesi con le ordinanze cautelari del Tar».

CODACONS SI COSTITUISCE IN GIUDIZIO - Il Codacons ha depositato formale intervento al Consiglio di Stato contro l’appello presentato da ArcelorMittal avverso la sentenza del Tar di Lecce, del 13 febbraio scorso, che ha intimato all’azienda di ottemperare all’ordinanza sulle emissioni del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e conseguentemente di spegnere gli impianti dell’area a caldo entro il 14 aprile. L’associazione si era costituita in giudizio «ad opponendum» anche dinanzi al Tar.

Nel suo intervento il Codacons chiede ai giudici di rigettare tutte le richieste dell’azienda «e - spiega la stessa associazione - allega un documento contenente le analisi di reperti di grassi animali fatte da organi pubblici che evidenziano l’assurda quantità del micidiale veleno Pentafurano che è emesso solo e proprio dal camino E312 che la richiesta sospensiva vorrebbe tenere aperto». «Veleno che - sostiene il Codacons - ha contaminato il latte materno e di lì è passato ai neonati provocando morte e malattie irreversibili».

Secondo l’associazione, «il Gestore si disinteressa dal mettere in regola l’impianto, adottando pratiche che garantiscano la popolazione dai rischi emissivi. E’ evidente che, a un certo punto, si doveva prendere posizione con forza: ammonendo ArcelorMittal dall’escludere dalla propria politica aziendale proprio la salute dei cittadini di Taranto». 

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