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L'intervista

I 3 anni di Melucci da sindaco: «Così Taranto cambia»

Il primo cittadino del capoluogo ionico: fiero della gestione del Covid-19

Rinaldo Melucci

Rinaldo Melucci

TARANTO - «L’ottima gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19 da parte dell’Amministrazione comunale, è forse l’aspetto di cui più vado fiero e orgoglioso dei miei primi tre anni alla guida del Municipio». Il 29 giugno del 2017 Rinaldo Melucci diventò sindaco di Taranto. Trentasei mesi intensi che il primo cittadino narra, scorre e rivive in un’intervista concessa alla Gazzetta.
«Abbiamo anticipato il Governo anche nell’adozione delle misure più restrittive per salvare delle vite. E questo alla fine è stato più importante di tutto. Anche - osserva Melucci - della lunga lista dei cantieri aperti (Baraccamenti Cattolica, Biblioteca, parcheggio ex Artiglieria, Masseria Solito) e della chiusura del dissesto finanziario dichiarato il 17 ottobre del 2006».

Sindaco, sono diventati (finalmente) disponibili i 63 milioni di euro per 12 interventi lungo l’asse Borgo-Città Vecchia. Sono, però, trascorsi quasi due anni dalla relativa delibera Cipe. Per lei, che viene dal mondo delle imprese, è ancora difficile sintonizzarsi con i tempi e le lungaggini della burocrazia?
«Purtroppo, chi amministra non ha alternative. Ci sono tempi e procedure da rispettare e attese da mettere in conto. Ma, in questi tre anni, il nostro modo di lavorare non è stato mai proteso al mero taglio del nastro oppure all’intervento di piccolo cabotaggio eseguito solo per conquistare qualche voto. Noi piuttosto siamo stati impegnati (lo siamo tuttora e ancor più lo saremo nelle prossime settimane) nella programmazione, nella progettazione, nella ricerca dei finanziamenti. Cosa voglio dire? Che abbiamo lavorato sempre, senza attendere che la burocrazia ministeriale mettesse l’ultimo timbro».

Dopo questo triennio, sembra avere una visione più politica, anzi più partitica. E questo lo dimostrerebbe la recente quadratura del cerchio trovata per l’ultimo rimpasto della giunta. Condivide?
«Direi che mi sento più un amministratore che un politico, anche se in effetti il mio approccio si è modificato nel corso del tempo. Del resto, la politica è essenziale in generale e in particolare per chi amministra un Comune».

I rapporti con il Pd, il suo partito, si sono normalizzati?
«C’è, non lo nego, anzi lo evidenzio, un rapporto di stretta collaborazione con importanti esponenti del Partito democratico. Del resto, è un grande soggetto politico presente in Italia e anche in Europa. Ho pubblicamente riconosciuto, ad esempio, il ruolo svolto in favore della città di Taranto da parte del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, del titolare dei Beni culturali, Dario Franceschini, del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini e del commissario europeo, Paolo Gentiloni».

La composizione della nuova giunta fa allungare lo sguardo alle prossime Regionali. Teme che (possibili) veleni elettorali, possano schizzare sulla facciata di Palazzo di Città?
«Mettiamola così, ognuno ha avuto ora gli strumenti per giocarsi una certa agibilità politica da qui al voto. Se andrà male, non sarà certo per colpa mia o dell’Amministrazione comunale. Una cosa, però, la posso già dire ora».

Quale?
«Sino ai prossimi dieci anni, il Comune di Taranto sarà una stazione appaltante da circa 1 miliardo di euro. Ecco, dopo le elezioni regionali, chi pensa di far divampare un incendio a Palazzo di Città esercitandosi in spostamenti dettati dall’opportunismo sappia già che danneggerà non me, ma le future generazioni e i bambini che assisterebbero così all’interruzione dei numerosi progetti, ormai prossimi ad essere cantierizzati».

Tra questi, c’è Palazzo degli Uffici. Conferma che al primo piano potrebbe trovare posto il Politecnico?
«Sì, è possibile. Ma non escludo anche che possa esserci spazio per Economia aziendale. Vedremo, di certo ci sono dei confronti in corso».

E il liceo Archita?
«In quello storico immobile, penso che possano esserci spazi solo per gli studenti del liceo classico Archita ovvero di quello storico. Quell’edificio dovrà perseguire l’equilibrio economico potrà, ospitando la pinacoteca, uffici privati, sedi universitarie, il liceo classico Archita appunto e attività commerciali e di ristorazione. La nostra fondata speranza è che entro la prima metà del 2021 si apra il cantiere. Da quel momento in poi, ci vorranno due-tre anni di lavoro».

Ancora a proposito di (future) opere pubbliche, lei prima ha citato il ministro De Micheli. Si riferiva alle Brt?
«Naturalmente. Non vorrei sembrare spocchioso, ma davvero per la prima volta abbiamo superato realtà importanti del Nord riuscendo ad ottenere finanziamenti importanti per realizzare linee di trasporto veloci che rivoluzioneranno il sistema della mobilità in città. Ma nulla nasce per caso».

Cosa vuol dire?
«Quello che sottolineavo all’inizio. Abbiamo svolto un lavoro oscuro che, però, ci ha portato a pianificare e a programmare. In altre parole, arriviamo alle linee veloci (Brt) perché prima avevamo già approvato il Piano urbano per la mobilità sostenibile (Pums). E questo, peraltro, ci ha consentito anche di acquistare 24 autobus ibridi accedendo a dei finanziamenti».

Da un acronimo all’altro, si arriva così al Dpp (Documento preliminare programmatico) che precederà il Pug ovvero Piano urbanistico generale. Che tempi prevede?
«È inutile negare che la vicenda Covid abbia rallentato l’attività dell’ufficio Urbanistica. Ora, però, la macchina è stata riavviata e ci siamo rimessi al lavoro. Sarebbe da record, ad esempio, se riuscissimo ad avere il via libera definitivo dalla Regione Puglia entro due anni. Numerosi comuni pugliesi, infatti, hanno atteso per l’approvazione da parte degli uffici regionali anche cinque anni».

Sindaco, continuando a tenere lo sguardo allungato in prospettiva, lei l’altro ieri ha ribadito il suo progetto di costituire una holding per le aziende municipali. Ce la farà a concludere questo percorso prima che termini il suo mandato nel 2022?
«Per andare a regime, un paio di anni ci vorranno. Ma arrivo a dire che è quasi irrilevante chi sarà il sindaco a firmare gli atti per la holding delle aziende comunali. È importante piuttosto far sì che ai cittadini vengano offerti servizi efficienti e nella maniera più moderna possibile. Già, in questa direzione, abbiamo fatto molto. Penso alla razionalizzazione di tutte quelle piccole aziende, quelle cooperative che gravitavano nell’ambito del Comune. Ma penso anche al grande incremento della raccolta differenziata. Ora faremo ancora di più, magari in futuro, ragionando sulla possibilità di quotare in Borsa questa società. Per far questo, però, dobbiamo prima completare il piano industriale a cui comunque si sta già lavorando e chiarire definitivamente con la Regione Puglia aspetti importanti relativi al finanziamento per la ristrutturazione e il potenziamento degli impianti necessari, ad esempio, per completare il ciclo dei rifiuti».

Andiamo oltre. Anno 2026, Giochi del Mediterraneo. È presto, forse. O no?
«No, non lo è. Certo, mancano poco meno di sei anni e ai non addetti ai lavori potrebbero anche sembrare tanti. Non è così, invece. Bisogna, infatti, fare i sopralluoghi, definire il piano degli interventi, coordinare la progettazione, indire i bandi di gara, assegnare gli appalti, eseguire i lavori e, infine, collaudare gli impianti sportivi. Ma non solo. C’è l’aspetto, importantissimo, relativo alle risorse finanziarie da stanziare. Sinora, l’unico ente che ha messo dei soldi è il Comune di Taranto. Mi sembra che, almeno da questo punto di vista ovvero andando oltre le dichiarazioni d’intenti, manchino all’appello il Governo, la Regione Puglia e gli altri venti Comuni coinvolti nella manifestazione olimpica».

Può, in quest’intervista, annunciare in quale area della città verrà realizzata la nuova piscina olimpionica prevista nel dossier dei Giochi 2026? Viale Virgilio oppure al quartiere Salinella?
«No, mi spiace, non lo posso dire perché non c’è ancora una decisione. L’opzione-viale Virgilio è preferibile a quella del rione Salinella visto che in quel quartiere ci sono già diversi, rilevanti, impianti sportivi e poi perché per quella zona dobbiamo ancora superare i problemi legati al rischio idrogeologico (abbiamo presentato una scheda per richiedere un finanziamento al Cis)».

Il Cis, appunto. Nei mesi scorsi, non ha fatto mistero di non condividere l’impostazione dei lavoro del tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo. Ora qual è la sua opinione?
«Complessivamente, la situazione è migliorata. È vero, non avevo tanto gradito il fatto che si addebitassero al Comune di Taranto dei ritardi di cui non era responsabile. Non mi esalta neppure il fatto che, alla fine, si tratti sostanzialmente sempre delle stesse risorse che vengono spostate e rimodulate nel corso degli anni. In sintesi, non vedo il Cis come un forziere da cui prelevare delle risorse finanziarie visto che il Comune di Taranto farà comunque riferimento ad altri canali tra cui quelli della “Transizione Giusta”. Ha un senso, e questo lo sottolineo positivamente, come cabina di regia o strumento di raccordo per mettere insieme le varie istituzioni e arrivare all’Università di Taranto».

Tre anni fa, ancor prima che lei si insediasse, la gara per lo stabilimento siderurgico fu aggiudicata ad ArcelorMittal. A molti sembrò che, in questo modo, tutto potesse risolversi e invece il quadro, se possibile, è peggiorato. Quali scenari si delineano?
«La gara fu assegnata il 5 giugno del 2017, nella settimana che precedette il primo turno delle Amministrative. Ecco, in realtà, sperai (invano) che potesse prevalere l’altro gruppo (Jindal, ndr) proprio perché mi sembrava più attento ai temi dell’ecosostenibilità della produzione dell’acciaio».

Ma così non andò...
«Già, e l’Amministrazione comunale provò ad avviare un dialogo con il gruppo Mittal. Ci furono alcuni incontri, ma poi gli atteggiamenti che prevalsero furono purtroppo altri. Il nostro territorio va coinvolto, non va ignorato su un tema così delicato che riguarda l’economia certo, ma anche la salute delle famiglie di Taranto».

Cosa non ha funzionato?
«È stata portata avanti, da più parti, una narrazione assolutamente fuori da ogni logica di mercato».

Cosa vuol dire?
«Quando sostengo che si deve pensare ad una fabbrica più piccola (ma dando una prospettiva occupazionale ai lavoratori in eccesso nel settore delle bonifiche), lo dico proprio perché è impensabile avere uno stabilimento con quella produzione e senza esuberi. I modelli da ricercare sono altri».

Quali?
«Ci sono siti in Italia e in Europa in cui si produce acciaio senza far ricorso all’area a caldo. Dobbiamo arrivare a quel traguardo, insieme al Governo, sottoscrivendo un accordo di programma come è avvenuto altrove in Italia».

Ma c’è collaborazione con Palazzo Chigi?
«Abbiamo dovuto fare ricorso al Tar per tentare di avere gli atti dell’accordo dello scorso marzo. E questo, la dice lunga».

E con il presidente Conte?
«Al momento, non c’è interlocuzione. C’è, però, con altri ministri. Spero che riprenda un dialogo con il presidente del Consiglio anche perché il futuro del siderurgico non può decidere solo Roma».

Giovani e occupazione, antica ferita aperta del Sud e, quindi, di Taranto. Lei, da Palazzo di Città, cosa può fare?
«Pur non avendo competenze dirette, abbiamo già fatto e continueremo a fare».

Cosa?
«Complessivamente, entro il prossimo biennio ma già a partire dai prossimi mesi, arriveremo ad assumere all’interno del Comune di Taranto 300 nuovi dipendenti. Saranno forze fresche che abbasseranno l’età media dei nostri impiegati, funzionari e dirigenti che peraltro ringrazio per il gran lavoro che svolgono nonostante la nostra attuale pianta organica sia dimezzata rispetto a quella ideale».

Si parla dei giovani e si pensa alle scuole e quindi all’edilizia scolastica. Qual è la situazione e cosa c’è in programma?
«Al netto di alcuni piccoli, ma importanti, interventi in agenda prima dell’inizio del prossimo anno scolastico, la mia giunta ha varato un Piano Scuola. Guardate, ne parlerà l’Italia intera. Saremo l’unico Comune a varare un programma di massicci interventi. Attendo la relazione dell’assessore, ma la stima degli uffici per le scuole elementari e medie si aggira sui 35 milioni di euro. Per il resto, invece, stiamo dotando gli alunni delle medie e le strutture scolastiche dei dispositivi utili per avere una didattica efficace e moderna. Riepilogando, dunque, 300 assunzioni in Municipio e massicci interventi per l’edilizia scolastica, insieme al sostegno per le start up e ai bonus per i nuovi nati, così la mia giunta pensa ai bambini e ai ragazzi di Taranto, ovvero al futuro della nostra città». 

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