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Ilva

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TARANTO - Il governo ipotizza una ex Ilva con due altiforni e un forno elettrico: potrebbero essere questi i contenuti del piano industriale per il cosiddetto «piano B» che riguarda il siderurgico. E intanto anche gli enti locali di Taranto chiedono un incontro al premier Giuseppe Conte. La prossima settimana il giudice decide su sull’altoforno 2.

L’aria è pesante. I 4.700 esuberi annunciati da ArcelorMittal e l’approssimarsi di scadenze importanti (il 13 dicembre il responso della magistratura tarantina sulla facoltà d’uso dell’altoforno 2; il 20 dicembre l’udienza a Milano sul ricorso cautelare di Ilva in amministrazione straordinaria contro la multinazionale dell’acciaio), hanno spinto ieri i vertici di Camera di Commercio Taranto, Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, Comune e Provincia di Taranto a chiedere un incontro urgente al premier Giuseppe Conte, sostenendo che «su Taranto nessuna vertenza si affronta e si chiude senza che il territorio sia preventivamente ascoltato e coinvolto. Il rinvio del tavolo istituzionale permanente, fissato per il 18 dicembre e rinviato al 17 gennaio, non è un segnale positivo».

Al presidente del Consiglio viene chiesto un vertice entro il 10 dicembre perché «l’esito dell’incontro fra Arcelor Mittal e organizzazioni sindacali desta grave preoccupazione, soprattutto con riguardo al numero sconcertante di esuberi ipotizzato dall’azienda. Naturalmente è interesse - si afferma nella nota - che la vicenda volga a positiva soluzione, ma è necessario evidenziare con la massima chiarezza che il vero negoziato non è ancora iniziato. Gli orientamenti dell’azione governativa, dall'Ilva al Cantiere Taranto devono essere preventivamente resi noti affinché la discussione possa essere simmetrica ed equilibrata».
Il dialogo tra governo, Ilva in As e ArcelorMittal dovrebbe riprendere lunedì ma i margini di ricucitura sono davvero esigui, tanto che il piano B, con un intervento diretto dello Stato tramite aziende partecipate come Invitalia, Fincantieri e Snam, prende sempre più quota come sostenuto ieri da Francesco Boccia, ministro degli Affari regionali. «Quando il mercato fallisce tocca allo Stato» ha spiegato ieri il ministro. «Fino all’ultimo cercheremo la mediazione con Mittal, perché non esiste per nulla al mondo accettare non 4700 esuberi, ma nemmeno un solo esubero. Hanno vinto una gara pubblica, dicendo che avrebbero mantenuto l’occupazione - ha sottolineato l’esponente del governo Conte - se hanno sbagliato le previsioni economiche, e una multinazionale così importante, presente in tutto il mondo, che ha utili in giro per il mondo, se sbaglia le previsioni si carica il peso di quelle previsioni sbagliate. Mi auguro - ha aggiunto - che Mittal si risieda al tavolo per costruire un piano industriale più credibile di quello che era stato presentato. Lo Stato c’è - ha concluso - e il governo è disposto anche a intervenire cofinanziare eventuali interventi green che favoriscono la transizione energetica di Ilva».

Il piano attorno al quale starebbero lavorando Francesco Caio (presidente di Snam e investito dal Governo del dossier) e Claudio Sforza (direttore generale di Ilva in As) prevede l’utilizzo di due altiforni e un forno elettrico alimentato a «Dri» per rilanciare la produzione siderurgica Taranto. Un piano non dissimile da quello di ArcelorMittal che però vuole mantenere in funzione Afo1 e Afo4 per una produzione da ciclo integrale da 4,8 milioni di tonnellate, aggiungendo 1,2 milioni di tonnellate dal forno elettrico. Il governo pare invece intenzionato a rifare l’altoforno 5, il più grande d’Europa, da affiancare all’altoforno 1, rifatto di recente, una soluzione che garantirebbe di portare la produzione da ciclo integrale a quota 6 milioni, consentendo di limitare gli esuberi anche in previsione dell’installazione di un altoforno ibrido.

RSU DENUNCIA: AZIENDA AUMENTA COMANDATE PER SCIOPERO - «L'azienda sta incrementando il numero di comandate sugli impianti senza alcun accordo con il sindacato. In tal modo si nega a molti il diritto allo sciopero». E’ quanto denunciano alcuni lavoratori e delegati Rsu dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto in relazione allo sciopero dei dipendenti diretti e dell’appalto che inizierà lunedì 9 dicembre alle ore 23 per terminare alle ore 7 dell’11 dicembre. Contestualmente si svolgerà una manifestazione nazionale a Roma organizzata dai sindacati per protestare contro il nuovo piano industriale presentato dalla multinazionale franco-indiana che chiede ulteriori 4.700 esuberi entro il 2023, oltre al mancato rientro al lavoro dei 1.600 operai attualmente in capo all’Ilva in As.
Inoltre, «si stanno facendo pressioni sui lavoratori - sostengono le Rsu - facendo passare il messaggio che se non scioperano potrebbero passare delle conseguenze. Ci chiediamo dove siano i poliziotti aziendali che l’allora Ministro dello Sviluppo economico Di Maio promise in occasione dell’accordo del 6 settembre 2018. Questo modo di fare non è più tollerabile e i lavoratori sono esasperati». 

15 PULLMAN DA TARANTO PER ROMA - Nonostante la diffida delle organizzazioni sindacali, ArcelorMittal ha «predisposto unilateralmente 4 turni di comandate allargate, di fatto vietando ai lavoratori la possibilità di scioperare e manifestare. Ma ad oggi Fim, Fiom e Uilm non hanno sottoscritto nessun accordo sulle comandate allargate e hanno diffidato pertanto l’azienda affinché le stesse non siano applicate ai lavoratori». Lo sottolineano le segreterie provinciali di Taranto dei sindacati metalmeccanici annunciando lo sciopero di 32 ore contro il nuovo piano industriale di ArcelorMittal, che partirà lunedì 9 alle ore 23 e terminerà alle ore 7 di mercoledì 11 dicembre. La manifestazione nazionale a Roma si terrà invece martedì 10 dicembre a partire dalle ore 10. A quanto si apprende il concentramento sarà in piazza Santi Apostoli. Lavoratori e delegati sindacali partiranno da Taranto con 15 bus.
Fim, Fiom e Uilm nella nota di sciopero sostengono anche che "l'azienda è inadempiente sul versante della sicurezza, della salvaguardia ambientale e impiantistica dello stabilimento». Le Rsu segnalano un «numero di carri siluri inferiore rispetto al numero necessario a garantire la sicurezza» e la «mancanza della macchina a colare necessaria alla granulazione della ghisa in presenza di fermo acciaieria». A tal proposito, rammentano i sindacati, che «è intervenuta un’ordinanza che vietava l'utilizzo della stessa macchina di granulazione e che a tutt'oggi non vi è stato nessun intervento di ripristino».

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